Ricordo di Ettore Casari

 

1 luglio 2019

A poche settimane dalla sua scomparsa, la SIFA desidera ricordare Ettore Casari: lo fa con un breve testo di Enrico Moriconi, che apparirà nel prossimo numero della Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia. Ringrazio Enrico Moriconi per averlo scritto e Sandro Nannini per essersene fatto promotore.

Massimo Dell’Utri

 

 

Ricordo di Ettore Casari

 

Il giorno 24 maggio 2019 è morto a Firenze, all’età di 85 anni (era nato a Smarano, in provincia di Trento, il 13 agosto del 1933), Ettore Casari, e l’unica cosa da dire, senza retorica, è che se ne è andato un gigante. Come ha scritto all’indomani della scomparsa Daniele Mundici, i suoi articoli e libri, e la sua appassionata dedizione alla Logica e al suo insegnamento, hanno reso Ettore Casari protagonista della rinascita di questa disciplina in Italia. La sua ricerca è stata vasta e multiforme, comprendendo anche logiche non-classiche, filosofia della matematica, teoria assiomatica degli insiemi, teoria dei modelli, oltre a testi introduttivi alla Logica che hanno formato generazioni di studenti e ricercatori.

Una parte sempre più considerevole delle sue indagini è stata via via dedicata al tema dell’oggettività, all’ontologia logica, allo studio delle “forme dell’essere possibile”. Ed è su tale linea di ricerca – dedicata prevalentemente all’opera di F. Brentano, E. Husserl e soprattutto B. Bolzano – che in questa sede ci sembra opportuno svolgere alcune brevi considerazioni. Cominciamo ricordando che gli ultimi due volumi pubblicati da Ettore Casari sono stati Bolzano’s Logical System, pubblicato dalla Oxford University Press nel 2016, e La logica stoica, pubblicato nel 2017 dalle edizioni ETS di Pisa. È interessante considerare l’intreccio che lega il percorso di questi due libri. È noto che Casari passò il suo terzo anno universitario (1953-54) presso l’università di Münster per preparare la tesi dedicata alla logica Megarico-Stoica (tesi che avrebbe poi discusso nel 1955 e che, come s’è detto, è poi stata pubblicata nel 2017 senza alcuna modifica, eccettuata la correzione di alcuni evidenti refusi), ed è pure noto che, appena laureato, ripartì per la Germania, sempre con destinazione Münster, per tornare poi in Italia nel 1957. Il fatto di tornare a Münster fu certamente motivato dal fatto, scoperto durante il primo soggiorno, che lì era operante da più di dieci anni l’unico istituto dell’Europa Occidentale dedicato alla Logica matematica e all’Indagine sui Fondamenti. L’aveva fondato Heinrich Scholz, e grazie alla sua frequentazione Ettore Casari poté diventare il logico che abbiamo conosciuto, approfondendo la sua conoscenza della logica e dei temi fondazionali. Ma non solo, in questo secondo soggiorno münsteriano, infatti, entrò anche in contatto (grazie ad alcuni seminari tenuti da F. Kaulbach) con il pensiero, complesso e articolato, di Bernard Bolzano. Questo accostamento, certo casuale, non rimase però inerte: il seme gettato lavorò lentamente, ma con costanza fino alla produzione di numerosi articoli e, infine, della monografia pubblicata nel 2016. Come Ettore Casari ha scritto in un articolo del 2009 (Logiche del non-essere), di fronte al problema se il predicato “esiste”, oltre ad essere un predicato grammaticale, sia anche un predicato logico, ossia l’espressione linguistica di una proprietà di oggetti, si sono avute posizioni diverse nella tradizione: alcune affermative, altre negative e, fra le prime, quelle ulteriormente caratterizzate dal fatto di distinguere due modi di “esistere”: accanto alla vera e propria esistenza, anche un altro modo, quello di una mera sussistenza. «I due esempi più rappresentativi di quest’ultima posizione – sottolinea Casari – sono certamente gli stoici e Bolzano».

Ecco l’intreccio: l’indagine su Bolzano si è innestata, rivitalizzandolo, sul precedente studio delle concezioni stoiche. Bolzano, infatti, arrivò alla convinzione che il modo in cui il soggetto si riferisce all’oggetto è mediato dal riferimento a un regno di entità non-esistenti, della stessa natura dei lektá degli stoici. Ripensando ora alle varie tappe di questo itinerario, si ha l’impressione che questi due percorsi teorici, incontratisi casualmente negli anni ’50 del secolo scorso, abbiano poi continuato il loro silenzioso lavorio nell’universo concettuale di Ettore Casari, e che la quasi contemporanea pubblicazione dei due volumi, anch’esso un evento abbastanza casuale, abbia portato alla luce questa evoluzione. Come inverando le parole che mi disse mostrando una quindicina di anni fa una copia dattiloscritta della sua tesi di laurea: «È cominciato tutto da qui!».

 

Enrico Moriconi