Zombi

The following is the translation of Robert Kirk’s entry on “Zombie” in the Stanford Encyclopedia of Philosophy.  The translation follows the version of the entry in the SEP’s archives at  <https://plato.stanford.edu/archives/spr2019/entries/zombies/>. This translated version may differ from the current version of the entry, which may have been updated since the time of this translation. The current version is located at <https://plato.stanford.edu/entries/zombies/>. We’d like to thank the Editors of the Stanford Encyclopedia of Philosophy for granting permission to translate and to publish this entry on the web.


******* SEP translations *******

Gli zombi in filosofia sono creature immaginarie ideate per risolvere i problemi legati alla coscienza e alla sua relazione con il mondo fisico. A differenza di quelli nei film o presenti nella stregoneria, sono esattamente come noi sotto tutti gli aspetti fisici, ma senza esperienze coscienti: per definizione, non “si prova nulla” ad essere uno zombie. Eppure gli zombi si comportano proprio come noi, e alcuni passano anche molto tempo a discutere sulla coscienza. Un numero ristretto di persone, ammesso che ve ne siano, pensa che gli zombi esistano davvero. Ma molti ritengono che siano almeno concepibili, e alcuni che siano possibili. Sembra che se gli zombi sono davvero possibili, allora il fisicalismo è falso ed è vera una qualche forma di dualismo. Per molti filosofi questa è il motivo cardine per cui è importante l’idea degli zombi. Ma si rivela anche preziosa per la forte attenzione che dà alla teorizzazione filosofica sulla coscienza e ad altri aspetti della mente (vedi ad esempio Howell 2013; Kriegel 2011; Stoljar 2006; Tye 2008). L’impiego dell’idea degli zombi contro il fisicalismo solleva anche questioni più generali sulle relazioni tra immaginazione, concepibilità e possibilità. Infine, gli zombi fanno emergere difficoltà epistemologiche: riportano in vita il “problema delle altre menti”.

 

1. L’idea degli zombi

Descartes sosteneva che gli animali non umani sono automi: il loro comportamento è del tutto spiegabile in termini di meccanismi fisici. Ma il comportamento umano (sosteneva) non può essere spiegato in questo modo. Esplorando l’idea di una macchina che avrebbe l’aspetto e il comportamento di un essere umano, pensava che due cose l’avrebbero smascherata: non poteva usare il linguaggio in modo creativo e non poteva produrre un comportamento non verbale appropriato in situazioni varie, create arbitrariamente (Discorso V). Per lui, quindi, nessuna macchina potrebbe comportarsi come un essere umano. Avendo a disposizione solo la tecnologia del XVII secolo, concluse che per spiegare in modo distintivo il comportamento umano era richiesto qualcosa al di là del fisico: una mente immateriale, che interagisse con i processi nel cervello e nel resto del corpo. (Aveva argomenti a priori per la stessa conclusione, uno dei quali anticipa l’“Argomento della Concepibilità” discusso nella sezione 3 di seguito.) Se Descartes ha ragione, non potrebbe esserci un mondo fisicamente simile al mondo reale, ma privo di tali menti: i corpi umani non funzionerebbero correttamente. Se perdessimo improvvisamente la nostra mente, il nostro corpo potrebbe continuare a correre per un po’; i nostri cuori potrebbero continuare a battere; potremmo respirare mentre dormiamo e digerire il cibo; potremmo persino camminare o cantare in una sorta di modo insensato (così sottintende nelle sue Risposte alle obiezioni IV). Ma senza il contributo della mente, il comportamento non potrebbe mostrare delle caratteristiche tipicamente umane. Quindi, sebbene Descartes avesse fatto di tutto fuorché esplicitare chiaramente l’idea degli zombi, la questione intorno alla loro possibilità non si poneva per lui. La cosa più affine a questi erano gli automi, il cui comportamento era facilmente riconoscibile come non completamente umano.

Nel diciannovesimo secolo gli scienziati iniziarono a pensare che la fisica fosse in grado di spiegare tutti gli eventi fisici che fossero soggetti ad una spiegazione. Sembrava che ogni effetto fisico avesse una causa fisica: che il mondo fisico fosse “causalmente chiuso”. La scienza della neurofisiologia in via di sviluppo era destinata a estendere tali spiegazioni al comportamento umano. Ma se il comportamento umano è spiegabile fisicamente, quale posto viene riservato alla coscienza? Una risposta – quella del fisicalismo (o materialismo) – è insistere sul fatto che anche la coscienza coinvolga solo processi fisici. Tuttavia, i fenomeni legati alla coscienza sono difficili da spiegare in questi termini e alcuni pensatori hanno concluso che debba essere coinvolto qualcosa di non-fisico. Data la chiusura causale del fisico, furono costretti a concludere che la coscienza non abbia effetti sul mondo fisico. Da questo punto di vista, gli esseri umani sono degli “automi coscienti”, come ha affermato T. H. Huxley: tutti gli eventi fisici, compreso il comportamento umano, sono spiegabili in termini di processi fisici; e i fenomeni legati alla coscienza sono dei sottoprodotti causalmente inerti – degli epifenomeni (vedi James 1890, Capitolo 5). Alla fine divenne chiaro che questa visione implicava che potevano esserci organismi puramente fisici esattamente come noi, tranne per il fatto che non avevano coscienza. G. F. Stout (1931) ha sostenuto che se l’epifenomenismo (il nome più familiare per la teoria dell’ “automa cosciente”) è vero,

dovrebbe essere abbastanza credibile che la struttura e il corso della natura sarebbero altrimenti proprio gli stessi come sono adesso, come se non ci fossero e non ci fossero mai stati individui che hanno esperienze. I corpi umani si sarebbero ancora mossi per costruire e usare ponti, telefoni e telegrafi, per scrivere e leggere libri, per parlare in Parlamento, per discutere del materialismo e così via. Non c’è dubbio che questo sia prima facie incredibile per il Senso Comune. (138 ss.).

