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| Luciana
Di Serio ( diserio@nous.unige.it
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Università di Genova Quine e Wittgenstein: alcune osservazioni su olismo
e senso comune
R. Gibson, di recente (cfr. [Gibson, 1996]) ha posto a confronto aspetti
olistici della filosofia del secondo Wittgenstein (soprattutto in riferimento
a On Certainty) con l'olismo di Quine, quello estremo di "Two dogmas
of empiricism" e quello moderato proposto da Word and Object in
poi, ad esempio in "On Empirically Equivalent Systems of the World".
141. Quando cominciamo a credere a qualcosa, crediamo non già a una proposizione singola ma a un intero sistema di proposizioni. (Sulla totalità la luce si leva a poco a poco). 142. Non singoli assiomi mi paiono evidenti, ma un sistema in cui le conseguenze e le premesse si sostengono reciprocamente. [Wittgenstein 1969, trad.it. 1978]. le asserzioni scientifiche non sono separatamente vulnerabili dalle osservazioni avverse, perche' è solo come teoria che esse implicano le loro conseguenze osservabili. Una riserva [all'olismo] ha a che fare con il fatto che alcune asserzioni sono strettamente connesse con l'osservazione mediante il processo dell'apprendimento del linguaggio. Queste asserzioni sono in verità sensibili separatamente alle prove dell'osservazione e al tempo stesso non sono libere dalla teoria perche' condividono molto del vocabolario delle asserzioni più remotamente teoriche. Ora la tesi di Duhem vale ancora, in modo piuttosto letterale, per queste asserzioni osservative. Perche' lo scienziato revoca occasionalmente persino un'asserzione osservativa (...). [Quine 1975, trad.it. 1982]. (Dall'ultimo passo citato emerge, secondo Gibson, l'aspetto moderato
dell'olismo di Quine, in cui si specifica lo status particolare degli enunciati
osservativi; tali enunciati, da un lato sono testabili separatamente rispetto
agli enunciati teorici, dall'altro sono legati a questi ultimi perche'
ne condividono in parte il vocabolario).
è di crescita e di mutamento graduale; non rompiamo con il passato, ne' giungiamo a modelli di evidenza e realtà differenti in genere dagli imprecisi modelli dei bambini e della gente comune. La scienza nonè un sostituto del senso comune ma una estensione di esso . Rinnegare il nucleo delle credenze di senso comune per richiedere evidenza riguardo a ciò che sia il fisico sia l'uomo della strada accettano come banale, nonè un lodevole perfezionismo;è una pomposa confusione [Quine 1966, pp. 229-230] Quindi , conclude Gibson, l'olismo di Quine presenta elementi fondazionalisti
proprio in relazione agli enunciati osservativi, all'evidenza e al senso
comune. Quindi sembrerebbe esserci una forte affinità tra la posizione
dell'ultimo Wittgenstein e quella di Quine circa lo status delle credenze
di senso comune, dal momento che anche alla base dell'olismo di Wittgenstein
si possono individuare aspetti fondazionalisti. Tali aspetti sono tutti
legati all'idea - che peraltro Wittgenstein condivide con Moore - che vi
sia un nucleo di credenze di senso comune assolutamente certe e indubitabili.
96. Ci si potrebbe immaginare che certe proposizioni che hanno la forma di proposizioni empiriche vengano irrigidite e funzionino come una rotaia per le proposizioni empiriche non rigide, fluide; e che questo rapporto cambi col tempo, in quanto le proposizioni fluide si solidificano e le proposizioni rigide diventano fluide. [Wittgenstein 1969, trad.it. 1978]. e un fondazionalismo assoluto ( o non -proposizionale): 162. Ho un'immagine del mondo. E' vera o è falsa? Prima di tuttoè il substrato di tutto il mio cercare e di tutto il mio asserire. Le proposizioni che la descrivono non sono tutte egualmente sottoposte a controllo. [Wittgenstein 1969, trad.it. 1978]. Gibson conclude (contrariamente a quanto fa Stroll) che proprio la posizione
di Quine sul senso comune espressa in "The Scope and Language of Science"
presenta una notevole similarità con il punto di vista fondazionalista
assoluto dell'ultimo Wittgenstein. Obiettivo del presente contributoè
tentare di confutare questa tesi di Gibson, analizzando in particolare
il modo in cui Quine argomenta la sua tesi del linguaggio come uso e attività
sociale (tesi che Quine stesso ritiene di condividere con Wittgenstein)
a partire da situazioni semplici e basilari di apprendimento del linguaggio
per via ostensiva (altro aspetto di apparente similarità con Wittgenstein).
Questa analisi relativa a che cosa significhi per Wittgenstein e per Quine
indagare la natura del linguaggio - a partire da ciò che sta alla
base e si pone a fondamento di una teoria sul mondo - porta a concludere
che i due elaborano concezioni sul senso comune che restano inconciliabili
e presentano analogie solo apparenti.
Riferimenti bibliografici
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