SIFA National Conference 
Bologna, September 23-26, 1998
Science, Philosophy and Common Sense
Abstracts 
 
Raffaela Giovagnoli (giovagno@uniroma3.it) 
Università di Roma, Tor Vergata 

L'interpretazione pragmatica dei predicato di verità nella Diskurstheorie 
 

La mia proposta di lavoro verte su un'analisi dell'interpretazione dei predicato di verità nella Diskurstheorie di J. Habermas, considera quindi i nodi teorici fondamentali per comprendere il passaggio da una prima concezione epistemica a una concezione pragmatica. Come premessa di ordine generale va sottolineato lo status della descrizione di cose e eventi nel mondo oggettivo, che risulta dipendente dall'uso interpretante di un linguaggio comune. La descrizione, che ha un carattere intersoggettivo, non si riferisce al risultato di una convergenza di pensieri o rappresentazioni di diverse persone, bensì ad un terreno presupposto o Lebenswelt di natura linguistica nel quale i partecipanti alla comunità di comunicazione si trovano prima di potersi intendere su qualcosa nel mondo. In questo senso la svolta pragmatica non lascia spazio al dubbio sull'esistenza di un mondo indipendente dalle nostre descrizioni. Infatti da Peirce fino a Wittgenstein il dubbio cartesiano e' stato fugato mediante l'argomento dell'autocontraddizione performativa. Con parole di Wittgenstein "Chi volesse dubitare di tutto, non arriverebbe neanche a dubitare. Lo stesso giuoco dei dubitare presuppone già la certezza".
Nonostante questa base di partenza dobbiamo considerare il nostro sapere come fallibile, che nei casi di problematizzazione richiede una fondazione. In termini habermasiani ciò significa che il criterio per l'obiettività della conoscenza rimanda piuttosto che alla certezza privata alla prassi pubblica della giustificazione, per cui il termine verità diventa un concetto di validità tripolare. Se la validità (Gültigkeit) di asserzioni fondamentalmente fallibili si mostra come validità (Geltung) per un pubblico, se quindi le verità sono accessibili nella forma dell'accettare razionalmente, si pone l'interrogativo quanto mai attuale su come la verità di un'asserzione possa essere isolata dal contesto della sua giustificazione.
Il primato dei linguaggio ci costringe qui al superamento della verità come corrispondenza: la spiegazione di un fatto e' spiegabile con l'aiuto delle condizioni di verità di un'asserzione su quel fatto. Il legare la realtà alle regole semantiche che rendono vera un'asserzione comporta: un concetto antifondamentalistico di conoscenza e un concetto olistico di giustificazione. Rispetto però a un'accettazione della verità come coerenza nel senso di Rorty, Habermas non ritiene che il predicato di verità sia ridondante. In questo senso propone una variante originale dell'uso 'cautelativo' del predicato di verità, il quale mostra che noi alla verità di asserzioni leghiamo una pretesa incondizionata oltre tutte le evidenze disponibili. Nonostante ciò le evidenze che rendiamo valide nel contesto di giustificazione devono essere sufficienti a fondare (berechtigen) la nostra pretesa di verità.
Il problema diventa a questo punto riuscire a spiegare il fatto che una giustificazione riuscita di 'p' secondo i nostri criteri parla per la verità di 'p', nonostante la verità non sia alcun criterio di successo e non dipenda dalla "giustificabilità" di un'asserzione. L'istanza che garantisce l'incondizionatezza della pretesa di verità è data dalla struttura della Lebenswelt, terreno delle credenze intersoggettivamente condivise, presupposta dai soggetti socializzati. Nella prassi interattiva quotidiana non si può usare il linguaggio senza agire. La comunicazione si compie nella modalità di atti linguistici che sono incorporati in nessi interattivi e sono intrecciati ad azioni strumentali. Ciò vuol dire che noi in quanto soggetti interagenti e intervenienti siamo già sempre in contatto con le cose su cui possiamo compiere asserzioni.