Quello che Stout descrive qui e trova prima facie incredibile è un mondo zombie: un mondo intero i cui processi fisici sono causalmente chiusi (come sostenevano gli epifenomenisti che stava attaccando) e sono dei duplicati esatti di quelli nel mondo reale, ma dove non ci sono esperienze coscienti. Idee simili erano presenti nelle discussioni sul fisicalismo negli anni ’70. Come controesempio alla teoria dell’identità psicofisica c’era un “uomo imitazione”, i cui “stati cerebrali erano esattamente paralleli ai nostri nelle loro proprietà fisico-chimiche”, ma che non sentiva dolore e non vedeva colori (Campbell 1970). È stato affermato che gli zombi sono un controesempio al fisicalismo in generale, e sono stati ideati degli argomenti per sostenere l’intuizione che questi sono possibili (Kirk 1974a, 1974b: ha sostenuto che il fisicalismo impegna qualcuno a sostenere la “tesi dell’inferenza logico-concettuale” (Entailment Thesis), secondo la quale le verità puramente fisiche sul mondo implicano verità mentali per necessità logica o concettuale). Si immaginarono altri tipi di sistemi che si comportavano come normali esseri umani, o che da un punto di vista funzionale erano addirittura come degli esseri umani, ma che erano privi dei “qualia” che noi possediamo (Block 1980a, 1980b, 1981; Shoemaker 1975, 1981). (Vedi la voce sui qualia.  Approssimativamente, i qualia sono le proprietà con cui classifichiamo le esperienze in base a “ciò che si prova”: ciò che si prova, ad esempio, ad annusare i chicchi di caffè tostati. Anche i fisicalisti possono usare questa espressione in modo coerente, sebbene a differenza dei dualisti credano che i qualia siano fisici.) L’uso più sistematico dell’idea degli zombi contro il fisicalismo è da parte di David Chalmers (1996), i cui contributi al dibattito saranno esaminati a breve.

Se gli zombi devono essere un controesempio al fisicalismo, non è sufficiente che, da un punto di vista comportamentale e funzionale, siano come dei normali esseri umani: molti fisicalisti accettano che i duplicati semplicemente comportamentali o funzionali di noi stessi possano essere privi di qualia. Gli zombi devono essere come i normali esseri umani sotto tutti gli aspetti fisici e devono possedere le proprietà fisiche che i fisicalisti ritengono che noi possediamo. (Per l’uso di un tipo diverso di zombi in epistemologia, si veda Lyons 2009; per un altro tipo interessante, che tuttavia non minaccia il fisicalismo, si veda Olson 2018.) Ciò richiede che siano soggetti alla chiusura causale del fisico, che è il motivo per cui la loro presunta mancanza di coscienza rappresenta una sfida per il fisicalismo. Se invece dovessero essere concepiti come creature il cui comportamento non può essere spiegato fisicamente, i fisicalisti non avrebbero motivo di preoccuparsi dell’idea: abbondano le prove che, come sostengono gli epifenomenisti, i nostri movimenti siano effettivamente spiegabili in termini fisici (vedi ad esempio Papineau 2002).

L’affermazione più comune è che nessuno di noi sia effettivamente uno zombie e che questi non possano esistere nel nostro mondo. La questione centrale, tuttavia, non è se gli zombi possano esistere nel nostro mondo, ma se essi, o un intero mondo zombie (che a volte è un’idea più appropriata con cui lavorare), siano possibili in un senso più ampio.

 

2. Gli zombi e il fisicalismo

Una metafora di Saul Kripke aiuta a mostrare come l’idea degli zombi sia una minaccia per il fisicalismo (Kripke 1972/80, 153 ss.). Immagina che Dio crei il mondo e decida di fare esistere l’intero universo fisico. Avendo creato questo universo puramente fisico, doveva fare altro lavoro per mettere in conto la coscienza? Rispondere di sì a questa domanda implica che nella coscienza c’è più di quanto possano dirci i fatti puramente fisici da soli. Se non altro, implica che la coscienza dipende almeno in parte da proprietà non-fisiche, che non esisterebbero in un mondo puramente fisico; sarebbe un mondo zombi. I fisicalisti, invece, sono costretti a rispondere di no. Devono dire che, essendosi concentrato sui fatti puramente fisici, Dio ha fatto tutto ciò che era necessario per stabilire i fatti mentali negli organismi così creati, compresi i loro pensieri, sentimenti, emozioni ed esperienze. E se la configurazione dei fatti fisici è sufficiente da sola per configurare i fatti mentali, allora sembra che un mondo zombi sia impossibile.

Tuttavia, non tutti sono d’accordo sul fatto che il fisicalismo comporti l’impossibilità degli zombi. Una proposta è che i fisicalisti possano ammettere che esistano mondi possibili che sono esatti duplicati del nostro mondo in tutti gli aspetti puramente fisici, ma dove le proprietà fisiche che danno origine alla coscienza nel nostro mondo sono impedite da elementi non-fisici che bloccano la coscienza. Ciò consentirebbe ai fisicalisti di accettare costantemente la possibilità dei mondi zombi (Leuenberger 2008. Su tali “bloccanti”, vedasi Hawthorne 2002b; Chalmers 2010, 163-165). Questo approccio, tuttavia, è ovviamente incoerente con l’affermazione che gli stati coscienti siano identici a (o costituiti da) stati fisici o funzionali. Quindi non è chiaro se i fisicalisti possano concedere in modo coerente la possibilità di bloccanti per la coscienza.

In ogni caso, quale il tipo di impossibilità è rilevante a questo proposito? I fisicalisti non possono semplicemente dire che gli zombi sono esclusi dalle leggi di natura, dal momento che anche i dualisti possono concordare sul fatto che sono impossibili in quel senso: che è per necessità nomologica che i fatti fisici portano con sé la coscienza. Il fisicalismo ha quindi bisogno di qualcosa di più forte.

Sono disponibili due ulteriori tipi di necessità: quella metafisica e quella logica. Ora, molti filosofi (largamente influenzati dall’idea degli zombi) credono che la connessione tra fatti fisici e coscienza non possa essere logica nemmeno in senso lato. E certamente lo schema concettuale della fisica non sembra consentire collegamenti logici dal fisico all’esperienziale/ fenomenico (vedi ad esempio Kriegel 2011; Stoljar 2006). Tuttavia, alcuni sostengono che gli zombi non siano affatto concepibili (Kirk 2005, 2008, 2013; Tye 2006); Kirk (2013) sostiene inoltre che, sebbene i fatti fisici non implichino la verità sull’esperienza cosciente a priori, tuttavia la implicano per necessità logica.

Tuttavia, molti fisicalisti sostengono che ciò che garantisce l’impossibilità degli zombi è la necessità “metafisica”. In genere, sostengono che gli stati di coscienza fenomenica sono identici agli stati fisici e che queste identità sono necessità a posteriori, come sostenuto da Kripke (vedi ad esempio McLaughlin 2005, e per la critica, Stoljar 2000). Ma il vocabolario intorno alla possibilità e alla necessità è sfuggente. Ad esempio, vi è disaccordo sul fatto che le possibilità logica e quella metafisica siano diverse (vedi la sopravvenienza, Sezione 3.1); quando Kripke (1972/80) scrive di possibilità “logica” e “metafisica”, sembra usare quelle parole in modo intercambiabile (Yablo 1999: 457 n.), e alcuni usano “logico” quando altri preferiscono “concettuale” (Chalmers 1999: 477) ; confronta Latham 2000, 72 s.).

