Qualia invertiti

The following is the translation of Alex Byrne’s entry on “Inverted Qualia” in the Stanford Encyclopedia of Philosophy. The translation follows the version of the entry in the SEP’s archives at https://plato.stanford.edu/archives/win2020/entries/qualia-inverted/. This translated version may differ from the current version of the entry, which may have been updated since the time of this translation. The current version is located at https://plato.stanford.edu/entries/qualia-inverted/. We’d like to thank the Editors of the Stanford Encyclopedia of Philosophy for granting permission to translate and to publish this entry on the web.


******* SEP translations *******

Gli esperimenti mentali sui qualia invertiti compaiono spesso nella filosofia della mente contemporanea (in larga parte grazie all’influenza di Shoemaker 1982 e Block 1990). La versione più popolare è l’una o l’altra variante dell’ipotetico caso di Locke dello “spettro invertito”, in cui fragole e pomodori maturi producono esperienze visive del tipo che sarebbe prodotto da erba e cocomeri, e in cui erba e cocomeri producono esperienze del tipo che sarebbe prodotte da fragole e pomodori maturi, e così via. Questa voce esamina le principali applicazioni filosofiche di ciò che Dennett ha definito “uno dei meme più virulenti della filosofia” (1991, 389).
La sezione 1 spiega cosa dovrebbero essere i “qualia”. La sezione 2 descrive i diversi tipi di esperimenti mentali sui “qualia invertiti” (in particolare lo “spettro invertito”), incluso un cugino stretto che non comporta inversione. La sezione 3 discute i principali argomenti filosofici che fanno riferimento all’inversione dello spettro.
Questo articolo è vasto e contiene dettagli complessi che alcuni lettori vorranno ignorare. Chi desiderasse un’introduzione più breve dovrebbe leggere la sezione 1 (saltando la sottosezione 1.1), la sezione 2 (sottosezioni 2.1, 2.2, 2.3) e la sottosezione 3.1. (Un’altra breve introduzione è Ross 2020). Chi legge per la prima volta l’argomento dovrebbe prima leggere la voce sui qualia.

1. Qualia

I qualia (al singolare “quale”) nell’uso moderno sono proprietà che caratterizzano le esperienze in termini fenomenici. Immagina di vedere tre macchie colorate su uno sfondo neutro con buona illuminazione, una dopo l’altra. In particolare, immagina di vedere una macchia color vermiglio, poi una color cremisi e infine una macchia color turchese. (Chi è dotato di scarsa immaginazione può consultare la Figura 1.)

Figura 1: macchie color vermiglio, cremisi e turchese.

Le tre esperienze del tipo appena immaginato sono diverse per la fenomenologia, o per “ciò che si prova” a ad averle. Per esempio, ciò che si prova a vedere la macchia di color vermiglio non è uguale a ciò che si prova a vedere la macchia color turchese. Inoltre- dando per scontato che tu abbia una visione dei colori normale -vedere la macchia color cremisi è più simile, negli aspetti fenomenici, al vedere la macchia color vermiglio che al vedere quella color turchese.

Perciò la tua esperienza della macchia color cremisi possiede un quale (chiamiamolo “QC”) che non è presente nella tua esperienza del vermiglio e del turchese. La tua esperienza della macchia di color vermiglio possiede un quale (QV) che le tue esperienze delle macchie di color cremisi e turchese non hanno; allo stesso modo, la tua esperienza della macchia color turchese possiede un quale QT. Cosa succede nel caso di un’esperienza di tutte e tre le macchie, ad esempio quando osserviamo la figura 1 per intero? Quali qualia, tra QC, QV e QT, possiede questa esperienza? Solitamente una risposta contenuta nella letteratura è “Tutte e tre” (contrapposta a “Nessuna”). [1] Probabilmente questa è la maniera più naturale per comprendere la terminologia dei qualia, data la spiegazione fornita finora, ed è quella utilizzata in questo articolo.

Oltre al quale QC, la tua esperienza della macchia color cremisi possiede il quale QR, che condivide con le tue esperienze della macchia color vermiglio, del sangue, dei camion dei pompieri, delle fragole, dei pomodori maturi e così via. La tua esperienza della macchia color turchese (da sola) non possiede QR.

Va sottolineato che “QC”, ad esempio, non è definito esplicitamente usando la terminologia del colore. “QC” non è usato come abbreviazione di “la proprietà di essere un’esperienza di qualcosa che sembra color cremisi”, per esempio. Piuttosto, il ruolo di descrizioni come quest’ultima è semplicemente quello di attirare l’attenzione sulla proprietà rilevante per la quale “QC” dovrebbe essere un nome, più o meno allo stesso modo in cui si potrebbe introdurre il nome sconosciuto “Eugene Cernan” dicendo che si riferisce all’ultimo uomo che ha camminato sulla Luna. In gergo, la descrizione “la proprietà di essere un’esperienza di qualcosa che sembra color cremisi” può essere usata per fissare il riferimento di “QC”. (Vedi la voce sul riferimento.)

La terminologia dei qualia può essere introdotta in modo simile per altri tipi di esperienze visive (si vedano macchie di forme diverse, ad esempio), per altre modalità percettive, per sensazioni corporee e per pensieri, immagini, emozioni e così via. Rimane un punto controverso se alcuni di questi eventi / stati mentali possiedano qualia, in particolare gli episodi di pensiero cosciente, almeno alcuni dei quali sembrano essere privi di fenomenologia. [2]

Ci si potrebbe chiedere perché sia necessaria una terminologia speciale. Certo, “QR”, ad esempio, non è definito in termini di “rosso”, ma QR non è di fatto la proprietà di essere un’esperienza di qualcosa che sembra rosso? [3] E se lo è, perché introdurre un altro nome? Tuttavia, come verrà discusso più avanti (sottosezione 3.2), c’è un argomento contro questo tipo di identificazione.

1.1 Altri usi per “qualia”

Il termine “qualia” fa parte di una terminologia particolarmente confusionaria, anche per gli standard della professione che ci ha portato il termine “realismo”. Nel senso appena formulato, l’affermazione secondo cui le esperienze possiedono qualia sembra abbastanza innocua. [4] Uno studente alle prime armi potrebbe benissimo rimanere perplesso, quindi, nel venire a conoscenza del controverso “argomento della conoscenza per i qualia” di Frank Jackson (Jackson 1982), e del tentativo da parte di Dennett di liquidare i qualia, in quanto sarebbero un’invenzione filosofica (Dennett 1988). Ma a un esame più approfondito, gran parte di questo apparente disaccordo è semplicemente terminologico. In base all’uso del termine da parte di Jackson, i qualia sono proprietà degli stati mentali “che nessuna quantità di informazione puramente fisica riesce ad includere” (1982, 273); per Dennett, sono “ineffabili”, “intrinseci”, “privati” e “direttamente o immediatamente comprensibili nella coscienza” (1988, 229; cfr. Tye 2002, 447). E niente di tutto questo fa parte della spiegazione ufficiale dei “qualia” fornita nella sezione precedente.

Un altro uso dei “qualia” che è particolarmente importante distinguere da quello attuale è quello di Dretske. Secondo Dretske, i qualia includono i colori – che non sono esperienze, ma proprietà di oggetti come i pomodori. Questo perché intende i qualia come “il modo in cui gli oggetti appaiono fenomenicamente o sembrano” (1995, 73), e il rosso è un modo in cui appaiono i pomodori. [5] I qualia, in base all’uso di Dretske, sono proprietà di oggetti di esperienze; in questo articolo i qualia sono proprietà delle esperienze.

Il pragmatista americano C. I. Lewis introdusse i “qualia” nella filosofia contemporanea. [6] I qualia, spiega in Mind and the World Order, sono “caratteri qualitativi riconoscibili del dato” (1929, 121). Secondo Lewis, ciò che viene “dato” nell’esperienza sono dati sensoriali (sebbene Lewis stesso abbia preferito un’altra terminologia: vedasi 55–7), non oggetti come i pomodori. La famosa discussione di Goodman sui qualia in La Struttura dell’Apparenza (1951) segue l’uso di Lewis. Tra Jackson, Dennett e Dretske, l’uso dei “qualia” da parte di Dretske è il più vicino a quello di Lewis. Limitando l’attenzione al caso della percezione veridica, possiamo pensare che Dretske sia sostanzialmente d’accordo con Lewis sulla caratterizzazione dei qualia, ma in disaccordo con lui su ciò che si dà nell’esperienza. Quando qualcuno vede che un pomodoro è rosso, secondo Lewis viene fornito un dato sensoriale, non il pomodoro; secondo Dretske ciò che viene fornito è il pomodoro. Quindi, poiché un “carattere qualitativo riconoscibile” del pomodoro è il suo colore, Dretske pensa che i colori siano degli esempi di qualia. [7]

2. Scenari di qualia invertiti

Diciamo che uno scenario è (in maniera più o meno dettagliata) una storia che può essere possibile o impossibile (quindi, per esempio, c’è uno scenario in cui qualcuno riesce a quadrare il cerchio). In corrispondenza di uno scenario c’è ciò che chiamiamo un’ipotesi: vale a dire che lo scenario è possibile. Quindi, ad esempio, l’ipotesi che corrisponde ad uno scenario in cui il cerchio viene quadrato è falsa. C’è una grande varietà di scenari di “qualia invertiti” all’interno della letteratura – che implicano quasi sempre la percezione dei colori – le cui ipotesi corrispondenti differiscono per la loro plausibilità. Queste ipotesi sono usate come premesse in un gran numero di argomenti filosofici discussi sotto nella sezione 3.2..

