Raffaela
Giovagnoli (giovagno@uniroma3.it)
Università di Roma, Tor Vergata
L'interpretazione pragmatica dei predicato di verità
nella Diskurstheorie
La mia proposta di lavoro verte su un'analisi dell'interpretazione dei
predicato di verità nella Diskurstheorie di J. Habermas, considera
quindi i nodi teorici fondamentali per comprendere il passaggio da una
prima concezione epistemica a una concezione pragmatica. Come premessa
di ordine generale va sottolineato lo status della descrizione di cose
e eventi nel mondo oggettivo, che risulta dipendente dall'uso interpretante
di un linguaggio comune. La descrizione, che ha un carattere intersoggettivo,
non si riferisce al risultato di una convergenza di pensieri o rappresentazioni
di diverse persone, bensì ad un terreno presupposto o Lebenswelt
di natura linguistica nel quale i partecipanti alla comunità di
comunicazione si trovano prima di potersi intendere su qualcosa nel mondo.
In questo senso la svolta pragmatica non lascia spazio al dubbio sull'esistenza
di un mondo indipendente dalle nostre descrizioni. Infatti da Peirce fino
a Wittgenstein il dubbio cartesiano e' stato fugato mediante l'argomento
dell'autocontraddizione performativa. Con parole di Wittgenstein "Chi volesse
dubitare di tutto, non arriverebbe neanche a dubitare. Lo stesso giuoco
dei dubitare presuppone già la certezza".
Nonostante questa base di partenza dobbiamo considerare il nostro sapere
come fallibile, che nei casi di problematizzazione richiede una fondazione.
In termini habermasiani ciò significa che il criterio per l'obiettività
della conoscenza rimanda piuttosto che alla certezza privata alla prassi
pubblica della giustificazione, per cui il termine verità diventa
un concetto di validità tripolare. Se la validità (Gültigkeit)
di asserzioni fondamentalmente fallibili si mostra come validità
(Geltung) per un pubblico, se quindi le verità sono accessibili
nella forma dell'accettare razionalmente, si pone l'interrogativo quanto
mai attuale su come la verità di un'asserzione possa essere isolata
dal contesto della sua giustificazione.
Il primato dei linguaggio ci costringe qui al superamento della verità
come corrispondenza: la spiegazione di un fatto e' spiegabile con
l'aiuto delle condizioni di verità di un'asserzione su quel fatto.
Il legare la realtà alle regole semantiche che rendono vera un'asserzione
comporta: un concetto antifondamentalistico di conoscenza e un concetto
olistico di giustificazione. Rispetto però a un'accettazione della
verità come coerenza nel senso di Rorty, Habermas non ritiene che
il predicato di verità sia ridondante. In questo senso propone una
variante originale dell'uso 'cautelativo' del predicato di verità,
il quale mostra che noi alla verità di asserzioni leghiamo una pretesa
incondizionata oltre tutte le evidenze disponibili. Nonostante ciò
le evidenze che rendiamo valide nel contesto di giustificazione devono
essere sufficienti a fondare (berechtigen) la nostra pretesa di verità.
Il problema diventa a questo punto riuscire a spiegare il fatto che
una giustificazione riuscita di 'p' secondo i nostri criteri parla per
la verità di 'p', nonostante la verità non sia alcun criterio
di successo e non dipenda dalla "giustificabilità" di un'asserzione.
L'istanza che garantisce l'incondizionatezza della pretesa di verità
è data dalla struttura della Lebenswelt, terreno delle credenze
intersoggettivamente condivise, presupposta dai soggetti socializzati.
Nella prassi interattiva quotidiana non si può usare il linguaggio
senza agire. La comunicazione si compie nella modalità di atti linguistici
che sono incorporati in nessi interattivi e sono intrecciati ad azioni
strumentali. Ciò vuol dire che noi in quanto soggetti interagenti
e intervenienti siamo già sempre in contatto con le cose su cui
possiamo compiere asserzioni.