Molti pensano che se i fatti fisici implicano la coscienza per necessità metafisica, allora i fisicalisti possono sostenere che anche se gli zombi sono metafisicamente impossibili, questi sono ancora concepibili (Balog 2012; Loar 1990/97; McLaughlin 2005; Sezioni 5.1, 5.2 sotto). Al contrario, Chalmers sostiene che la concepibilità in realtà implica possibilità metafisica. Se ha ragione, allora quel genere popolare di fisicalismo è erroneo. Il cosiddetto “argomento della concepibilità” per la possibilità degli zombi si concentrerà sulla discussione di alcuni dei principali problemi sollevati dall’idea degli zombi.

 

3. L’argomento della concepibilità per la possibilità degli zombi

La versione più semplice di questo argomento è:

  1. Gli zombi sono concepibili.
  2. Tutto ciò che è concepibile è possibile.
  3. Quindi gli zombi sono possibili.

(Kripke ha usato un argomento simile nel suo 1972/80. Per le sue versioni vedasi Chalmers 1996, 93–171; 2010, 141–205; Levine 2001; Nagel 1974; Stoljar 2001.) Chiaramente l’argomento è valido. Tuttavia, entrambe le sue premesse sono problematiche. Non sono chiare per come sono presentate, e sono controverse anche quando sono rese più esplicite. Una domanda fondamentale è come dovremmo intendere il termine “concepibile” in questo contesto.

Molti filosofi sono disposti ad ammettere che gli zombi siano concepibili in un qualche senso (ad esempio Hill 1997; Hill e McLaughlin 1999; Loar 1999; Yablo 1999). Tuttavia, a volte quel senso è alquanto generico. Ad esempio, l’affermazione secondo la quale “non esistono a priori legami sostanziali tra il concetto di dolore e il concetto di stimolazione delle fibre C” è stata sostenuta dal punto che “in linea di principio è possibile padroneggiare completamente uno di questi concetti senza aver appreso l’altro”'(Hill 1997, 76). Secondo questo standard, tuttavia, sarebbe concepibile che il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro sia un numero razionale, mentre non lo è. Se la concepibilità in questo senso comportasse la possibilità, sarebbe possibile e impossibile per questo rapporto  essere razionale; il che renderebbe tale concepibilità inutile ai fini dell’argomento della concepibilità. Così intesa, la premessa (1) dell’argomento sarebbe facile da accettare; ma (2) dovrebbe essere respinta. Evidentemente, più bassa è la soglia di concepibilità, più facile è accettare (1), ma è più difficile accettare (2). Quindi il tipo di concepibilità invocato nelle premesse (1) e (2) deve essere fortemente vincolato. Una definizione comune e utile di “concepibile”, che verrà usata qui, è: ciò che non può essere riconosciuto a priori come falso; quindi, A è concepibile se e solo se non-A non può essere escluso a priori. (Per una rifinitura di queste idee e di questioni correlate, si veda Chalmers 1999, 477; 2002; 2007; 2010; 5.1 sotto).

Joseph Levine discute una versione dell’argomento della concepibilità nel suo lavoro del 2001. Egli vede la concepibilità degli zombi come “la manifestazione principale della lacuna esplicativa” (79). Ciò che crea questa lacuna, a suo avviso, è il problema epistemologico di spiegare come il fenomenico sia correlato al fisico. Non vede alcun modo per risolvere questo problema e pensa che questo rimanga anche se gli zombi sono impossibili.

Ci troviamo ora di fronte a due domande chiave: gli zombi sono concepibili nel senso illustrato? Se sono concepibili, segue che sono possibili? L’argomento della concepibilità funzionerà solo se la risposta a entrambe le domande è sì. Possiamo considerarle in quest’ordine.

4. Gli zombie sono concepibili?

Coloro che hanno utilizzato l’idea degli zombi negli anni ’70 in genere presumevano, senza argomentare, che gli zombi fossero non solo concepibili, ma anche possibili (ad es. Campbell 1970, Nagel 1970). Quando Chalmers ha riportato alla luce l’idea, dava per “scontata” la concepibilità degli zombi, osservando che “sembra certamente che venga descritta una situazione coerente; non riesco a trovare alcuna contraddizione in questa descrizione” (1996, p. 96). Tuttavia, riconosceva anche che non ci si può affidare a questa intuizione. La natura dell’esperienza cosciente è dopotutto difficile da capire: ciò che colpisce alcune persone come ovviamente possibile potrebbe ancora celare contraddizioni nascoste (Nagel 1998; Stoljar 2001). Chiaramente, chi sostiene che gli zombi siano concepibili deve fornire una giustificazione, riconoscendo che, trattandosi di un’affermazione epistemica dipendente dalle nostre capacità cognitive, è contestabile (defeasible).

 

4.1 Argomenti per la concepibilità degli zombi

Kirk (1974a, 1974b) ha tentato di fornire tale giustificazione, sotto forma di argomenti volti a dimostrare che gli zombi sono possibili (quindi concepibili). Tuttavia, hanno mancato di molto il loro bersaglio, poiché dipendevano dallo stesso insieme di intuizioni legate all’idea originale. Chalmers (1996) ha presentato una serie di cinque argomenti contro l’idea che ci sia un’implicazione a priori tra fatti fisici e fatti mentali. Ogni argomento rafforzerebbe direttamente o indirettamente il fascino intuitivo dell’idea degli zombi. Il primo verrà esaminato a breve; gli altri quattro fanno appello rispettivamente alla presunta possibilità dello “spettro invertito” senza differenze fisiche (vedi qualia invertiti); alla presunta impossibilità di comprendere l’esperienza cosciente sulla base di informazioni puramente fisiche; all’“argomento della conoscenza” di Jackson (1982) (relativamente all’ultimo punto); e a ciò che Chalmers chiama “l’assenza di analisi”: il punto è che i suoi avversari “dovranno darci un’idea di come l’esistenza della coscienza potrebbe essere implicata dai fatti fisici”, quando “qualsiasi tentativo di dimostrare una tale implicazione è destinato a fallire”(1996, p. 104).