Dopo questa prima chiarificazione dell'incondizionatezza della pretesa di verità sollevata nell'asserzione si può analizzare il predicato pragmatico di verità in diversi passi. In un primo passo va sottolineata la differenza fra il concetto semantico di verità coniato da Tarski e riletto da M. Williams in chiave defiazionistica e il concetto pragmatico nell'accezione habermasiana. L'allontanamento di Habermas dalla concezione semantica è motivato dall'osservazione che la funzione citante del predicato di verità non è sufficientemente informativa, perche' presuppone la funzione di rappresentazione dell'asserzione. Si comprende il senso della convenzione di verità se si sa che cosa viene inteso nella parte destra del bicondizionale. Prima che un'asserzione possa venire citata deve essere formulata. Questo senso assertorio presupposto rimanda piuttosto alle prese di posizione si/no dei partecipanti all'argomentazione, che accettano o respingono critiche. L'uso cautelativo del predicato di verità assume qui il ruolo di 'indicatore' che ammette riserve, poiche' le nostre asserzioni potrebbero essere eventualmente non-giustificate o, anche se sono giustificate, si potrebbero dimostrare false.
La posizione deflazionistica presenta il vantaggio di eludere il discorso sulla 'natura' della verità senza perdere l'orientamento minimo per differenziare fra l'opinare e il sapere. In questo senso il concetto di verità semantico riesce a spiegare cosa può valere come successo o crescita della conoscenza salvando la presupposizione realista 'debole' di un mondo indipendente dalle nostre descrizioni. La critica di Habermas a questa posizione verte sull'osservazione che la scienza non rappresenta l'unico ambito in cui si trova l'uso dei predicato di verità. Se si riduce l'ambito di applicazione dei predicato di verità non si risolve il problema da cui siamo partiti e cioè come distinguere la verità dalla pratica di giustificazione per superare le posizioni scettiche e contestualistiche.
In un secondo passo va chiarito il nesso fra verità e giustificazione sulla scorta della distinzione fra verità e accettabilità razionale mediante l'idealizzazione delle condizioni di giustificazione. Qui emerge il passaggio di Habermas dalla versione epistemica della teoria consensuale della verità alla posizione pragmatica. La spiegazione di tale passaggio risiede in una diversa interpretazione dell'idealità connessa alle condizioni dei discorso. Secondo la Diskurstheorie: "un'asserzione è vera, quando resiste a tutti i tentativi di indebolimento nelle condizioni di un discorso razionale". Una pretesa di verità fatta valere per 'p' indica quindi il fatto che le condizioni di verità di 'p' sono soddisfatte. Se questo è il caso non può essere stabilito che nella prassi argomentativa, perche' non possediamo un accesso diretto a condizioni di verità non interpretate. Ma la circostanza che le condizioni di verità sono soddisfatte non si trasforma di per se' nella circostanza epistemica per cui solo mediante un adempimento discorsivo della pretesa di validità possiamo stabilire se queste condizioni, che dobbiamo interpretare alla luce dei tipi di ragioni ogni volta richiesti, sono soddisfatte.
In un ultimo passo va quindi chiarito il concetto di adempimento discorsivo della pretesa di verità che spiega la lettura pragmatica dei predicato di verità. Quest'ultimo gioca due ruoli pragmatici rispettivamente nella prassi interattiva quotidiana e nei discorsi razionali. L'orientamento alla verità incondizionata, che i partecipanti all'argomentazione presuppongono nelle condizioni ideali della giustificazione e nel decentramento della comunità di comunicazione, è un riflesso dell'orientamento alla verità che caratterizza la prassi interattiva quotidiana e è rinvenibile nella presupposizione di un comune mondo obiettivo ancorata nell'uso linguistico comunicativo. L'analisi dell'uso linguistico comunicativo ci permette così di chiarire la natura formale del mondo obiettivo e il significato del "realismo della prassi quotidiana" proposto da Habermas. 

 
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