2.1 Un semplice scenario di qualia invertiti

Considera la ruota dei colori nella figura 2, presa dallo spazio dei colori del “Natural Color System”, che è organizzato intorno alle quattro tonalità del rosso, del verde, del blu e del giallo. [8] Queste sono tonalità uniche: hanno delle sfumature che non sono percettive di nessun’ altra tonalità. Per esempio, c’è una sfumatura di verde che non è né bluastra né giallastra. Le altre tonalità sono binarie: tutte le loro sfumature sono mescolanze percettive di due tonalità uniche. Per esempio, ogni sfumatura di viola è bluastra e rossastra. Le quattro tonalità uniche- giallo, rosso, blue, verde – formano due coppie opposte tra di loro: rosso-verde e blu-giallo. Il rosso è l’opposto del verde nel senso che non ci sono verdi rossastri o rossi verdastri; allo stesso modo non ci sono gialli bluastri o blu giallastri. Le singole tonalità sono equamente distribuite attorno alla ruota del Natural Color System (NCS), e le altre tonalità sono distribuite secondo la loro proporzione percettibile delle singole tonalità. Quindi, ad esempio, la macchia arancione è equidistante dall’unico polo giallo e l’unico polo rosso è ugualmente simile a entrambi gli altri poli.

Figura 2: ruota dei colori del NCS [9]

Diciamo che I è una funzione che porta ogni sfumatura dal lato della sfumatura opposta, ruotando perciò la ruota dei colori di 180°. I mappa i rossi sui verdi, i blu sui gialli, i verdi bluastri sui rossi giallastri, e così via (vedi figura 3).

Figura 3: la funzione I

Introduciamo un altro soggetto, Invert (tu sei Nonvert). Immagina di guardare la scena S: una disposizione di alcuni frutti (vedi la parte sinistra della figura 4). Ora considera i colori visibili degli oggetti in S e trasformali usando la funzione I. Usa questa trasformazione per creare una nuova scena S1, esattamente come la vecchia scena S, tranne per il fatto che sembra avere frutti di colore invertiti in maniera differente (ecc.). Cioè, se una banana originariamente sembra avere una tonalità h, in S1 sembra avere una tonalità I (h). (Vedi la parte destra della figura 4; nota che i verdi in S sono piuttosto giallastri e quindi vengono tracciati nei rossi bluastri). Quindi, uno scenario semplice di qualia invertiti è il seguente: ciò che prova Invert a guardare S è esattamente ciò che prova Nonvert (cioè tu) a guardare S1, e così per tutte le altre scene che osserva Invert. Secondo questo scenario, se guardi la parte destra della figura 4, la tua esperienza è fenomenologicamente la stessa dell’esperienza di Invert quando guarda la parte sinistra della figura 4. Nella terminologia dei qualia: se un oggetto O1 sembra avere tonalità h per Nonvert (con Q come corrispondente quale della sua esperienza), e un oggetto O2 sembra avere tonalità I (h) (con il corrispondente quale Q∗), allora l’esperienza di Invert di O1 ha come quale Q∗ e la sua esperienza di O2 possiede il quale Q. In questo senso, i qualia di Invert sono “invertiti” rispetto a quelli di Nonvert.

Figura 4: inversione di colore di 180°.

Dato che l’esempio riguarda i qualia del colore, questo tipo di scenario di qualia invertiti viene generalmente descritto come un caso di “inversione dello spettro”. (Si noti che l’inversione a 180 ° porta tonalità specifiche verso tonalità specifiche e le tonalità binarie verso tonalità binarie. Uno scenario di inversione prodotto da una rotazione di 45 ° porterebbe la specifica tonalità rossa alla tonalità binaria arancione, e quindi presumibilmente sarebbe rilevabile da un punto di vista comportamentale: vedi la sottosezione 2.3.1 di seguito).

La filosofia continua a utilizzare l’espressione “inversione dello spettro”, ma questo è potenzialmente fuorviante. [10] Innanzitutto, uno scenario di inversione dello spettro suona come se qualcuno avesse invertito o lo spettro o i colori degli oggetti, ma in realtà non inverte nessuno dei due. In uno scenario tipico di inversione dello spettro, la banda spettrale 650–700nm rimane rossa e i limoni rimangono gialli. [11]

In secondo luogo, anche se correttamente considerato come un’inversione delle esperienze, si potrebbe supporre che la funzione di “inversione dello spettro” equivalga a ruotare lo spettro. Cioè, usando i nomi tradizionali per le bande spettrali, si potrebbe supporre che la funzione associ il rosso al viola, l’arancione all’indaco, il giallo al blu, il verde al verde, il blu al giallo, l’indaco all’arancione e il viola al rosso. Tuttavia, questo non è lo scenario tipico di inversione (ad esempio il rosso non è associato al verde). Inoltre, questa funzione non è definita per tutte le tonalità. Molte tonalità – in particolare una vasta gamma di viola “extra-spettrali”– non si trovano nello spettro.

2.2 Lo scenario di spettro invertito di Locke

Locke sembra essere stato il primo a formulare esplicitamente uno scenario di spettro invertito. (Un precursore immediato è Malebranche. [12] Nel capitolo del Saggio sull’Intelletto Umano intitolato Delle idee vere e false, Locke scrive:

Non comporterebbe neppure un’imputazione di falsità alle nostre idee semplici se la diversa struttura dei nostri organi fosse così disposta, che lo stesso oggetto producesse idee diverse nella nente di uomini diversi allo stesso tempo; per esempio, se l’idea prodotta da un viola nella mente di un uomo per mezzo dei suoi occhi fosse la stessa di quella prodotta in un altro da un fiorrancio, e viceversa. Dato che non lo si saprebbe mai, perché la mente di un uomo non può passare nel corpo di un altro per percepire le apparenze prodotte da quegli organi, neppure le idee che ne derivano né i nomi sarebbero affatto confusi, né vi si troverebbe una qualche falsità. Infatti tutte le cose che avessero la consistenza di un viola produrrebbero costantemente l’idea che egli chiama blu, e quelle che avessero la consistenza di un fiorrancio produrrebbero costantemente l’idea che egli chiamerebbe altrettanto costantemente giallo, quali che fossero le apparenze nella sua mente; egli sarebbe quindi in grado di distinguere mediante quelle apparenze le cose con altrettanta regolarità, per il suo uso, e comprendere e indicare quelle distinzioni contrassegnate con il nome di blu e giallo, come se le apparenze e le idee nella sua mente, ricevute da quei due fiori, fossero esattamente le stesse delle idee nella mente di altri uomini. (1689/1975, II, XXXII, 15)

La descrizione di Locke di questo scenario di spettro invertito è molto influenzato dalla sua credenza nell’esistenza delle “Idee”, che (secondo una possibile interpretazione) sono dati dei sensi, alcuni dei quali possiedono sia il colore che la forma. [13] Secondo questa prospettiva, l’inversione dello spettro è un caso di “inversione dei dati dei sensi”: quando Invert osserva una viola, conosce direttamente quel tipo di dato sensibile che Nonvert conosce direttamente, quando questi osserva una calendula. Lasciando da parte questa tendenziosa delucidazione teoretica, lo scenario di Locke ha tre importanti caratteristiche. Per prima cosa, è un caso di inversione dello spettro dalla nascita. Secondo, è un caso di inversione all’interno della stessa comunità linguistica. Terzo, è (o viene visto normalmente come) un caso in cui Invert e Nonvert sono simili a livello di comportamento – un’ inversione dello spettro che non è rilevabile a livello comportamentale.

Locke non aggiunge ulteriori dettagli allo scenario, per cui non è specificato se, ad esempio, le foglie delle calendule e delle viole produrrebbero “Idee Rosse” nella mente del soggetto che ha subito l’inversione. Ma supponiamo, ragionevolmente, che lo scenario di Locke implichi una rotazione della ruota dei colori. Locke evidentemente pensava che l’ipotesi corrispondente a questo scenario fosse vera, ossia che il suo scenario fosse possibile. Aveva ragione?

Se assumiamo altrimenti che Invert sia come un essere umano che percepisce i colori normalmente, allora un’asimmetria ancora più grande mostra che Locke aveva torto. La tonalità (rosso, verde, rosso bluastro ecc.) non è l’unica dimensione saliente a livello percettivo all’interno della quale possono variare i colori. Spesso si considerano infatti altre due dimensioni: la saturazione e la luminosità. [14] Un colore è saturato nella misura in cui la sua tonalità è intensa o vivida: i pastelli non sono saturati, e i colori acromatici (i neri, i bianchi e i grigi) non hanno saturazione. I colori diventano più chiari quando diventano meno grigiastri o più scuri. Disporre i colori sulla base di queste tre dimensioni produce un solido di colore, un esempio del quale viene mostrato nella figura 5:

Figura 5: spazio dei colori 3D: il solido di colore di Munsell [15]

La dimensione della luminosità corrisponde all’asse verticale centrale, con il bianco nella parte superiore. Le dimensioni di tonalità e saturazione corrispondono, rispettivamente, all’angolo attorno all’asse verticale e alla distanza da quest’ultimo. Pertanto le tonalità della massima saturazione si trovano sull’esterno del solido. Si noti che i gialli hanno la massima saturazione a livelli di luminosità più elevati, rispetto ai rossi e ai blu. Quindi, supponendo che i giudizi di Invert sulle relazioni tra i colori siano — se consideriamo il caso di inversione — normali, un possibile scenario di rotazione lockiana della tonalità di 180° sarebbe rilevabile dal punto di vista comportamentale. Invert giudicherebbe i colori saturati al massimo che chiama “sfumature di blu” come più chiari dei colori saturati al massimo, che chiama “sfumature di giallo”. Inoltre, ci sono passaggi di tonalità più distinguibili tra blu e rosso rispetto a quelli tra giallo e verde, un fatto che si riflette nello spazio di Munsell, la cui ruota dei colori ha cinque tonalità equidistanti: rosso, giallo, verde, blu, viola. (Fai il confronto con lo spazio del NCS menzionato nella sottosezione precedente.) Quindi la funzione di inversione I di Locke, supponendo che sia definita per tutte le tonalità, assocerebbe alcune tonalità distinte (in particolare, alcuni rossi bluastri) alla stessa tonalità (in particolare, lo stesso verde giallastro). La gamma di I contiene quindi meno tonalità rispetto al suo dominio. Invert non sarebbe in grado di distinguere alcuni stimoli (quelli che chiama “rosso bluastro”) che Nonvert potrebbe invece distinguere. Quindi, ancora una volta, l’inversione sarebbe rilevabile dal punto di vista comportamentale.