Il suo primo argomento è suppergiù come segue. Supponiamo che una popolazione di persone minuscole disabiliti il ​​tuo cervello e che replichi le sue funzioni, mantenendo il resto del tuo corpo intatto (vedi Block 1980a); ogni omuncolo utilizza un telefono cellulare per eseguire le funzioni di ricezione e trasmissione del segnale di un singolo neurone. Un tale sistema sarebbe cosciente? Intuitivamente saremmo inclini a dire di no. Alcuni, in particolare i funzionalisti, stringono i denti e rispondono di sì. Tuttavia, l’argomento non dipende dal presupposto che la testa-omuncolo non sarebbe cosciente. Dipende solo dal presupposto che il suo non essere cosciente sia concepibile, cosa che molte persone trovano ragionevole. Usando le parole di Chalmers, tutto ciò che conta qui è che quando diciamo che il sistema potrebbe essere privo di coscienza, “viene espressa una possibilità significativa, ed è una questione aperta se la coscienza emerga o meno” (1996, p. 97). Se ha ragione, è plausibile che il sistema non sia cosciente. In quel caso è già molto simile a uno zombi, con l’unica differenza che è costituito da persone minuscole, mentre uno zombi ha i neuroni. E perché dovrebbe fare la differenza se la situazione è concepibile? Perché il passaggio dagli omuncoli ai neuroni dovrebbe necessariamente illuminare la coscienza? (Per dubbi sull’ipotesi che sia concepibile che la testa ad omuncoli sia priva di coscienza, vedi ad esempio Loar 1990/1997, pp. 613f.) Altre considerazioni a favore della concepibilità degli zombi possono essere trovate in Block (1995, 2002); Levine (2001); Searle (1992). Chalmers (2010) sviluppa ulteriormente la sua difesa dell’argomento; vedere 5.1 di seguito.

4.2 Argomenti contro la concepibilità degli zombi

Sebbene in passato fosse ampiamente accettato che gli zombi sono concepibili, lo scetticismo a tale proposito è aumentato. Prima di considerare alcuni attacchi diretti all’idea, ricordiamo brevemente tre punti di vista che una volta sembravano sostenere l’affermazione in base a cui possiamo sapere a priori che il dualismo è falso – quindi, su presupposti ragionevoli, che gli zombi sono inconcepibili.

Il primo è il verificazionismo, secondo il quale un enunciato dichiarativo è significativo solo nel caso in cui la sua verità o falsità possa essere verificata. Ciò implica che gli enunciati non verificabili siano letteralmente privi di significato, così che nessuna affermazione metafisica, secondo la quale esistono elementi non-fisici non osservabili, può essere vera. Tuttavia, poiché la nostra capacità di pensare e parlare delle nostre esperienze è di per sé un problema per il verificazionismo, presupporre questa visione quando si attacca l’idea degli zombi sarebbe una petizione di principio. La seconda concezione fa appello all’argomento del linguaggio privato di Wittgenstein. Sebbene non sia grossolanamente verificazionista, questo argomento dipende dal presupposto che, affinché le parole abbiano un significato, il loro uso deve essere aperto ad un controllo pubblico. Ma dal momento che questa ipotesi di verificabilità, se valida, proverebbe che non possiamo parlare dei qualia nel modo in cui i difensori della possibilità zombi pensano che siamo in grado di farlo, anche nel contesto attuale sembra essere una petizione di principio. Secondo il terzo punto di vista, il comportamentismo, quando si è in uno stato mentale non si verifica nient’altro che l’essere disposti a comportarsi in certi modi. Come base possibile per attaccare l’idea degli zombi, il comportamentismo si trova in una situazione simile al verificazionismo e all’argomento del linguaggio privato. Gli zombi soddisferebbero tutte le condizioni comportamentali per un pieno stato di coscienza, quindi se potessimo sapere a priori che il comportamentismo è vero, i mondi zombi sarebbero inconcepibili proprio per questo motivo. Sembra improbabile, tuttavia, che si possa dimostrare che il comportamentismo è vero. (Dennett 1991 difende una posizione molto vicina al comportamentismo, anche se potrebbe essere classificata in modo migliore come una varietà di funzionalismo).

Il funzionalismo è un approccio al mentale con più ampio sostegno. Secondo il funzionalismo, gli stati mentali non sono solo una questione di comportamento e di disposizioni, ma di relazioni causali o di altro tipo tra input sensoriali, stati interni e output comportamentali. Si noti che, a meno che non si tenga conto anche della natura dei processi interni, il funzionalismo è suscettibile alla maggior parte delle comuni obiezioni al comportamentismo, ad esempio la “testa-omuncolo ” descritta nell’ultima sezione; sembra quindi che qualsiasi forma plausibile di funzionalismo debba tener conto delle funzioni interne, non necessariamente riflesse nelle disposizioni comportamentali. Ora, poiché gli zombi soddisferebbero tutte le condizioni funzionali per un pieno stato di coscienza, il funzionalismo implica che gli zombi sono impossibili, anche se ovviamente sarebbe una petizione di principio presupporlo, quando si attacca l’idea degli zombi. Tuttavia, si stanno sviluppando versioni sempre più sofisticate di funzionalismo e qualsiasi argomento a favore di questa posizione consta di argomenti a fortiori contro la possibilità degli zombi. (Per alcune difese del funzionalismo contro gli zombi vedi Dennett 1991; 1995; 1999; Kirk 2017; Shoemaker 1999; Tye 2006; 2008; per dubbi sulla capacità del funzionalismo di trattare l’idea degli zombi, vedi ad esempio Harnad 1995.)

A parte l’ampio fronte di teorie funzionaliste del mentale, ci sono attacchi più strettamente focalizzati sulla concepibilità degli zombi, alcuni dei quali sono indicati di seguito.

Possiamo davvero immaginare gli zombi? Daniel Dennett pensa che coloro che accettano la concepibilità degli zombi non siano riusciti a immaginarli abbastanza a fondo: “sottovalutano invariabilmente il compito del concepire (o dell’immaginare) e finiscono per immaginare qualcosa che viola la loro stessa definizione” (1995, p. 322. Marcus Il 2004 porta un punto correlato; vedi anche Woodling 2014). Dato il suo modello di coscienza ampiamente funzionalista, sostiene, possiamo vedere perché il “presunto contrasto tra zombi ed esseri coscienti è illusorio” (325. Vedi anche il suo 1991; 1999). La coscienza è “non una singola cosa, meravigliosa e separabile… ma un enorme complesso di molte differenti capacità informative” (1995, 324. Cottrell 1999 sostiene questo approccio).