Dopo questa prima chiarificazione dell'incondizionatezza della pretesa
di verità sollevata nell'asserzione si può analizzare il
predicato pragmatico di verità in diversi passi. In un primo passo
va sottolineata la differenza fra il concetto semantico di verità
coniato da Tarski e riletto da M. Williams in chiave defiazionistica
e il concetto pragmatico nell'accezione habermasiana. L'allontanamento
di Habermas dalla concezione semantica è motivato dall'osservazione
che la funzione citante del predicato di verità non è sufficientemente
informativa, perche' presuppone la funzione di rappresentazione dell'asserzione.
Si comprende il senso della convenzione di verità se si sa che cosa
viene inteso nella parte destra del bicondizionale. Prima che un'asserzione
possa venire citata deve essere formulata. Questo senso assertorio presupposto
rimanda piuttosto alle prese di posizione si/no dei partecipanti all'argomentazione,
che accettano o respingono critiche. L'uso cautelativo del predicato di
verità assume qui il ruolo di 'indicatore' che ammette riserve,
poiche' le nostre asserzioni potrebbero essere eventualmente non-giustificate
o, anche se sono giustificate, si potrebbero dimostrare false.
La posizione deflazionistica presenta il vantaggio di eludere il discorso
sulla 'natura' della verità senza perdere l'orientamento minimo
per differenziare fra l'opinare e il sapere. In questo senso il concetto
di verità semantico riesce a spiegare cosa può valere come
successo o crescita della conoscenza salvando la presupposizione realista
'debole' di un mondo indipendente dalle nostre descrizioni. La critica
di Habermas a questa posizione verte sull'osservazione che la scienza non
rappresenta l'unico ambito in cui si trova l'uso dei predicato di verità.
Se si riduce l'ambito di applicazione dei predicato di verità non
si risolve il problema da cui siamo partiti e cioè come distinguere
la verità dalla pratica di giustificazione per superare le posizioni
scettiche e contestualistiche.
In un secondo passo va chiarito il nesso fra verità e giustificazione
sulla scorta della distinzione fra verità e accettabilità
razionale mediante l'idealizzazione delle condizioni di giustificazione.
Qui emerge il passaggio di Habermas dalla versione epistemica della teoria
consensuale della verità alla posizione pragmatica. La spiegazione
di tale passaggio risiede in una diversa interpretazione dell'idealità
connessa alle condizioni dei discorso. Secondo la Diskurstheorie: "un'asserzione è vera, quando resiste a tutti i tentativi di indebolimento
nelle condizioni di un discorso razionale". Una pretesa di verità
fatta valere per 'p' indica quindi il fatto che le condizioni di verità
di 'p' sono soddisfatte. Se questo è il caso non può essere
stabilito che nella prassi argomentativa, perche' non possediamo un accesso
diretto a condizioni di verità non interpretate. Ma la circostanza
che le condizioni di verità sono soddisfatte non si trasforma di
per se' nella circostanza epistemica per cui solo mediante un adempimento
discorsivo della pretesa di validità possiamo stabilire se queste
condizioni, che dobbiamo interpretare alla luce dei tipi di ragioni ogni
volta richiesti, sono soddisfatte.
In un ultimo passo va quindi chiarito il concetto di adempimento discorsivo
della pretesa di verità che spiega la lettura pragmatica dei predicato
di verità. Quest'ultimo gioca due ruoli pragmatici rispettivamente
nella prassi interattiva quotidiana e nei discorsi razionali. L'orientamento
alla verità incondizionata, che i partecipanti all'argomentazione
presuppongono nelle condizioni ideali della giustificazione e nel decentramento
della comunità di comunicazione, è un riflesso dell'orientamento
alla verità che caratterizza la prassi interattiva quotidiana e
è rinvenibile nella presupposizione di un comune mondo obiettivo
ancorata nell'uso linguistico comunicativo. L'analisi dell'uso linguistico
comunicativo ci permette così di chiarire la natura formale del
mondo obiettivo e il significato del "realismo della prassi quotidiana"
proposto da Habermas.
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