2.3 Altri scenari di spettro invertito

2.3.1 Scenari indistinguibili a livello comportamentale

Come verrà discusso nella sezione 3 sottostante, gli scenari di spettro invertito hanno un’ampia gamma di usi in filosofia, e sopraggiungono in una gamma altrettanto ampia di diverse tipologie. Non è sempre necessario, ad esempio, che Invert e Nonvert siano simili dal punto di vista comportamentale. Ma supponiamo che sia necessario uno scenario in cui non si possa rilevare una differenza nel comportamento e, in aggiunta, che tale scenario sia davvero possibile. Partendo dal presupposto che Invert percepisce i colori come un normale essere umano, abbiamo visto che lo scenario di Locke, in cui il comportamento non è rilevabile, non è possibile. Senza abbandonare la semplice assunzione su Invert, possiamo trovarne uno che sia possibile?

Supponiamo di rimanere con l’intera gamma della normale esperienza umana del colore, e quindi con il solido di colore come illustrato nella Figura 5. La discussione sullo scenario di Locke mostra che uno scenario corrispondente a una rotazione del solido di colore attorno all’asse della luminosità sarebbe da evitare. Tuttavia, come sottolinea Palmer (1999a, 926), ci sono tre scenari di inversione che almeno risolvono il problema posto dalla luce e dai gialli saturi. Questi tre scenari corrispondono, rispettivamente, a un’inversione dell’asse rosso-verde (1); un’inversione degli assi blu-giallo e bianco-nero (2), e le due precedenti inversioni prese insieme: un’inversione degli assi rosso-verde, blu-giallo e bianco-nero (3). Questi tre scenari sono (approssimativamente) illustrati nella Figura 6 di seguito.

Figura 6: tre inversioni: verde-rosso (in alto a destra); blu-giallo/bianco-nero (in basso a sinistra); rosso-verde/blu-giallo/bianco-nero (in basso a destra)

Come notato nella sottosezione precedente, ci sono più tonalità distinguibili tra rosso e blu a livello percettivo rispetto a quelle tra verde e giallo, il che renderebbe rilevabile a livello comportamentale l’inversione rosso-verde. [16] E ci sono ancora ulteriori asimmetrie. Il giallo scuro è marrone (qualitativamente diverso dal giallo), mentre il blu scuro è blu (vedi figura 6). Allo stesso modo, il rosso bluastro insaturo è rosa (qualitativamente diverso dal rosso bluastro saturo), mentre il giallo verdastro insaturo è simile al giallo verdastro saturo. Ancora una volta, il rosso è un colore “caldo”, mentre il blu è “freddo”, e forse questa non è una questione di associazioni apprese con la temperatura (vedere Hardin 1997, 297–7). In ogni caso, si può chiaramente resistere all’affermazione che una delle tre inversioni di Palmer sarebbe non rilevabile a livello comportamentale. [17]

Di fronte a queste difficoltà, i filosofi alla ricerca di uno scenario di inversione chiaramente non rilevabile a livello comportamentale hanno considerato un soggetto con una visione dei colori limitata (ad esempio con una visione in bianco e nero), oppure un soggetto con una visione aliena dei colori/ o quasi. In questo caso qualsiasi spazio di colore alieno / o quasi che rappresenta somiglianze e differenze percepibili viene stabilito per avere delle simmetrie appropriate. Qui Shoemaker sta utilizzando la prima strategia:

Ma anche se la nostra esperienza cromatica non è in realtà tale da rendere possibile una tracciatura di questo tipo [non rilevabile a livello comportamentale], mi sembra concepibile che le cose sarebbero potute andare così – ed è ciò che conta per i nostri attuali obiettivi filosofici. Ad esempio, penso che sappiamo abbastanza bene come sarebbe vedere il mondo in maniera acromatica, ossia in bianco, nero e con le varie sfumature di grigio- perché spesso lo vediamo in questo modo nelle fotografie, nelle immagini in movimento e in televisione. E c’è un’ovvia tracciatura delle sfumature non cromatiche l’una sull’altra, che soddisfa le condizioni per l’inversione. Nella discussione che segue assumerò, per comodità, che una simile tracciatura è possibile per l’intera gamma dei colori, ma non credo che nulla di essenziale permetta di stabilire se questa ipotesi è corretta. (Shoemaker 1975a, 196; nota omessa)

Per alcune risposte, vedi Tye 1995, 205 e Hilbert e Kalderon 2000, 206. L’inversione in “bianco e nero” è discussa anche da Clark (1996) (Altre risorse di Internet), Myin (2001) e Broackes (2007), ed è stata brevemente citata da Wittgenstein (1977, III-84). [18] Per una breve autobiografia di un acromatico completo (qualcuno con una visione dei colori con l’asse bianco-nero) che è anche uno scienziato della visione, si veda Nordby 1996 (Altre risorse di Internet). [19]

Ecco Block che utilizza la seconda strategia:

Le questioni empiriche contano davvero per la sfida che la possibilità dello spettro invertito rappresenta per il funzionalismo? La mia risposta è: solo in modo sottile e indiretto. Perché se possono esistere creature che hanno esperienza del colore o almeno un’esperienza visiva per le quali non si applicano i punti empirici rilevanti, allora il funzionalismo viene confutato, anche se gli spettri umani non possono essere invertiti. Ad esempio, forse è una conseguenza del loro genoma se gli umani sembrano non essere predisposti a dare un nome al verde chiaro, anche se sono predisposti a dare un nome al rosso chiaro (“rosa”). Tuttavia, potrebbero esserci persone la cui esperienza visiva è simile, se non identica, alla nostra, che trovano ugualmente naturale dare nomi al verde chiaro e al rosso chiaro. (Forse potremmo persino modificare geneticamente gli umani perché divengano predisposti a nominarli in questa maniera.) (Block 1999, 946; cfr. Shoemaker 1982, 336–8 e Levine 1991, 34–6).

Per alcuni dubbi sulla seconda strategia, vedi Hardin 1997, 299–300.

Hilbert e Kalderon sostengono che “ogni possibile spazio di qualità deve essere asimmetrico” (2000, 204) (cioè, deve essere privo di simmetrie); in tal caso, entrambe le strategie sono sbagliate (vedi anche Dennett 1991, 389–98; 1993, 927; 1994).

2.3.2 Scenari intrapersonali e interpersonali

Se uno scenario di spettro invertito non rilevabile a livello comportamentale fosse possibile, come potremmo dire se esso effettivamente non si verifica? Avremmo la tentazione di dire che non lo sappiamo – o, addirittura, che non possiamo saperlo. (Per approfondire, vedi la sezione 3.6 in basso). E se non possiamo verificare o falsificare la tesi secondo la quale questo fenomeno non si verifica, allora in accordo con la teoria verificazionista del significato sostenuta dai positivisti logici (Ayer, 1959) lo scenario è privo di senso. Infatti, i positivisti logici spesso utilizzano lo spettro invertito come un esempio di tesi non verificabile (Schlick 1932/3, 93, citato in Shoemaker 1982, 339, vedi anche Ayer 1936, 173-4, e Wittgenstein 1958, §272).

Lo scenario presumibilmente insensato è un caso di inversione dello spettro interpersonale (o intersoggettivo): Invert ha uno spettro invertito rispetto ad un’altra persona, Nonvert. Ma c’è un altro tipo di scenario di inversione, in cui i qualia di una singola persona sono invertiti rispetto ai suoi stessi qualia in un tempo precedente. Come sottolinea Shoemaker (1982, 327), un caso di inversione dello spettro intrapersonale (o intra-soggettivo) sembra essere stato discusso per la prima volta da Wittgenstein:

Consideriamo questo caso: se qualcuno dicesse “Non riesco a capire, vedo ogni rosso come blu oggi e viceversa”, noi risponderemmo “dev’essere bizzarro!” Lui risponderebbe che è così e, per esempio, continuerebbe dicendo quanto gli sembra essere freddo il carbone incandescente e quanto è caldo il cielo limpido. Penso che in queste circostanze, o in circostanze simili a questa, saremmo inclini a dire che egli vede rosso ciò che noi vediamo blu. E allora diremmo che sappiamo ciò che egli intende con le parole “blu” e “rosso” e che le ha sempre usate come facciamo noi. (Wittgenstein 1968, 284; citato in Shoemaker 1982, 327-8). [20]

Sebbene sembri che Wittgenstein abbia pensato che uno scenario di spettro invertito non rilevabile a livello di comportamento sia impossibile (indiscutibilmente per ragioni verificazioniste), Shoemaker afferma che, una volta concessa la possibilità di un’inversione intrapersonale wittgensteiniana, si scivola inesorabilmente nella possibilità di uno scenario interpersonale di uno spettro invertito non rilevabile a livello comportamentale:

…se l’esperienza del colore di una persona può differire da quella di altri ad un certo punto durante la sua vita, dovrebbe essere possibile che questa differenza sussista durante la vita di questa persona. Ma se c’è questa possibilità, allora sembra perfettamente coerente supporre, e perfettamente compatibile con tutte le evidenze comportamentali che abbiamo sull’esperienza degli altri, che, usando le parole di Wittgenstein, “una porzione dell’umanità ha una sensazione di rosso ed un’altra porzione un’altra”. (Shoemaker 1982, 329)[21]

Possiamo pensare a questo tipo di argomento dividendolo in quattro passi (vedi Block 1990, Shoemaker 1996b):

Step 1: è possibile: un’inversione intrapersonale “durante la notte”, come nella citazione di Wittgenstein.

Step 2: se (Step 1), allora è possibile: un’inversione “durante la notte” seguita da un adattamento semantico (applicando “rosso” al carbone incandescente, “blu” al cielo, ecc.) ma ricordando le esperienze del soggetto prima dell’inversione. Quindi, questi (re)impara a usare la terminologia dei colori come una persona normale, ricordando che la propria esperienza del carbone ardente (ecc.) soleva essere molto diversa. L’inversione rimane rilevabile, poiché costui asserisce, ad esempio, che le proprie esperienze sono drasticamente cambiate.