Le espressioni degli zombi. Supponiamo che io annusi dei chicchi di caffè tostato e dica: “Mmh! Adoro quel profumo!”. Tutti penserebbero giustamente che mi stavo riferendo alla mia esperienza. Ma ora supponiamo che il mio gemello zombi dica la stessa frase. Anch’egli sembra parlare di un’esperienza, ma in realtà non può farlo perché è solo uno zombie. Si sta sbagliando? Sta mentendo? La sua affermazione potrebbe in qualche modo essere interpretata come vera, o è totalmente priva di valore di verità? Nigel Thomas (1996) sostiene che “qualsiasi atteggiamento decidano di adottare i sostenitori degli zombi, rispondendo a queste domande, li metterà in guai seri”.

Conoscere e riferirsi ai qualia. Ricordiamo che per definizione un mondo di zombi è proprio come il nostro mondo, come suppongono i fisicalisti, ma privo di coscienza. Poiché ciò implica che la coscienza dipenda da qualcosa di non-fisico, ne consegue che gli zombi (supponendo in primo luogo che siano possibili) potrebbero

essere resi coscienti dall’aggiunta di qualcosa di non-fisico, come ad esempio i qualia. E dato che un mondo zombie sarebbe chiuso causalmente, questi qualia dovrebbero essere causalmente inerti: epifenomenici o paralleli rispetto ai processi fisici correlati. Sembra quindi che se un mondo di zombi è concepibile, lo è anche l’epifenomenismo. (Si noti che questo non richiede che l’epifenomenismo sia effettivamente vero, oltre che concepibile.) Se ciò è corretto, le obiezioni alla concepibilità dell’epifenomenismo sono anche obiezioni rivolte alla concepibilità degli zombi. L’affermazione familiare più potente e banale è che le esperienze hanno effetti sul comportamento (Perry 2001). Un’obiezione meno ovvia contro l’epifenomenismo parte dal fatto che ci riferiamo e conosciamo le nostre esperienze coscienti – cosa che difficilmente può essere negata, poiché altrimenti non potremmo discutere di queste idee in primo luogo. L’obiezione fa appello all’opinione diffusa per cui qualunque cosa possiamo sapere o a cui possiamo fare riferimento deve avere effetti su di noi, anche se solo indirettamente (Kripke 1972/80). Su questa base, le nostre controparti nei mondi epifenomenici non potrebbero conoscere o riferirsi ai loro qualia. Se è così, i mondi epifenomenici non sono concepibili, nel qual caso non lo sono nemmeno gli zombi. A questo attacco Chalmers risponde dicendo che l’aspetto cruciale è che siamo “al corrente” delle nostre esperienze. Questa “intima relazione epistemica” garantisce che possiamo fare riferimento alle esperienze e giustifica anche le nostre affermazioni quando diciamo di conoscerle. Poiché, al contrario, i nostri gemelli zombi non hanno esperienze, quelli che sembrano essere i loro giudizi su di esse sono ingiustificati. Chalmers suggerisce che anche se i qualia non hanno alcuna influenza causale sui nostri giudizi, la loro mera presenza nel contesto fisico appropriato assicura che i nostri pensieri vertano su quei qualia. Pensa che costituisca anche una giustificazione per le nostre affermazioni sulla conoscenza, anche se le esperienze non sono esplicitamente rilevanti per esprimere i giudizi in questione (Chalmers 1996, 172—209; 1999, 493f; vedi anche il suo 2003, 2010).

Il problema del contatto epistemico. In questo momento sembra che se gli zombi sono concepibili, allora
lo sono anche dei mondi epifenomenici e parallelisti. In tal caso i sostenitori degli zombi devono spiegare come i qualia epifenomenici in tali mondi possano essere oggetto di conoscenza, o addirittura dare un qualsiasi tipo di contributo alla vita privata delle persone; e qui Kirk (2005; 2008) suggerisce che l’idea degli zombi deve incorrere in un’ulteriore difficoltà. Ciò emerge quando consideriamo azioni come il prestare attenzione, pensare, il ricordare e il confrontare le nostre esperienze: attività che ci portano in “contatto epistemico” con esse. Tali attività implicano l’elaborazione cognitiva, che a sua volta comporta cambiamenti che causano altri cambiamenti. Poiché i qualia epifenomenici sono causalmente inerti, essi stessi non potrebbero svolgere quel processo; quindi, se costituiscono effettivamente le nostre esperienze (come implicano l’epifenomenismo e il parallelismo), i processi necessari devono essere eseguiti dal corpo. Il guaio è che l’idea degli zombi rende impossibile che tale processo ci metta in contatto epistemico con i qualia epifenomenici. Questo perché le uniche risorse a cui può fare appello a tale scopo sono la presunta causalità dei qualia da parte dei processi neurali e il loro isomorfismo con questi: fattori che (sostiene Kirk) non possono svolgere il lavoro cognitivo necessario. Se è così, le nozioni di qualia epifenomenici e di zombie portano a una contraddizione. Esse implicano una concezione della coscienza che richiede che le persone siano in contatto epistemico con i loro qualia, escludendo allo stesso tempo la possibilità di tale contatto.

“Qualità Potenti”. Un’obiezione recente ed interessante alla teoria degli zombi si basa sull’idea (controversa) delle “qualità potenti”: l’idea che tutte le proprietà siano sia disposizionali sia qualitative, e in effetti che le disposizioni di una cosa siano identiche alle sue qualità. Alexander Carruth (2016), ad esempio, sostiene che l’argomento della concepibilità presuppone che mentre le proprietà fisiche sono disposizionali, quelle fenomeniche sono qualitative. In base a ciò, un duplicato zombi del nostro mondo istanzierebbe le proprietà disposizionali del nostro mondo, ma non quelle fenomeniche. L’idea delle qualità potenti esclude ciò a priori, non rendendolo nemmeno concepibile. Perché se le disposizioni di una cosa sono identiche alle sue qualità, niente può istanziare certe proprietà disposizionali senza così istanziare qualunque qualità presumibilmente identica ad esse. In contrasto a questa linea argomentativa, Henry Taylor (2017) afferma che ciò dipende da una descrizione non plausibile della distinzione tra fisico e fenomenico, sostenendo in particolare che il fisico non può essere limitato al disposizionale.

Per altri attacchi alla concepibilità degli zombi, vedasi Balog 1999; Cottrell 1999; Harnad 1995; Marcus 2004; Shoemaker 1999; Stoljar 2001; Tye 2006.

5. La concepibilità implica la possibilità?

La premessa (2) dell’argomento della concepibilità è: tutto ciò che è concepibile è possibile. Anche se questa sembra essere un’affermazione difendibile, è stata attaccata da diverse punti di vista.

