SIFA National Conference
Bologna, September 23-26, 1998
Science, Philosophy and Common Sense
Abstracts


Pietro Perconti (perconti@mbox.vol.it) e Francesca Piazza
Università di Palermo
Quando scienza e senso comune non sono in competizione:
il caso della folk psychology



La prospettiva cui si ispira l'intervento qui proposto è accostabile per certi versi alla versione 'continuista' del rapporto tra scienza e filosofia, pur non condividendone alcuni possibili esiti. Da una parte, infatti, scienza e filosofia condividono entrambe l'intento di elaborare teorie che, quando insistono sullo stesso ambito, devono essere congruenti. Va quindi rifiutata l'abitudine di duplicare le spiegazioni su uno stesso oggetto e la conseguente proliferazione di psicologie scientifiche e filosofiche, scienze naturali e filosofie della natura, etc. D'altro canto, si deve consentire con Wittgenstein che una filosofia che volesse scimmiottare le scienze dure sarebbe inevitabilmente destinata ad essere una cattiva filosofia.
Un esito possibile della prospettiva continuista è quello di ritenere che la filosofia e la scienza non solo non dovono tenere conto del senso comune, ma devono produrre teorie in grado di sostituirsi ad esso. Un caso emblematico di questa tendenza è quello della cosiddetta 'psicologia del senso comune' (folk psychology). Con l'espressione 'psicologia del senso comune' (PSC) si intende appunto tutto ciò che già sappiamo sulle menti altrui e che ci consente di entrare in relazione con gli altri, prevedendone il comportamento e adeguando il nostro di conseguenza. L'atteggiamento dei sostenitori della prospettiva continuista di fronte alla PSC è di considerarla una vera e propria teoria, in competizione con quelle elaborate dalla psicologia scientifica. Secondo questo approccio, nella competizione tra teorie scientifiche e PSC sarebbe quest'ultima a perdere e quindi a dover essere sostituita.
L'obiettivo di questo intervento è confutare questa posizione e mostrare che la PSC è piuttosto una sorta di abilità o un sapere orientato all'azione. Per verificare se l'eliminazione della PSC sia ben fondata occorre esaminare l'argomento dei sostenitori di questa tesi. Proviamo quindi a ricostruirlo in una forma piuttosto generale e comprensiva.