Step 3: se (Step 2) allora è possibile che: un’inversione “durante la notte” è seguita da un adattamento semantico, a sua volta seguito dall’amnesia delle proprie esperienze passate, con il risultato che le proprie disposizioni delle inversioni comportamentali precedenti – e successive – sono identiche. A questo punto, il suo comportamento è semplicemente come avrebbe dovuto essere se egli fosse stato soltanto colpito da amnesia, senza alcuna inversione precedente.

Step 4: se (Step 3) allora è possibile: uno scenario di spettro invertito interpersonale non rilevabile a livello comportamentale “dalla nascita”.

Un argomento simile partendo dallo scenario intrapersonale di Wittgenstein può essere portato per altri tipi di ipotesi di inversione interpersonale discussi nella sezione 3 che segue.

Si potrebbe pensare che almeno lo step 4 non sia problematico. Comunque, in accordo con la “visione Frege-Schlick” (Shoemaker 1982, 339), il confronto interpersonale dei qualia (a differenza dei confronti intrapersonali) non ha senso. La visione Frege-Schlick potrebbe essere supportata sul terreno verificazionista; per un’interessante strategia argomentativa, vedi Stalnaker 1999, 2006, e Shoemaker 2006b e Block 2007, 103-7. Dal momento che ha perfettamente senso (e inoltre è spesso vero) dire che i pomodori appaiono rossi alla maggior parte della gente, un sostenitore della visione Frege-Schlick potrebbe negare, per esempio, che QR sia la proprietà di essere l’esperienza di qualcosa che appare rosso (vedi la sezione 1 e Stalnaker 1999, 225).

2.3.3 Terra Invertita

Le asimmetrie nel campo dei colori pongono problemi per lo step 3 del precedente argomento. Ma –soprattutto per coloro che hanno simpatie verificazioniste – lo step 3 è problematico anche se queste preoccupazioni sono revocate. Come facciamo a essere così sicuri che l’ “adattamento totale” (adattamento semantico unito all’amnesia) non re-inverta i qualia? Dopotutto, immaginando sia tu stesso il soggetto, dopo il periodo di amnesia non avrai idea che qualcosa non torni – quindi forse non c’è nulla di cui preoccuparsi. Dubbi simili possono essere sollevati dallo step 2: supponiamo che utilizzerai la terminologia dei colori esattamente come facevi prima dell’inversione dello step 1 – cioè spontaneamente, in base a come gli oggetti ti appaiono – ma hai la sensazione di ricordare che nel passato queste esperienze fossero radicalmente diverse. Sarai certo che non ti stai ricordando in maniera sbagliata le tue esperienze passate? (vedi Dennett 1988; 1991, Capitolo 12; 1993; 1994; e Rey 1992.)

Sebbene Block sostenga “che queste obiezioni possono essere confutate dalle loro stesse condizioni” (1990, 61), lo scenario della sua “Terra Invertita” è pensato per aggirarle (vedi Block, 1990, 1996a, 2003).[22] Anziché considerare un’inversione “durante la notte” con conseguenze quali confusione, adattamento semantico ed amnesia, i tuoi occhi sono dotati di “lenti inverti-colore” e vieni trasportato su un altro pianeta – Terra invertita. Questo è un luogo del tutto simile alla Terra, con l’eccezione che ogni oggetto ha “il colore complementare della [sua controparte sulla] Terra. Il cielo è blu, l’erba è rossa, gli idranti sono verdi, ecc.” (1990, 60). Inoltre gli abitanti parlano il “Color Inverted English” (“rosso” significa verde, “blu” significa giallo, ecc.). La parte destra della figura 4 raffigurerebbe una fotografia della frutta scattata su Terra Invertita con un’ordinaria fotocamera terrestre. (Tranne per il cielo giallo, l’illuminazione su Terra Invertita è la stessa di quella sulla Terra. Da notare inoltre che i colori acromatici non sono invertiti – su Terra Invertita la neve è bianca e il carbone è nero).[23] Grazie alle lenti inverti-colore – ed ignorando complicazioni come quelle menzionate nella sottosezione 2.3.1 – quando arrivi su Terra Invertita, non noti nessun cambiamento visibile. La tua esperienza quando osservi una composizione di frutta su Terra Invertita è fenomenologicamente uguale alla tua esperienza della stessa composizione di frutta sulla Terra (vedi la parte sinistra della figura 4), e la conversazione con gli autoctoni procede agevolmente tanto quanto avrebbe fatto sulla Terra. Questo scenario è dunque l’opposto degli scenari tipici di spettro invertito: anziché tenere fisso l’ambiente e variare la costituzione interna del soggetto, in Terra Invertita ciò che varia è l’ambiente e (a causa delle lenti inverti-colore) viene mantenuta stabile la costituzione interna del soggetto. Block usa Terra Invertita come argomento contro il funzionalismo e il rappresentazionalismo (vedi le sottosezioni 3.1 e 3.2 in basso)[24].

2.4 Qualia spostati

Gli scenari di inversione dei qualia discussi finora sono meramente ipotetici: più cautamente, non sappiamo se qualcuno di essi sia effettivamente possibile.[25] Ci sono, tuttavia, scenari di qualia “spostati” che effettivamente si verificano. Infatti, molti degli argomenti filosofici che fanno appello alla possibilità di uno scenario di inversione possono accontentarsi invece di fare appello allo scenario dei qualia spostati, evitando così affermazioni potenzialmente controverse sulla loro possibilità.

Lo scenario di qualia spostati che di solito viene discusso riguarda, e ciò non sorprende, la visione dei colori. Esiste una notevole differenza tra le persone classificate come aventi una visione dei colori “normale” dai test standard, a causa delle differenze tra il cristallino e i pigmenti dei fotorecettori, tra gli altri fattori. In un esperimento, introdotto nella letteratura filosofica da Hardin (1993, 79-80), Hurvich ed altri (1968), questi trovarono che la posizione apparente del verde singolare per le luci spettrali in 50 soggetti variava da 490 a 520 nm.[26] Si tratta di un ampio intervallo: ciascun lato di 15 nm di un verde singolare sembra distintamente bluastro o giallastro. Ad esempio, quando Smith guarda la terza macchia nella figura 7 (da sola), la sua esperienza potrebbe avere il quale che l’esperienza di Jones possiede quando guarda la quarta macchia nella figura 7, mantenendo fisse le condizioni in cui le osservano. E quando Smith guarda la quarta macchia, la sua esperienza potrebbe avere il quale che ha l’esperienza di Jones quando guarda la quinta macchia. Pertanto, almeno per una piccola gamma di tonalità, i qualia dei colori di Jones e Smith sono “spostati” l’uno rispetto all’altro. Di conseguenza, questo tipo di scenario può essere descritto come un caso di “spettri spostati” (Block 1999). (NB: qui stiamo assumendo che la proposta Frege-Schlick menzionata nella sottosezione 2.3.2 non sia corretta.)

Figura 7: cinque macchie: dal verde giallastro al verde bluastro.

Si noti che se si desidera uno scenario non rilevabile dal punto di vista comportamentale, un caso reale di spettri spostati non sarà sufficiente per fare ciò.

3 L’inversione dello spettro in un argomento…

Gli scenari di inversione – in particolare quelli di inversione dello spettro – sono presenti in un’ampia gamma di argomenti filosofici, che siamo ora in grado di prendere in considerazione.

3.1 … contro il comportamentismo, il fisicalismo e il funzionalismo

Il comportamentismo nella filosofia della mente è la visione secondo cui il mentale non è altro che il comportamento (comprese le predisposizioni a comportarsi in un certo modo). Ogni tipologia di comportamentismo implica che il mentale sopravviene sul comportamento. Ciò significa che, necessariamente, due individui che agiscono allo stesso modo sono simili a livello mentale. Allo stesso modo, ogni versione di funzionalismo o fisicalismo implicano che il mentale sopravvenga rispettivamente sull’organizzazione funzionale e sulla costituzione fisica. Per gli scopi di questa sezione, non è necessario entrare nello specifico di queste teorie. Bisogna comunque soffermarsi su due punti. Primo, non bisogna pensare che sia il comportamento, che l’organizzazione funzionale, che la costituzione fisica siano intrinseci – i tipi di proprietà comportamentali, funzionali e fisiche rilevanti potrebbero essere estrinseci. In altre parole, duplicati perfetti potrebbero essere diversi negli aspetti comportamentali, funzionali, o fisici.[27] Secondo, per come vengono solitamente comprese queste teorie, le differenze tra gli aspetti comportamentali implicano delle differenze negli aspetti funzionali, il che di conseguenza implica delle differenze negli aspetti fisici; non sussiste nessuna delle implicazioni opposte.[28] Quindi le tre tesi di sopravvenienza appena menzionate sono collegate in questo modo: la tesi comportamentista della sopravvenienza implica una tesi funzionalista, la quale a sua volta implica una tesi fisicalista.

Se alcune ipotesi dello spettro invertito non rilevabile a livello comportamentale fossero corrette, allora potrebbero esistere due creature che sono simili dal punto di vista comportamentale, ma diverse dal punto di vista mentale: Invert e Nonvert si trovano in uno stato mentale differente quando guardano un pomodoro, ma si comportano allo stesso modo. Ergo, se l’ipotesi dello spettro invertito è corretta, il comportamentismo è falso. Ciò fornisce un argomento contro il comportamentismo:

Argomento Aa
P1a. Il seguente scenario di spettro invertito è possibile: Invert e Nonvert sono simili dal punto di vista comportamentale e stanno entrambi osservando un pomodoro.[29]

 

Poiché P1a implica che il mentale non sopravviene sul comportamento:

Ca. Il comportamentismo è falso.