5.1 Obiezioni basate sulla necessità a posteriori

Alcuni filosofi sostengono che le idee di Kripke sulla verità necessarie a posteriori rendano più semplice la difesa del fisicalismo. Essi fanno notare che anche se un mondo zombi è concepibile, ciò non dimostra che sia possibile in un modo che sia importante. La concepibilità è una nozione epistemica, dicono, mentre la possibilità è metafisica: “È falso che se in linea di principio si può concepire che P, allora è logicamente possibile che P; … Date le identità psicofisiche, è un fatto “a posteriori” che qualsiasi duplicato fisico del nostro mondo sia esattamente come il nostro, rispetto ai fatti positivi sugli stati sensoriali “(Hill e McLaughlin 1999, 446. Vedi anche Hill 1997; Loar 1990/1997 ; 1999; McLaughlin 2005; Webster 2006). Alcuni filosofi rifiutano persino l’ipotesi che la concepibilità sia una guida per la possibilità, sfidando l’idea che l’onere della prova spetti a coloro che negano la possibilità degli zombi (Block e Stalnaker 1999; Hill e McLaughlin 1999; Yablo 1993).

Chalmers ha risposto in diverse occasioni (1996, 131–134; 1999, 476–7; 2010, 141–205). La sua versione più dettagliata dell’argomento della concepibilità (2010) utilizza la struttura della semantica bidimensionale. Ciò gli consente di distinguere due tipi di possibilità e due corrispondenti tipi di concepibilità. Nel suo senso “primario”, la concepibilità implica la possibilità; ad esempio, è ipotizzabile che l’acqua avrebbe potuto essere una sostanza chimicamente diversa da H2O. Nell’altro senso, quello “secondario”, non è né concepibile né possibile che l’acqua avrebbe potuto essere chimicamente diversa. La difficoltà da parte dell’argomento della concepibilità può essere espressa dicendo che, anche se i mondi zombie sono concepibili primariamente e dunque primariamente possibili, non segue che siano anche secondariamente possibili. E i fisicalisti a posteriori negheranno tipicamente che segua ciò, sulla base del fatto che solo la possibilità secondaria dei mondi zombie comporterebbe la falsità del fisicalismo. In effetti, Chalmers a questo punto presenta ai suoi avversari un dilemma, secondo il quale (riassumendo in maniera grossolana le sue conclusioni) la concepibilità primaria degli zombi, dopo tutto, implica la loro possibilità secondaria (nel qual caso l’argomento della concepibilità funziona e il materialismo è falso), oppure implica che quello che lui definisce “monismo di Russell”, brevemente considerato nella sezione 5.3 di seguito, è vero. (Si veda anche Jackson 1998; e per discussioni, Brueckner 2002; Loar 1999; Hill and McLaughlin 1999; Perry 2001, 169–208; Piccinini 2017; Sebastián 2017; Shoemaker 1999; Soames 2005; Yablo 1999.)

 

 5.2 La strategia dei concetti fenomenici

Molti fisicalisti ritengono che sia l’idea degli zombi sia l’argomento della conoscenza di Frank Jackson possano essere affrontati attraverso una corretta comprensione della natura dei concetti fenomenici (grossomodo, i concetti che usiamo quando conveniamo sul carattere delle nostre esperienze: ad esempio “dolce”, “il modo in cui vedo il blu”). Gli esponenti dell’argomento della concepibilità sostengono che la presunta “lacuna esplicativa” tra il fisico e il fenomenico – che si esprime nell’idea che gli zombi siano concepibili – porta con sé una lacuna ontologica. Secondo la “strategia dei concetti fenomenici” (Stoljar 2005) c’è davvero solo un divario di tipo concettuale: i concetti fenomenici hanno caratteristiche che ci inducono a supporre che ci sia una lacuna ontologica oltre ad una epistemica, quando invece non c’è.

Quindi si sostiene che anche se un mondo zombi è davvero concepibile, non segue che esistono proprietà non-fisiche nel nostro mondo. Se ciò è vero, i fisicalisti possono ammettere la concepibilità degli zombi insistendo sul fatto che le proprietà che scegliamo in termini di concetti fenomenici sono fisiche. “Dato che le proprietà sono costituite in base al mondo e non in base ai nostri concetti”, commenta Brian Loar, “è giusto che il fisicalista richieda una giustificazione del presupposto in base a cui concetti concettualmente distinti debbano esprimere proprietà metafisicamente distinte ” (Loar 1999, 467; vedi anche Loar 1997). Sostiene inoltre che i concetti fenomenici siano “riconoscitivi” (recognitional), in contrasto con i concetti fisici, che sono “teorici”. I concetti fenomenici, dice Loar, “esprimono le proprietà che individuano, come ha osservato Kripke nel caso del termine “dolore””(1999, 468). Pensa che questi punti spieghino la concepibilità di un mondo zombi, pur sostenendo che non esiste un mondo possibile in cui le proprietà fisiche rilevanti sono distinte dalla coscienza. Chalmers obietta che la descrizione fornita da Loar non giustifica l’opinione secondo cui i concetti fisici si riferiscono a proprietà fenomeniche (1999, 488). Sostiene inoltre (2007) che gli esponenti di questo approccio affrontino un dilemma. Sia C una qualsiasi “essenziale caratteristica psicologica che noi possediamo, ma che gli zombi non hanno. Quindi, se è concepibile che i fatti puramente fisici rilevanti per noi sarebbero rimasti intatti senza C, allora C non è spiegabile fisicamente. D’altra parte, se ciò non è concepibile, allora a suo avviso C non può spiegare la nostra condizione epistemica in contrasto con quella degli zombi. Quindi, o C non è spiegabile fisicamente, oppure non può spiegare la nostra condizione epistemica. (Per le discussioni vedasi Ball 2009; Balog 2012; Carruthers 2005; Chalmers 1999; 2007; 2010; Crane 2005; Loar 1990/97; Papineau 2002; Pereboom 2011; Stoljar 2000; Tye 2008.)

 5.3 Il monismo russelliano

Sulla scia di Russell (1927), alcuni filosofi sostengono che la fisica ci parli solo delle proprietà “strutturali” delle cose – come le loro disposizioni e le loro relazioni nomiche – piuttosto che delle proprietà “intrinseche” che presumibilmente ne sono alla base e che ne spiegano le proprietà strutturali. Così Daniel Stoljar (2001) sostiene che ci sono due nozioni distinte di “fisico” e, in maniera corrispondente, di fisicalismo, a seconda che si faccia riferimento solo a ciò che è previsto dalla fisica o anche alle proprietà intrinseche degli oggetti fisici. Egli suggerisce che anche se una delle due versioni corrispondenti dell’argomento della concepibilità è valida, l’altra non lo è – perché (approssimativamente) i fisicalisti possono sempre obiettare che, poiché non sappiamo abbastanza sul mondo fisico (in particolare sulle sue proprietà intrinseche), non possiamo concepire “in maniera forte” la possibilità degli zombi.

