Gloria Origgi (origgi@poly.polytechnique.fr)
CREA, Paris, Università di Bologna
Natural kinds, sottodeterminazione delle teorie scientifiche e indeterminatezza della traduzione
Nel saggio Natural Kinds Quine sostiene che la nozione di somiglianza o di appartenenza a un 'tipo', benche' non sia riducibile a nozioni logiche, o scientificamente più rispettabili, sia ineliminabile dalla nostra comprensione dei processi di conoscenza [1]. Il ruolo dei tipi naturali costituisce un aspetto importante dell'epistemologia naturalizzata di Quine: un'innata ripartizione dei nostri standard di somiglianza ci fa organizzare la conoscenza in termini di tipi naturali, ossia di insiemi che corrispondono a categorie esistenti nella natura. E' la selezione naturale che ci ha predisposti, come specie, a 'fare le buone induzioni'. Per usare le parole di Quine:
Le creature con un'ostinazione a sbagliare le loro induzioni hanno una patetica, ma lodevole tendenza a morire prima di riprodursi [2]
O ancora:
Questa armonia pubblica di standard privati di somiglianza percettiva è spiegata dalla selezione naturale. Gli standard iniziali di somiglianza percettiva sono inculcati dalla selezione naturale, e questo, grazie agli antenati comuni e all'ambiente comune, tende ad armonizzarsi in un gruppo. [3]
Il ruolo dei tipi naturali è dunque cruciale per comprendere come gli esseri umani organizzano le loro teorie sul mondo.
In questo intervento vorrei sviluppare l'argomento seguente:
- La nozione di tipo naturale gioca un ruolo nella distinzione di Quine tra la tesi della sottodeterminazione delle teorie scientifiche e la tesi dell'indeterminatezza della traduzione. Secondo Quine [4] il problema dell'indeterminatezza non può essere visto come un caso usuale di sottodeterminazione di una teoria rispetto ai dati per le ragioni seguenti: primo, perche' non ci sono dati della teoria, visto che i significati non esistono; secondo perche' l'insieme di ipotesi analitiche che caratterizzano la struttura di una lingua è in parte arbitrariamente determinato dalla storia di quella lingua. Le categorie linguistiche non costituiscono un tipo naturale stabile da lingua a lingua. Nel caso della sottodeterminazione, anche se ci è impossibile stabilire la verità delle nostre affermazioni sul mondo indipendentemente dalle teorie, i parametri della verit– restano comunque sufficientemente fissati, dato che la nostra ricerca conoscitiva si struttura intorno alle 'buone induzioni', ossia ai tipi naturali. Invece i parametri della traduzione, ossia le ipotesi analitiche, variano da lingua a lingua.
- Nella sua concezione dei tipi naturali, Quine si mostra ottimista sul fatto che la scienza ci aiuti ad isolare le categorie rilevanti nella natura, e questo ha a che fare con la struttura del nostro organismo. Siamo 'costruiti' per riconoscere certe classi di oggetti in modo privilegiato rispetto ad altre, senza che questo dipenda dai nostri fini pratici.
- Il pessimismo di Quine sull'indeterminatezza della traduzione dipende dal suo rifiuto di vedere la competenza linguistica come una competenza innata che ci permette di riconoscere un tipo naturale. Se si assume un'altra visione del linguaggio, ad esempio quella di Chomsky, la tesi dell'indeterminatezza diventa un caso di sottodeterminazione [5].
- La distinzione da indeterminatezza e sottodeterminazione &eagrave;un problema empirico e non teorico. L'ipotesi di una competenza innata linguistica e interpretativa specie-specifica, che ci permetta di organizzare i dati linguistici in certe categorie rende conto della situazione della traduzione radicale come di un caso di sottodeterminazione. Se Quine deve riconoscere l'esistenza di una disposizione a categorizzare i tipi naturali selezionata dall'evoluzione per spiegare la strutturazione delle nostre conoscenze, perch&eagrave;non estendere la nozione di tipo naturale al linguaggio? La ragione sta nelle sue assunzioni empiriche sull'apprendimento del linguaggio.
Per riassumere, la mia tesi è che il naturalismo epistemologico di Quine ha bisogno della nozione di tipo naturale. E la scelta di Quine di non estendere questa nozione al caso della competenza linguistica si basa su assunzioni empiriche e non su un argomento filosofico.
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Notes
- Cfr. W. O. Quine [1969] "Natural Kinds" in Ontological Relativity and Other Essays, Columbia University Press, pp.114-138. Quine sostiene che una scienza matura non dovrebbe pi_ avere tracce delle nostre categorizzazioni intuitive, e che in questo senso, la nozione di tipo naturale _ eliminabile dalla scienza: ma non dall¹epistemologia: per comprendere come i nostri sensi, a partire dall¹informazione che ricevono dall¹ambiente, proiettano le teorie scientifiche avremo bisogno della nozione di tipo naturale.
- Cfr. Ibidem, p.126
- Cfr. W. O. Quine [1995] From Stimulus to Science, Harvard University Press, p. 21.
- Cfr. W. O. Quine [1960] Word and Object, MIT Press, p. 75 e sgg.
- E¹ ciò che sostiene Chomsky ad esempio in N. Chomsky [1969] "Quine¹s Empirical Assumptions", in D. Davidson, J. Hintikka [1969] Words and Objections, D. Reidel Publishing Company, Dordrecht.
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