Dato che il comportamentismo non è molto popolare oggigiorno, l’applicazione di questo scenario di spettro invertito forse non è così interessante. E date le complicazioni discusse nella sottosezione 2.3.1, un comportamentista non ha proprio possibilità di controbattere. Nonostante ciò, di interesse ancora maggiore sono gli argomenti simili contro il funzionalismo (e il fisicalismo). Block e Fodor (1972), che hanno coniato la terminologia dei “qualia invertiti”, sono stati i primi a formulare un argomento dei spettro invertito contro il funzionalismo, più specificatamente il funzionalismo della macchina di Turing (come sostenuto in Putnam 1967).[30] Ignorando i dettagli di alcun versioni di funzionalismo in particolare, l’argomento è esattamente parallelo a quello per il comportamentismo. (Osservazioni simili valgono anche per l’argomento dello spettro invertito contro il fisicalismo). Secondo il funzionalismo, gli stati mentali sono stati funzionali: stati definiti dal loro ruolo causale rispetto a input, output e altri stati. Quindi, secondo il funzionalismo, due creature che funzionano in modo simile devono necessariamente essere simili a livello di stati mentali. Per poter completare l’argomento, bisogna stabilire una ipotesi appropriata per lo spettro invertito, dove Invert e Nonvert sono duplicati funzionali.

L’argomento analogo ad Aa di tipo anti-funzionalista è:

Argomento Ab
P1b. Il seguente scenario di spettro invertito è possibile: Invert e Nonvert sono funzionalmente simili e stanno entrambi guardando un pomodoro.

Poiché P1b implica che il mentale non sopravviene sull’organizzazione funzionale:

Cb. Il funzionalismo è falso

La possibilità di uno scenario di inversione non rilevabile a livello comportamentale (P1a) può essere motivata appellandosi alle considerazioni discusse nel punto 3.2.1. Comunque sia, per rifiutare il funzionalismo è necessaria un’ipotesi di inversione più solida (P1b). Come hanno sottolineato Block e Fodor, il funzionalismo ci permette di negare che “due organismi nello stesso stato psicologico sono identici a prescindere dal loro comportamento e/o dalle loro disposizioni comportamentali (1971, 86), evitando dunque le obiezioni di riserva al comportamentismo. Il funzionalista, quindi, non ha problemi con le inversioni non rilevabili a livello comportamentale. Perché, tuttavia, dovrebbe concedere che è possibile un’inversione non rilevabile invece a livello funzionale? La domanda può essere formulata meglio osservando che (a) nessuno ha mai articolato una teoria funzionalista dettagliata riguardo un qualsiasi stato mentale e che (b) qualsiasi versione realistica di tale teoria potrebbe essere estremamente complessa.[31] A favore della possibilità di una inversione non rilevabile a livello funzionale, Block e Fodor sostengono la cosiddetta “coerenza concettuale”:

Ci sembra che i contro-argomenti verificazionisti standard, contro l’idea per cui lo “scenario di spettro invertito” è concettualmente coerente, non siano persuasivi. Se ciò è corretto, sembra che la possibilità di un’inversione dei qualia rappresenti a prima vista un serio argomento contro le descrizioni funzionaliste dei criteri di identità di tipo degli stati psicologici. (91)

Lo spostamento apparente di Block e Fodor dalla “coerenza concettuale” dello scenario di inversione alla sua possibilità può essere contestato. Anche se non si può sapere a priori che non-p (cioè, che p è concettualmente coerente), p potrebbe essere ancora impossibile. Ad esempio, qualcuno potrebbe non sapere a priori che il numero atomico dell’oro non è 79, ma è una verità necessaria il fatto che l’oro abbia proprio quel numero atomico. (Questo tipo di divisione tra la coerenza concettuale e la possibilità non è indiscutibile, ma è generalmente accettato.[32])

In ogni caso, esistono altri scenari concettualmente coerenti che sono decisamente più lineari rispetto a quelli di spettro invertito, ad esempio uno scenario che contenga un soggetto cosciente e un duplicato funzionale che non lo è per nulla (uno “zombie”, nell’accezione filosofica del termine). Quindi, se lo spostamento dalla coerenza concettuale alla possibilità è di fatto legittimo, allora il funzionalismo potrebbe essere confutato da un semplice argomento che non ha un’ipotesi di inversione come premessa. (Shoemaker è in notevole disaccordo con questo passaggio; sostiene che mentre gli scenari di spettro invertito sono coerenti concettualmente, gli scenari degli zombie invece non lo sono. Vedi Shoemaker 1975a, 1981, 1991).

Chi sostiene che uno scenario di inversione sia utile, potrebbe replicare, usando un argomento contro il funzionalismo, che la possibilità dello scenario non si basa meramente sulla sua coerenza concettuale. Inoltre c’è una forte “intuizione cartesiana” per cui uno scenario di inversione di quel tipo sarebbe possibile (“un’idea chiara e distinta dello scenario”, ad esempio), e ciò è una  prova prima facie del fatto che è  possibile.

Comunque l’intuizione cartesiana, proprio come la coerenza concettuale, non è un’arma così precisa, tant’è che tende ad allargare la mira di parecchio. (cfr. Tye 2003, sezione 4). L’intuizione cartesiana, inoltre, tende a garantire che scenari contenenti zombie, rocce pensanti, menti del tutto disincarnate (neanche incarnate in ectoplasmi) e così via sono possibili. Tutte cose che invece, secondo i funzionalisti, sono impossibili. Quindi, come la coerenza concettuale, ogni argomento di spettro invertito contro il funzionalismo che si basa sull’intuizione cartesiana può essere convertito in un argomento, parimenti plausibile e più semplice, che non menziona affatto lo spettro invertito.

Un’altra difesa a favore dell’utilità degli scenari di inversione negli argomenti anti-funzionalisti è che alcuni di essi sono biologicamente possibili – ergo, non così complicati come gli scenari che contengono zombie e rocce pensanti). Se ciò fosse vero, allora l’inversione dello spettro potrebbe avere un’importanza particolare, dal momento che ci attaccheremmo più saldamente alle possibilità più vicine alla nostra realtà.

Qui può essere d’aiuto esaminare l’argomento di Terra Invertita di Block contro il funzionalismo, il quale ad una prima occhiata potrebbe sembrare che non vada oltre i limiti della biologia terrestre. Come detto nella sottosezione 2.3.3, lo scenario di Terra Invertita è stato ideato per evitare alcune obiezioni a un classico argomento che parte dalle ipotesi dell’inversione intrapersonale, per poi giungere a quelle dell’inversione interpersonale. Come è possibile che questo scenario sia diventato un argomento contro il funzionalismo?

Il tratto caratteristico del funzionalismo (riguardo i qualia) che Block decide di rifiutare è questo:

Una esperienza possiede QR se e solo se funziona nella maniera corretta – se è causata da oggetti rossi nelle giuste circostanze ed è correttamente presente nel pensiero e nelle azioni riguardo gli oggetti rossi. I ruoli funzionali di cui sto parlando sono quelli che io chiamo “ruoli dal braccio lungo”, ruoli che includono cose reali nel mondo, come input e output. Bisogna distinguerli dai “ruoli dal braccio corto”, che preferiscono a volte i funzionalisti e che si fermano alla superficie (1990, 58, nota omessa).[33]

Block poi cerca di stabilire che, dopo un periodo di tempo passato su Terra Invertita, le tue credenze e i tuoi giudizi riguardo i colori delle cose sarebbero corretti: come la gente del posto, crederesti che gli idranti siano rossi, che il cielo sia giallo e così via:

Secondo me, dopo aver passato abbastanza tempo su Terra Invertita, ti adatteresti facilmente all’ambiente fisico e linguistico di Terra Invertita e i tuoi contenuti intenzionali cambierebbero dunque fino a diventare gli stessi dei suoi abitanti. Consideriamo questa analogia (fornita da Martin Davies): se avessi la capacità di riconoscere Margaret Thatcher prima del tuo viaggio verso Terra Invertita e, in seguito al tuo arrivo, scambiassi la MT gemella per la vera Margaret Thatcher, ti sbaglieresti. Ma alla fine i tuoi giudizi su MT sarebbero rivolti alla MT gemella e quindi sarebbero corretti, anche se all’inizio ti eri sbagliato. Se tornassi indietro all’età di 15 anni, dopo che sono passati 50, useresti “rosso” per indicare il verde, proprio come farebbero gli abitanti di Terra Invertita (64).

(Possiamo anche aggiungere che sai di trovarti su Terra Invertita che ti sforzi per parlare la lingua locale; vedi Block 1996a, 42; 2003).

Questo passo dell’argomento fa appello all’esternismo sul contenuto mentale (Putnam 1975, Burge 1979), in particolare ad una sorta di teoria co-variazionale causale (vedi la voce sull’esternismo sul contenuto mentale). In parole povere, l’idea di base è questa: dopo un po’ di tempo su Terra Invertita, alcuni dei vostri stati interni che sulla Terra sono stati sicuramente causati dalla presenza di cose rosse, e che quindi rappresentano la rossezza del rosso, saranno invece causati dalla presenza di cose verdi, e quindi arriveranno a rappresentare la verdezza del verde.

Ciò fornisce un apparente controesempio alla teoria funzionalista “del braccio lungo”. Su Terra Invertita le tue esperienze hanno il ruolo funzionale che secondo teoria funzionalista è necessario e sufficiente perché posseggano QR: le tue esperienze sono “causate da oggetti rossi nelle giuste circostanze e sono correttamente presenti nel pensiero e nelle azioni riguardo gli oggetti rossi”. Ma su Terra Invertita le tue esperienze con questo ruolo funzionale avrebbero QG e non (o non sempre) QR.

Se insistiamo dicendo che lo scenario di Terra Invertita è soggetto alla biologia attuale, potremmo comunque sostenere che le tue esperienze derivate dalle cose rosse su Terra Invertita hanno un ruolo funzionale come QR? Non è chiaro, anche se concediamo la rivendicazione di Block circa lo “spostamento dei contenuti intenzionali” senza un corrispondente cambiamento nei qualia. Il problema è duplice: in primo luogo, a causa delle asimmetrie nello spazio di colore e di ulteriori complicazioni (vedi nota 23), per non parlare dei dettagli delle “lenti inverti-colore”, la tua organizzazione funzionale complessiva cambierebbe certamente sotto vari aspetti, dopo aver viaggiato sulla Terra Invertita biologicamente possibile. In secondo luogo, la descrizione della teoria funzionale dal braccio lungo di Block è altamente schematica. Può darsi che da una forma adeguatamente sofisticata e sviluppata di questa teoria non segua che, sulla Terra invertita biologicamente possibile, le vostre esperienze causate da cose rosse abbiano come ruolo funzionale QR. Punti simili vengono usati per argomentare contro il funzionalismo con uno scenario tradizionale di spettro invertito.