 

Queste idee sono utilizzate per quello che Chalmers chiama “monismo russelliano” (una varietà di monismo neutrale). Nel nostro mondo, sostiene, le proprietà intrinseche sottostanti potrebbero essere “proprietà fenomeniche, o potrebbero essere proprietà protofenomeniche: proprietà che insieme costituiscono proprietà fenomeniche quando sono organizzate in modo appropriato” (2010: p. 151); mentre in altri mondi le proprietà fisiche intrinseche corrispondenti non riescono a garantire la coscienza. Se le proprietà intrinseche che presumibilmente garantiscono la nostra coscienza sono comunque classificate come fisiche, i sostenitori di questa posizione possono negare la possibilità degli zombi, se questi sono intesi come nostri duplicati fisici “completi”. Allo stesso tempo, possono concedere la possibilità di zombi intesi come nostri duplicati soltanto nelle proprietà strutturali. Come Chalmers sottolinea, questo punto di vista è “una forma altamente distintiva di fisicalismo, che ha molto in comune con il dualismo delle proprietà e che molti fisicalisti vorranno rifiutare” (Chalmers 2010, p. 152; vedi anche Pereboom 2011). Un ostacolo nel considerarlo fisicalismo è che non sembra in grado di spiegare perché le proprietà intrinseche speciali nel nostro mondo dovrebbero garantire la coscienza, mentre quelle che svolgono le stesse funzioni negli altri mondi presi in considerazione no. Questo deve essere accettato come un fatto bruto.

Philip Goff (2010) suggerisce che questa scappatoia per le versioni russelliane del fisicalismo indebolisce l’argomento degli zombi. Raccomanda invece un argomento basato sui fantasmi: soggetti puri di esperienza senza alcuna natura fisica. Sostiene che tali fantasmi sono concepibili e possibili e che forniscono un argomento contro il fisicalismo che non lascia scampo al monismo russelliano. (I fisicalisti probabilmente obietteranno che gli argomenti contro la concepibilità degli zombi possono essere utilizzati anche contro i fantasmi).

5.4 Altre obiezioni

Fattori speciali. È stato suggerito che ci sono all’opera dei fattori speciali nel caso psicofisico che hanno una forte tendenza a fuorviarci. Ad esempio, si afferma che ciò che ci consente di immaginare o concepire stati di coscienza è una facoltà cognitiva diversa da ciò che ci consente di concepire fatti fisici: “ci sono differenze significative tra i fattori cognitivi responsabili delle intuizioni cartesiane [come quelle sugli zombi] e quelli responsabili delle intuizioni modali di un’ampia gamma di altri generi” (Hill e McLaughlin 1999, p. 449. Vedi anche Hill 1997). L’idea è che queste differenze aiutino a spiegare la facilità con cui sembriamo in grado di concepire gli zombi e la difficoltà che abbiamo nel comprendere l’affermazione che sono nondimeno impossibili.

Analisi condizionale. Un’altra linea di obiezioni si basa sull’analisi condizionale del concetto di “qualia”. Approssimativamente, l’idea è che se ci sono effettivamente certe proprietà non-fisiche che si adattano alla nostra concezione di qualia, allora questo è ciò che sono veramente i qualia, nel qual caso gli zombi sono concepibili; ma se non ci sono tali proprietà non-fisiche, allora i qualia sono qualsivoglia proprietà fisiche che svolgono le funzioni appropriate e gli zombi non sono concepibili. Si sostiene che questo approccio consenta ai fisicalisti di accettare la possibilità della concepibilità degli zombi, mentre nega che questi siano concepibili (Hawthorne 2002a; Braddon-Mitchell 2003. Vedere Stalnaker 2002 per un punto correlato e per le critiche, Alter 2007; Chalmers 2010 , pagg. 159–59; Crane 2006).

Essenzialismo causale. Secondo la teoria dell’essenzialismo causale, le proprietà causali delle proprietà fisiche sono essenziali per queste ultime. Brian Garrett (2009) sfrutta questa teoria per sostenere che l’argomento degli zombi contro il fisicalismo dipende da assunzioni ampiamente humiane sulle leggi di natura e sull’identità delle proprietà che presuppongono la falsità dell’essenzialismo causale. Se rifiutiamo questi presupposti e accettiamo che alcune proprietà fisiche possiedono essenzialmente la capacità di produrre coscienza, allora “non possiamo accettare l’effettiva possibilità di mondi zombi”, anche se tali mondi sono concepibili (vedi anche Aranyosi 2010).

Altro sulle espressioni degli zombi. Si consideri un mondo zombi che è un duplicato fisico esatto del nostro mondo e che contiene gemelli zombi di tutti i filosofi, inclusi alcuni che fanno appello all’argomento della concepibilità. Katalin Balog (1999) sostiene che mentre le loro espressioni sarebbero significative, le loro proposizioni? enunciati? non avrebbero sempre lo stesso significato che hanno quando sono pronunciate dalle nostre bocche. Sostiene inoltre – semplificando fin troppo – che se l’argomento della concepibilità fosse valido sulle labbra dei filosofi reali, allora lo sarebbe anche su quelle dei filosofi zombi. Ma poiché per ipotesi il fisicalismo è vero nel loro mondo, il loro argomento non è valido. Quindi anche l’argomento della concepibilità usato dai filosofi nel mondo reale non è valido. Se questo argomento funziona, ha la caratteristica intrigante di dire che “gli zombi che gli anti-fisicalisti ritengono possibili alla fine indeboliscono gli argomenti che sostengono possa stabilire la loro possibilità” (502. Chalmers offre brevi risposte nel suo 2003; 2010, pp. 159-60) .