1. La PSC implica generalizzazioni,
2. tali generalizzazioni sono (in una certa misura) sistematiche,
3. il sistema delle generalizzazioni della PSC _ (una sorta di) teoria,
4. la teoria-PSC intende rendere conto degli stessi fatti di cui si occupa la teoria-delle-scienze cognitive,
5. queste due teorie sono competitive e quindi una delle due dovrà essere scartata,
6. la teoria-PSC è formulata in termini di contenuto degli stati mentali, assume il realismo degli stati mentali, la loro intenzionalità e il loro ruolo causale sul comportamento,
7. tutti gli argomenti contro le teorie della mente formulate in termini di contenuto, contro il realismo, l'intenzionalità e il ruolo causale sono anche argomenti contro la PSC.
8. Confrontata con le teorie cognitive che difendono queste tesi, la PSC soffre di gravi approssimazioni e forti contraddizioni.
9. La PSC andrà quindi scartata e sostituita con una teoria migliore.
Mentre sul punto (1) non abbiamo riserve significative, sulla sistematicità delle generalizzazioni della PSC (2) occorre essere cauti. Perché la PSC possa svolgere la sua normale funzione predittiva non è neccessaria una sistematicità di tipo 'euclideo', ma Ð come vedremo Ð può essere sufficiente una coerenza locale. Sul punto (3) il nostro disaccordo è invece completo. Diversamente dalle teorie, la PSC non ha tra le sue caratteristiche la speculatività, la sistematicità, la correggibilità e la rimpiazzabilità1, e non perché non riesca ad averle, ma, per così dire, perché non è interessata ad acquisirle. Per quanto riguarda il punto (4), le scienze cognitive intendono innanzi tutto descrivere la mente, pur non rinunciando ad una certa pretesa predittiva. La PSC mira principalmente a fare previsioni sulle menti altrui, anche se per raggiungere questo scopo elabora (almeno implicitamente) alcune descrizioni generali sulla mente. E' per questo che essa non è in competizione con le teorie scientifiche (5), rispetto alle quali è piuttosto una entità incommensurabile. In effetti la PSC sembra implicare una spiegazione degli stati interni in termini di contenuto, assume il realismo degli stati mentali, la loro intenzionalità e il loro ruolo causale sul comportamento (6). Tuttavia tale spiegazione non si colloca sullo stesso piano di quella scientifica. E' proprio per questa ragione che tutti gli argomenti contro le teorie della credenza formulate in termini di contenuto (7) possono valere contro tali teorie, ma non hanno il potere di confutare la PSC. Quest'ultima potrebbe essere compatibile anche con una teoria sintattica della mente o con l'eliminativismo materialista, a patto di distinguere tra i diversi livelli di analisi e di descrizione. Quello che stiamo cercando di sostenere è una qualche forma di eclettismo, una posizione che ammetta la possibilità di scegliere tra diversi modelli di spiegazione in modo che risultino adeguati al livello di analisi che si è adottato. In questo senso la PSC e le teorie scientifiche sulla mente sono incommensurabili e nello stesso tempo compatibili, dal momento che riguardano ambiti di discorso differenti. Per quanto riguarda infine il punto (8), ci sembra che le gravi contraddizioni di cui soffrirebbe la PSC vengano spesso esagerate. Dopo tutto milioni di persone ogni giorno vanno nei luoghi convenuti perché si erano scambiate promesse, passano sulle strisce pedonali perché credono che i conducenti si fermeranno proprio in quel momento e così via. Se l'argomento che abbiamo condotto fin qui è corretto, ne segue che non c'è alcun bisogno di scegliere tra la PSC e le teorie scientifiche sulla mente (9). È per queste ragioni che riteniamo più opportuno percorrere una via diversa che consideri la PSC come un sapere orientato all'azione. Ci sembra utile, in questa direzione, il ricorso alla nozione di topica che nella retorica classica indicava un insieme relativamente sistematico di conoscenze generali a partire dalle quali è possibile costruire argomentazioni persuasive. Si trattava cioé non di un serbatoio di argomenti preconfezionati ma di una sorta di metodo per costruire argomentazioni.
Sostenere che la PSC non è una teoria ma una topica significa che essa non è tanto un sistema di spiegazioni causali Ð con i requisiti normalmente richiesti a sistemi di questo tipo Ð quanto un insieme relativamente coerente di conoscenze generali a partire dalle quali è possibile fare previsioni che siano in grado di guidare il nostro comportamento.
Una simile prospettiva consente inoltre di individuare alcuni aspetti della PSC che possono essere così schematizzati:

1. Praticità: Una topica ha obiettivi essenzialmente pratici (adattativi) e non teoretici. Ciò che la PSC ci consente di fare è un insieme di ipotesi sul mondo esterno (e in particolare sui nostri simili) grazie alle quali orientare il nostro comportamento in modo da renderlo adeguato alle diverse circostanze.
2. Efficacia: Da (1) deriva che il criterio principale per valutare una credenza della PSC è l'efficacia e la validità della previsione che essa consente. Ciò che veramente conta non è dunque che essa sia sempre vera ma che sia in grado di guidare il nostro comportamento.
3. Regolarità e coerenza locale : Per poter essere efficace una topica deve avere una certa regolarità e sistematicità e tuttavia (per 1 e 2) può ammettere, al suo interno, anche topoi tra loro contraddittori che potranno rivelarsi utili ed efficaci in circostanze diverse. Ciò significa che la PSC-topica _ un sistema la cui coerenza ha un carattere locale piuttosto che globale, nel senso che essa è in grado di sopportare al suo interno zone di parziale contraddizione.
4. Tendenza alla conservazione : Da (3) deriva che una credenza della PSC non può essere confutata da un solo contro-esempio. Eventi che smentiscono un topos non conducono necessariamente ad una sua revisione né tanto meno al suo abbandono. (Diversamente da quanto accade, o dovrebbe accadere in linea di principio, in una teoria scientifica).
Se dunque la PSC viene intesa come un agire spontaneo tipicamente umano, e non come un sapere teorico, ne seguirà che scienza e senso comune, avendo obiettivi e funzioni diversi, non entrano in competizione.

P. M. Churchland, "Folk Psychology and the explanation of human behavior", in J. D. Greenwood (ed.) The Future of Folk Psychology. Intentionality and Cognitive Science. Cambridge: Cambridge University Press, 1991, p. 51 sgg.


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