Com’è prevedibile, Block non dà molto peso, se non quasi nessuno, alla possibilità biologica dello scenario di Terra Invertita:

E se i fatti della fisiologia umana intralciassero lo scenario per come l’ho descritto? La mia risposta è la stessa che ho menzionato poco fa (basata sulla confutazione di Harrison da parte di Shoemaker), vale a dire che è possibile che lì esista un genere di persone molto simile a noi, dotate di visione e percezione dei colori, ma la cui fisiologia non esclude il caso appena descritto (o l’inversione dello spettro). I funzionalisti non sarebbero soddisfatti dall’affermazione secondo cui le nostre esperienze sono stati funzionali, mentre le esperienze delle persone dell’altro genere no. (1990, 64).

Questa risposta implica che l’argomento di Terra Invertita contro il funzionalismo debba appellarsi a possibilità più o meno bizzarre. E se lo fa, allora siccome le altre possibilità che non coinvolgono l’inversione, presumibilmente non meno bizzarre, andrebbero bene lo stesso, è dubbio che gli scenari simili a quello di Terra Invertita svolgano un ruolo essenziale nelle argomentazioni contro il funzionalismo.[34]

L’argomento dello spettro invertito contro il fisicalismo è questo:

Argomento Ac
P1c: Il seguente scenario di spettro invertito è possibile: Invert e Nonvert sono fisicamente simili ed entrambi stanno guardando un pomodoro.

Dato che P1c implica che il mentale non sopravviene sulla costituzione fisica:

Cc. Il fisicalismo è falso.

Nonostante ci siano delle controversie riguardo quanto possano essere “fantascientifici” gli scenari di inversione anti-funzionalisti, gli scenari di inversioni anti-fisicalisti sono solitamente molto lontani dalla realtà e la loro possibilità è fortemente messa in discussione. Quasi in maniera indiscutibile: se un argomento di spettro invertito contro il fisicalismo funziona, allora un semplice scenario con gli zombie sarà sufficiente a raggiungere lo scopo.[35]

3.2 … contro il rappresentazionalismo

È opinione diffusa che le esperienze percettive rappresentino in un certo modo l’ambiente che viene percepito. Ad esempio, l’esperienza di qualcuno che percepisce normalmente i colori e che guarda la figura 1 rappresenta (tra l’altro) il suo ambiente come contenente un quadrato color cremisi, vermiglio e turchese. Nella terminologia di Chalmers 2004 (leggermente adattata), una proprietà rappresentazionale è una proprietà di uno stato/evento mentale che specifica (forse solo in parte) il contenuto rappresentazionale dello stato/evento. Ad esempio, la proprietà di essere un’esperienza visiva che rappresenta un quadrato cremisi davanti a qualcuno è una proprietà rappresentazionale (per una tassonomia delle proprietà rappresentazionali, vedere Chalmers 2004, sezione 2). L’idea di base del rappresentazionalismo o intenzionalismo è che i qualia siano proprietà rappresentazionali, o che quantomeno sopravvengano sulle proprietà rappresentazionali. Un vantaggio del rappresentazionalismo è che sembra ridurre la “coscienza fenomenica” (Block 1995) a un certo tipo di intenzionalità. Poiché si è spesso discusso sul problema di fornire un resoconto naturalistico dell’intenzionalità, il rappresentazionalismo offre la possibilità di un una descrizione naturalistica della coscienza (vedere, ad esempio, Dretske 1995, Lycan 1996, Tye 2000 e Speaks 2015).[36]

I casi di inversione dello spettro aiutano a focalizzare la disputa tra i rappresentazionalisti e i loro obiettori. (Anche i casi effettivi di spettri spostati possono essere adatti: vedi Block 1999.) Qualsiasi versione del rappresentazionalismo è vincolata alla seguente tesi. Considera un caso di inversione dello spettro rosso-verde e immagina che Invert e Nonvert stiano entrambi guardando i peperoni rossi raffigurati nella figura 6, su uno sfondo neutro. L’esperienza di Nonvert è QR , mentre l’esperienza di Invert è QG . Poiché le due esperienze hanno qualia differenti, qualsiasi versione del rappresentazionalismo implica che, se questo scenario è possibile, le due esperienze differiscono nel loro contenuto rappresentazionale. Quindi, se lo scenario precedente può essere descritto in modo che (a) le due esperienze abbiano lo stesso contenuto e (b) lo scenario sia possibile, allora il rappresentazionalismo è falso.

Come possono essere soddisfatti questi due desiderata? Fortunatamente per l’anti-rappresentazionalista – o il “fenomenista” (Block 2003) – i modi usuali di cercare di rafforzare il punto (a) non richiedono che Invert e Nonvert siano duplicati da un punto di vista comportamentale (o, si dia il caso, duplicati funzionali). L’anti-rappresentazionalista può quindi respingere il timore che uno scenario di inversione non rilevabile a livello di comportamento sia impossibile.

La descrizione dello scenario anti-rappresentazionalista tipicamente si completa aggiungendo le seguenti tre caratteristiche. In primo luogo, Invert è in grado di usare la sua visione dei colori per identificare di nuovo gli oggetti, distinguerli dal loro sfondo, ecc., più o meno con la stessa facilità di Nonvert. Usando le parole di Locke, Invert “sarebbe in grado di distinguere regolarmente le cose per il [suo] uso da quelle apparenti”. In secondo luogo, Invert ha subito un’inversione dello spettro dalla nascita (o almeno per un lungo periodo di tempo). Terzo, Nonvert e Invert appartengono alla stessa comunità linguistica: in particolare, usano il vocabolario dei colori allo stesso modo, applicando “rosso” ai pomodori, “giallo” alle banane e così via.

Supponiamo che questo scenario sia possibile (per un argomento secondo cui non lo è, vedi Sundström 2002 e Gibbons 2005; per una risposta vedi Littlejohn 2009). Le tre caratteristiche appena menzionate intendono supportare la visione in base alla quale questo scenario è quello in cui, quando Invert e Nonvert guardano entrambi i frutti raffigurati nella figura 6, le loro esperienze hanno le stesse proprietà rappresentazionali. In particolare (sorvolando su un problema che verrà discusso nella sottosezione 3.3 di seguito), la banana appare gialla sia ad Invert che a Nonvert, le fragole appaiono rosse ad entrambi e così via. Quindi, supponendo che le banane siano gialle, che le fragole siano rosse, ecc., né Invert né Nonvert soffrono di una qualche illusione cromatica collettiva. Se questo caso di spettro invertito è corretto, allora i qualia non sopravvengono sulle proprietà rappresentazionali e quindi il rappresentazionalismo è falso.

(Ecco un modo per inserire una versione di Terra invertita di questo argomento (vedere le sottosezioni 2.3.3 e 3.1). Dopo essere arrivato per la prima volta su Terra Invertita, la tua parola “rosso” significa rosso, e per te i peperoni verdi su Terra Invertita sembrano rossi. Ma dopo un periodo di adattamento inziale, arrivi a parlare la lingua della gente del posto e le tue esperienze arrivano a rappresentare correttamente i colori delle cose: i peperoni verdi su Terra Invertita sembrano verdi. Ora confronta la tua attuale esperienza di un peperone verde su Terra Invertita con la tua precedente esperienza relativa ai peperoni esattamente di quella sfumatura sulla Terra. Stesso contenuto, ma qualia diversi. In alternativa, l’argomento anti-rappresentazionalista può procedere portando un esempio del contrario: stessi qualia, ma con contenuto diverso – vedi Block 1990, 64 –7.)

Le tre caratteristiche dello scenario anti-rappresentazionalista possono motivare la conclusione per cui Invert percepisce erroneamente e in maniera sistematica i colori delle cose nel modo seguente. In primo luogo, poiché la visione dei colori di Invert è utile quanto quella di Nonvert per discriminare e identificare gli oggetti, sicuramente sarebbe arbitrario supporre che la visione dei colori di Invert, ma non quella di Nonvert, sia fonte di illusioni continue. In secondo luogo, poiché Nonvert ha subito un’inversione dalla nascita, è in atto un complicato sistema di connessioni causali tra i colori degli oggetti nel suo ambiente e gli stati del suo sistema visivo da molto tempo. In particolare, esiste una connessione causale affidabile tra la presenza di un oggetto rosso davanti agli occhi di Invert e un certo evento neurale che si verifica in lui; plausibilmente, questo tipo di connessione causale è sufficiente a conferire a questo tipo di evento neurale la proprietà di rappresentare la “rossezza”. Terzo, poiché Invert e Nonvert appartengono alla stessa comunità linguistica, la parola “rosso” di Invert significa rosso. Quindi, quando Invert dice (come fa), “Le fragole mi sembrano rosse”, significa che le fragole le sembrano rosse. Quindi, se le fragole non gli sembrano rosse, vuol dire che Invert si sbaglia sistematicamente su come appaiono le cose e questo esito non è credibile.[37]

Naturalmente, ciascuna delle ragioni per pensare che Invert non stia percependo erroneamente i colori degli oggetti può essere messa in dubbio. Riguardo al primo punto, si potrebbe contestare l’affermazione secondo cui sarebbe arbitrario condannare solo Invert per l’errore – in fondo, per tutto ciò che è stato detto, Nonvert e Invert potrebbero differire funzionalmente, il che presumibilmente è una differenza rilevante. Contro il secondo punto, ci sono problemi ben noti per la descrizione “causale in maniera co-variazionale” del contenuto mentale che esso assume (vedi, ad esempio, Fodor 1992, cap. 3). Infine, contro il terzo punto, si può sostenere che la conseguenza per cui Invert si sbaglia sul contenuto della sua esperienza non sia inaccettabile (Tye 2002, 451).[38]

Sarà utile esporre più attentamente l’argomento anti-rappresentazionalista. Poniamo come premessa implicita che lo scenario dello spettro invertito appena descritto sia possibile e supponiamo che Invert e Nonvert stiano entrambi guardando un pomodoro maturo in buona luce:

Argomento B
P1. Né Invert né Nonvert percepiscono erroneamente il colore del pomodoro.