L’argomento anti-zombi per il fisicalismo. L’argomento della concepibilità – il quale presuppone che il fisicalismo implichi che gli zombi sono impossibili – pretende di confutarlo mostrando che questi sono possibili. Come abbiamo visto, la versione più semplice di questo argomento è: (1) Gli zombi sono concepibili; (2) Tutto ciò che è concepibile è possibile; (3) Quindi gli zombi sono possibili. Tuttavia, anche gli “anti-zombie”  – duplicati di noi stessi resi coscienti dai fatti puramente fisici (Frankish 2007) – sembrano concepibili. Quindi abbiamo un argomento parallelo: (1*) Gli anti-zombi sono concepibili; (2) Tutto ciò che è concepibile è possibile; (3*) Quindi gli anti-zombi sono possibili. Ma (3) e (3*) non possono essere entrambe vere, poiché se i fatti puramente fisici legati agli anti-zombi li rendono coscienti, allora anche i fatti fisici altrettanto simili per gli zombi dovrebbero renderli coscienti, e dopotutto non sarebbero degli zombi (Frankish 2007; Marton 1998; Piccinini 2017; Sturgeon 2000, pp. 114–116). La morale che dobbiamo trarre è che dovremmo rifiutare l’inferenza dalla concepibilità alla possibilità. (Brown 2010 sostiene che se gli anti-zombi sono concepibili, allora gli zombi non sono concepibili.) La risposta più promettente per gli esponenti dell’argomento della concepibilità sembra quella di negare che gli anti-zombi siano concepibili (Chalmers 2010, 180).

6. Altre questioni

Se gli zombie sono effettivamente possibili, non solo il fisicalismo risulterebbe essere problematico, ma lo sarebbero anche alcune proposte sostenute in larga parte sull’argomento. Ecco qui tre esempi importanti:

6.1 Causalità mentale

Cartesio accettava l’assunto comune che non solo gli eventi fisici possiedono effetti mentali, ma anche che gli eventi mentali possiedono effetti fisici (per esempio, pensare alla situazione politica mi fa scrivere una lettera). La difficoltà per il suo dualismo, si pensava, stava nel capire come il non-fisico potesse avere effetti sul fisico. Ma se gli zombi sono possibili – richiedendo che il mondo fisico sia chiuso causalmente – non c’è alcuno spazio per i qualia non-fisici. In quel caso la difficoltà è capire come, a dispetto delle apparenze, il non-fisico possa non avere degli effetti sul fisico. Sempre supponendo che gli zombi siano possibili, diventa quindi difficile vedere un’alternativa al parallelismo o all’epifenomenismo. Ne consegue una revisione radicale delle ipotesi più diffuse sulla causalità mentale che queste idee comportano. È vero, i sostenitori degli zombi non sembrano obbligati a essere epifenomenisti o parallelisti riguardo al mondo reale. Possono essere interazionisti, sostenendo che il nostro mondo non è fisicamente chiuso e che, in realtà, le proprietà non-fisiche possiedono degli  effetti fisici. Oppure possono preferire il “panprotopsichismo”, secondo il quale ciò che è metafisicamente fondamentale non sono le proprietà fisiche, ma quelle fenomeniche o “protofenomeniche” (Chalmers 1991, 297-299; 1999, 492) – una visione difficilmente compatibile con la chiusura causale del fisico. Ma nessuna di quelle opzioni è così semplice. L’abbandono della chiusura causale è in conflitto con l’evidenza empirica; mentre l’idea che le proprietà fenomeniche o quasi-fenomeniche siano fondamentali risulta oscura.

6.2 La funzione della coscienza

L’apparente possibilità degli zombi sembra anche rappresentare un problema per la teoria dell’evoluzione. Perché le creature con i qualia sono sopravvissute mentre le loro controparti zombi no? Se gli zombi avessero potuto sopravvivere, a cosa serve allora la coscienza? Owen Flanagan e Thomas Polger hanno utilizzato l’apparente possibilità degli zombi per sostenere l’affermazione per cui “Non ci sono ancora resoconti credibili sul motivo per cui sono emersi soggetti di esperienza, perché avrebbero potuto vincere – o ci si sarebbe dovuto aspettare che vincessero – una battaglia evolutiva contro organismi sensibili alle informazioni e simili a zombi molto intelligenti “(1995, 321): un problema non affrontato da coloro che rifiutano la possibilità degli zombi. Una risposta da parte di coloro che la accettano è sostenere che potrebbero esserci leggi fondamentali che collegano il fenomenico al fisico. Tali leggi non dipenderebbero dal fatto che le creature coscienti si siano evolute, nel qual caso, probabilmente, l’evoluzione non pone problemi particolari (Chalmers 1996, 171).

6.3 Le altre menti

Se i qualia non hanno effetti fisici, allora nulla consentirà a qualcuno di stabilire con certezza che qualcun altro possieda effettivamente dei qualia. I filosofi che credono di avere una risposta ben strutturata allo scetticismo sulle alle altre menti potrebbero dunque concludere che questa conseguenza, derivante dall’accettazione dell’idea degli zombi, è sufficiente per poterla rifiutare. Altri, tuttavia, possono considerare la conseguenza da parte degli scettici come “una conferma”, sulla base del fatto che siamo davvero all’oscuro sulle menti altrui (Campbell 1970, 120). Ovviamente non tutte le risposte allo scetticismo sulle altre menti implicano che gli zombi non siano concepibili.

7. Conclusione

Il fascino intuitivo dell’idea degli zombi può essere travolgente. Ma una volta questo valeva anche per l’idea che la terra fosse ferma, ed ora per l’idea che la scienza possa spiegare gli eventi senza fare appello a qualcosa di non-fisico. Alcuni anti-fisicalisti credono che l’impegno dei loro avversari faccia chiudere loro un occhio sulle presunte difficoltà:

Alcuni possono essere indotti a negare la possibilità [degli zombi] al fine di far emergere correttamente una teoria, ma la giustificazione di tale teoria dovrebbe basarsi sulla questione intorno alla loro possibilità, piuttosto che sul contrario (Chalmers 1996, 96).

D’altra parte, alcuni fisicalisti ritengono che l’idea degli zombi eserciti una presa irrazionale sul pensiero anti-fisicalista, a tal punto che

 

si è tentati di considerare gli argomenti anti-fisicalisti come razionalizzazioni di un’intuizione, la cui forza indipendente maschera la loro tendenziosità (Loar 1990/1997, 598).

Nonostante il fatto che da ambo le parti siano diventati sempre più sofisticati – e forse a causa di ciò – questi argomenti non sono comunque diventati più convincenti. L’attrazione verso ciascuna direzione rimane forte.

Bibliografia

Strumenti accademici

Altre risorse in Internet

Voci correlate

animal:consciousness | behaviorism | conceivability | consciousness | dualism | epiphenomenalism | functionalism | knowledge argument | Kripke | mental causation | mind/brain identity theory | neutral monism | other minds | physicalism | private language | qualia | skepticism | supervenience

 

Copyright © 2019 by
Robert Kirk <Robert.Kirk@nottingham.ac.uk>

Traduzione di Filippo Pelucchi (Primavera 2019)