P2. Il pomodoro è rosso (e non di qualsiasi altro colore).

Quindi:

C1. Il pomodoro ha lo stesso colore (cioè rosso) sia per Invert che per Nonvert.
P3. Se il rappresentazionalismo è vero, allora la differenza fenomenica tra Invert e Nonvert è dovuta a una differenza nei colori, nel modo in cui le loro esperienze, una volta esperite, rappresentano il pomodoro.

Quindi, da C1 e P3:

C2. Il rappresentazionalismo è falso.

È stato descritto uno dei dibattiti in merito a P1. Nelle tre sottosezioni seguenti verranno discussi altri modi per opporsi all’argomento.

Se l’argomento B è valido, i pomodori appaiono rossi sia ad Invert che a Nonvert, sebbene i qualia corrispondenti siano diversi. Questo è il motivo per cui l’inversione dello spettro non è stata descritta nella sottosezione 2.1 come un caso in cui i pomodori sembrino verdi a Invert (e sembrino rossi a Nonvert). Se l’inversione dello spettro fosse spiegata in questi termini, l’esperimento mentale sarebbe del tutto inadeguato per essere usato contro il rappresentazionalismo.

Secondo il rappresentazionalista (ortodosso), un’esperienza ha QB, diciamo, nel caso si tratti di un’esperienza che rappresenta il blu. Secondo il fenomenista che sostiene l’Argomento B, un’esperienza ha QB solo nel caso in cui abbia una certa proprietà non-rappresentazionale. Stabiliamo che “B” si riferisca a questa proprietà non-rappresentazionale, sempre che esista una cosa del genere. Quindi le due idee possono essere formulate come segue:

Fenomenismo
QB= B (una certa proprietà non-rappresentazionale).

Rappresentazionalismo ortodosso
QB= proprietà di rappresentare visivamente il blu (cioè essere un’esperienza di qualcosa che sembri blu).

La teoria dei dati sensoriali è generalmente considerata una forma di fenomenismo; sarà trattata come tale in questa sede.[39]
Secondo il sostenitore del dato sensoriale, i dati sensoriali associati alle esperienze di vedere il cielo, i lapislazzuli, il vetro color cobalto, ecc., hanno una proprietà distintiva; il sostenitore tradizionale del dato sensoriale ha considerato questa proprietà come il colore blu (vedere, ad esempio, Moore 1953, 30, n. 2), ma esprimiamoci in modo più neutro e chiamiamolo “ blu’ “(Peacocke 1983, cap. 1). Quindi, secondo il sostenitore del dato sensoriale, l’equazione fenomenista può essere spiegata in modo più esplicativo nei termini seguenti:

Teoria dei dati sensoriali
QB= B= essere una sensazione di un dato sensoriale blu’.

I fenomenisti ortodossi (ad esempio Block e Levine) non chiamano in causa i dati sensoriali e in genere lasciano vuota l’equazione fenomenista. Tuttavia, il sostenitore del dato sensoriale può offrire la seguente considerazione a suo favore.

Immagina due esperienze: la prima è un’esperienza (chiamala “e1”) di un triangolo blu vicino ad un quadrato rosso; la seconda è un’esperienza (e2) di un triangolo rosso vicino ad un quadrato blu. e1 possiede il qualia del colore QB e QR, e anche “qualia spaziali” che possiamo chiamare “QTR” e “QQR”. Il riferimento a questi residui di terminologia dei qualia (“QB”, “QR”, “QTR” e “QQR”) è stato fissato rispettivamente da esperienze di oggetti blu, di oggetti rossi, esperienze di triangoli e di quadrati. Anche e2, certamente, possiede QB, QR, QTR E QQR. Tuttavia e1 ed e2 differiscono fenomenicamente, e dunque sono diversi dal punto di vista dei qualia. Sono dunque richiesti più termini per i qualia: in particolare, il nome di un quale il cui riferimento sia fissato dalle esperienze di triangoli blu e quadrati rossi, ed un altro nome il cui riferimento sia fissato da esperienze di triangoli rossi e quadrati blu. Attraverso un’utile notazione, il nome del primo quale è “QRx&QR(x)&By&TR(y)”, mentre il secondo è “‘QRx&TR(x)&By&QR(y)”. Ovviamente saranno richiesti altri nomi per i qualia e con dei pedici ancora più complicati.

Ora, nota che ci sono molte relazioni di implicazione tra le affermazioni legate ai qualia—ad esempio, “e possiede QRx&QR(x)” implica “e possiede QRx” e “e possiede QRx&TR(x)&By&QR(y)” implica “e possiede QR&QR(y)” e così via. Il rappresentazionalista ortodosso e il sostenitore dei dati sensoriali forniscono delle descrizioni semplici di queste implicazioni in termini di struttura degli oggetti delle esperienze (struttura apparente, per il rappresentazionalista; struttura attuale, per il teorico dei dati sensoriali). Usando il rappresentazionalismo: “e possiede QRx&QR(x)” (allo stesso modo, “e è l’esperienza di qualcosa che sembra di colore rosso e che è quadrato”). Usando la teoria dei dati sensoriali: “e possiede QRx&QR(x)” (che è equivalente a “e è una sensazione di un dato sensoriale del rosso e del quadrato”). Il fenomenista ortodosso non può fornire una spiegazione simile di queste implicazioni, e non è chiaro se abbia i requisiti per farlo[40]
.

3.3 … a favore delle proprietà d’apparenza

Ritornando all’argomento contro il rappresentazionalismo della sezione precedente:

Argomento B
P1 Né Invert né Nonvert stanno percependo erroneamente il colore.
P2. Il pomodoro è rosso (e non di un altro colore).
Quindi:
C1. Il pomodoro appare dello stesso colore (chiamato rosso) sia “ad Invert” che a “Nonvert”.
P3. Se il rappresentazionalismo è vero, allora la differenza fenomenica tra Invert e Nonvert è dovuta a una differenza nei colori dell’esperienza del pomodoro.
C2. Il rappresentazionalismo è falso.

Il rappresentazionalismo solitamente rifiuta P1. Ma ci sono altre opzioni. Secondo Shoemaker, il difetto nell’argomento non è P1, ma piuttosto P3. Oltre a rappresentare i colori, Shoemaker ritiene che l’esperienza visiva presenti altre proprietà (simili al colore)per le quali non abbiamo parole adeguate, e che egli chiama proprietà d’apparenza (appearance properties).[41]
Da questo punto di vista, sia l’esperienza di “Invert” che quella di “Nonvert” rappresentano il pomodoro come rosso. Nonostante ciò, l’esperienza di Invert presenta il pomodoro come avente una certa proprietà di apparenza (che per comodità chiameremo “PAG”), mentre l’esperienza di “Nonvert” presenta il pomodoro come avente una certa proprietà di apparenza (PAR). È questa differenza rappresentazionale tra Invert e Nonvert che rende conto della differenza fenomenologica tra le loro esperienze. Qualcuno potrebbe vedere l’argomento principale di Shoemaker per le proprietà di apparenza come se procedesse da P1 e P2, e il rappresentazionalismo (cioè la negazione di C2), (come se procedesse) alla conclusione che P3 è falso.

Quali sono le proprietà d’apparenza PAG e PAR? Poiché Shoemaker pensa che non sia plausibile che Invert stia percependo sistematicamente i colori in modo errato, non sorprende che pensi che né Nonvert né Invert stiano interpretando sistematicamente in modo errato le proprietà d’apparenza. Il pomodoro, quindi, ha sia PAG che PAR. In Shoemaker 1994b, PAR è (dove QR è il quale che caratterizza l’esperienza delle cose rosse di Nonvert) la proprietà di “produrre realmente [QR] l’esperienza in qualcuno correlato ad essa in un certo modo, vale a dire qualcuno che lo vede in condizioni di illuminazione normali “(254), e in modo simile per PAG (vedi anche Shoemaker 1994a). Questo assicura il risultato che il pomodoro abbia PAR quando Nonvert lo guarda; come osserva Shoemaker, ciò implica che il pomodoro non abbia PAR quando non viene percepito. Questa descrizione delle proprietà dell’apparenza è stata sostanzialmente rivista e sviluppata nei lavori successivi di Shoemaker. Secondo Shoemaker 2002, le proprietà dell’apparenza includono disposizioni a produrre determinate esperienze in certi soggetti percipienti (una considerazione che è stato considerata, ma rifiutata in Shoemaker 1994a, b). Shoemaker 2006a riprende ulteriormente l’idea; per la discussione, vedere Egan 2006 e Speaks 2015, cap. 22.

Thau (2002, cap. 5) sostiene una posizione simile, ma ci sono alcune importanti differenze. In primis, l’argomentazione di Thau non si basa sulla necessità di garantire l’inversione dello spettro senza una presentazione errata, e utilizza invece una versione migliorata dell’esperimento mentale di Jackson (1982) riguardante Mary e la stanza in bianco e nero. (Vedi la pagina Qualia: l’argomento della conoscenza.) In secondo luogo, siccome Thau non si preoccupa di assicurarsi che né Invert né Nonvert stiano percependo in modo errato il pomodoro, non cerca di sostenere che questo abbia sia PAG che PAR, lasciando la domanda senza risposta. Terzo, l’argomento di Thau per le proprietà d’apparenza lo obbliga a ritenere che non possano essere pronunciate (222-5); Shoemaker non è così convinto di questa tesi. Infine, Thau non pensa, a differenza di Shoemaker, che i colori siano rappresentati visivamente (211). Secondo Thau, le credenze sui colori delle cose si basano su esperienze che rappresentano gli oggetti come aventi proprietà di apparenza. Queste credenze sono giustificate, sostiene Thau, perché c’è una correlazione tra un oggetto avente il colore C e il suo sembrare di avere PAC.

3.4 … a favore delle modalità di presentazione

Il “puzzle di Frege” può essere illustrato nel modo seguente. È apparentemente possibile credere che Michael Caine sia londinese, e allo stesso tempo non credere che Maurice Micklewhite sia londinese. Ma com’è possibile, dal momento che Michael Caine e Maurice Micklewhite sono la stessa persona?

Secondo molti filosofi, le apparenze non sono fuorvianti, e le due credenze sono davvero diverse: nello specifico, esse rappresentano proprio lo stesso individuo, l’amata star di Alfie, in maniera diversa, o secondo diverse modalità di presentazione. In base a quest’idea, il contenuto proposizionale di una credenza è un pensiero fregeano, con modi di presentazione come costituenti – al contrario di una proposizione russelliana strutturata, in cui oggetti e proprietà sono i costituenti.[42] Detto in maniera diversa ma in riferimento alla questione, l’esempio mostra che i nomi “Michael Caine” e “Maurice Micklewhite” abbiano diversi sensi fregeani – i loro valori semantici non possono essere semplicemente i loro referenti.

Un problema simile sorge nella filosofia della percezione (vedi, ad esempio, Boghossian e Velleman 1991, Peacocke 2001, Thau 2002). Quando qualcuno vede un cetriolo, il contenuto proposizionale della sua esperienza ha un costituente che è una “modalità di presentazione” della “verdezza” (nella visione neo-fregeana), o semplicemente contiene la proprietà della “verdezza” stessa? Usando la famosa notazione di coppia ordinata per il contenuto proposizionale (vedi, ad es. Thau 2002, 83) e ignorando i problemi sul fatto che il cetriolo stesso sia associato ad una modalità di presentazione, la questione può essere presentata nel modo seguente. Secondo la visione neo-fregeana, il contenuto dell’esperienza del cetriolo di qualcuno è <il cetriolo, MOPverdezza>; nella visione neo-Russelliana, il contenuto della sua esperienza è <il cetriolo, verdezza>.

Ricordiamo la terza premessa dell’argomento B (vedi nelle due sottosezioni precedenti):

P3. Se il rappresentazionalismo è vero, allora la differenza fenomenica tra Invert e Nonvert è dovuta alla differenza nei colori rappresentati dalle esperienze del pomodoro.

Come viene spiegato nella sottosezione 3.3, si può ribattere a P3 sostenendo che l’esperienza del colore rappresenti proprietà d’apparenza. Ciò equivale ad una difesa del rappresentazionalismo, compiuta introducendo una distinzione “al livello del riferimento”. In ogni caso, P3 può comunque essere confutata introducendo una distinzione “al livello del senso”. Da questo punto di vista, la differenza tra Invert e Nonvert è come la differenza – come direbbe un sostenitore della visione fregeana – tra Ian, il quale crede che Michael Caine sia un londinese, e Nan, il quale crede che Maurice Micklewhite sia un londinese. Secondo la visione fregeana del contenuto della percezione, la differenza tra le esperienze di Invert e Nonvert è che essi rappresentano esattamente la stessa proprietà (chiamata “rossezza”) in modi diversi, o attraverso delle differenti modalità di presentazione.

Thau 2002 argomenta contro le modalità di presentazione (e inoltre evidenzia la stretta connessione tra lo spettro invertito e il puzzle di Frege). Chalmers 2004 e Block 2007 difendono una visione fregeana.

3.5 … a favore del relativismo

Non abbiamo ancora finito con l’argomento B:

Argomento B
P1. Né Invert Né Nonvert percepiscono erroneamente il colore del pomodoro.
P.2 Il pomodoro è di colore rosso (e non di un altro colore).

Dunque:

C1. Il pomodoro sembra dello stesso colore (ossia rosso) ad Invert e a Nonvert.
P3. Se il rappresentazionalismo è vero, allora la differenza fenomenica tra Invert e Nonvert è causata da una differenza nel modo in cui le esperienze rappresentano i colori che possiede il pomodoro.

Dunque, da C1 e P3:
C2. Il rappresentazionalismo è falso.

Finora sono stati discussi i motivi per rifiutare P1 e P3. Ma si potrebbe anche mettere in dubbio il passaggio da P1 e P2 a C1. Per analogia, supponiamo che Hare sia su un treno e che stia guardando un pomodoro nel suo cestino per il pranzo, mentre Tortoise si trova sul binario e sta guardando il pomodoro quando passa il treno. Sia Hare che Tortoise hanno una vista normale, in particolare possiedono una normale percezione del movimento visivo. Consideriamo il seguente argomento.

Argomento B*
P1*. Né Hare o Tortoise percepiscono erroneamente il moto del pomodoro.
P2*. Il pomodoro si sta muovendo (non è fermo).

Dunque:

C1*. Il pomodoro sembra che si stia muovendo sia per Hare che per Tortoise.

Poiché il pomodoro si sta muovendo rispetto a Tortoise e non si sta muovendo rispetto a Hare, se P2* è vero, non si deve intendere che il pomodoro si sta muovendo rispetto a Hare. Supponiamo, quindi, che a P2* sia data la seguente interpretazione: il pomodoro si sta muovendo rispetto a Tortoise. Tuttavia, Hare non deve percepire che il pomodoro si sta muovendo rispetto a Tortoise per percepire (correttamente) il movimento del pomodoro – sarà sufficiente anche percepirlo come se non fosse in movimento rispetto a se stesso. Quindi, le esperienze di Hare e Tortoise possono essere entrambe corrette, nonostante rappresentino il movimento del pomodoro in modo diverso, il che significa che l’argomento B* non è valido.

Si potrebbe identificare un errore simile nell’argomento B e quindi sostenere il relativismo sul colore. Secondo il relativismo il pomodoro non è simpliciter rosso: piuttosto, è rosso rispetto a Nonvert (non verde rispetto a Nonvert) e verde rispetto a Invert (non rosso rispetto a Invert). In altre parole, il pomodoro è contemporaneamente rosso-per-Nonvert e verde-per-Invert. Poiché, da questo punto di vista, il pomodoro sembra rosso per Nonvert e “rosso” per Invert, entrambe le loro esperienze sono corrette, anche se rappresentano il pomodoro in maniera diversa.
Qual è questa proprietà di essere rosso per Nonvert? La risposta più comune è qualcosa sulla falsariga del racconto delle proprietà di apparenza (“appearance properties”) in Shoemaker 2002: qualcosa è rosso per Nonvert se e solo se è disposto a causare esperienze con R in percettori del tipo di Nonvert. E questo, ovviamente, è essenzialmente la descrizione della “qualità secondaria” del colore che molti trovano in Locke. A volte il relativismo è reso compatibile con il rappresentazionalismo (McGinn 1983, Tye 1994), ma probabilmente si adatta più naturalmente al fenomenismo (McLaughlin 2003, Cohen 2004).

Shoemaker non ha rifiutato l’argomento B in una maniera così diretta perché ritiene che il relativismo non sia plausibile. Come scrive in una recensione di McGinn 1983:

Supponiamo … che durante la notte tutti noi subissimo l’ “inversione dello spettro” intra-soggettiva… Non si può seriamente sostenere che il risultato del cambiamento sarebbe che d’ora in poi l’erba è
rossa, il vino di porto è verde, ecc. Ed è plausibile che, una volta abituati al cambiamento, non avremmo più detto che l’erba sembra rossa (perché avrebbe l’aspetto di ciò che eravamo abituati a vedere come un oggetto che sembra di colore verde). Questo punto è ancora più chiaro se immaginiamo di subire un’inversione intra-soggettiva uno alla volta, invece che tutti allo stesso tempo. (1986, 411)

Come l’argomento per le proprietà di apparenza, l’argomento per il relativismo può essere avanzato facendo appello agli spettri spostati (si veda, in particolare, Cohen 2004). Averill (1992) sostiene una versione del relativismo che utilizza casi di spettri spostati intrapersonali e fisicamente possibili, che comportano un leggero cambiamento negli occhi o nell’atmosfera.[43]

3.6 … a favore dello scetticismo verso le altre menti

La citazione presa da Locke sullo “spettro invertito” nella sottosezione 2.2 continua così:

Nonostante ciò, sono molto propenso a pensare che le Idee sensibili, prodotte da qualsiasi oggetto nelle menti delle persone, siano comunemente molto vicine e simili in maniera indiscernibile. A sostegno di questa opinione vi sono molte ragioni in campo, ma non facendo più parte dei miei interessi attuali, preferisco non scomodare i miei lettori spiegandole; ma vorrei soltanto avvertirli che la supposizione opposta sarebbe di scarso utilizzo se potesse essere provata, anche per l’avanzamento della nostra conoscenza o per comodità della vita. Quindi, non c’è bisogno di scomodarci per esaminarla. (1689/1975, II, xxxii, 15)

È un peccato che Locke non abbia voluto scomodare i suoi lettori, perché non è assolutamente chiaro quali ragioni potrebbe presentare. Malebranche era dell’opinione contraria:

Eppure credo che non accada mai, o quasi mai, che le persone vedano il nero o il bianco diversamente da come li vediamo noi, sebbene possano non sembrare loro ugualmente bianchi o neri. Ma per quanto riguarda i colori intermedi, come il rosso, il giallo, il blu e soprattutto quelli composti da questi tre, non credo che ci siano molte persone che hanno esattamente la stessa sensazione. (1674–5/1997, I, 13, VI)

Sia p l’affermazione per cui quando qualcuno guarda dei pomodori maturi, la sua esperienza possiede QR. Sia S uno scenario di spettro invertito con questa semplice caratteristica: quando gli altri guardano dei pomodori maturi, la loro esperienza è QV, non QR (quindi p e s sono incompatibili). Considerate il seguente argomento di stampo scettico:

Argomento C
P1. La prova che si può offrire a proposito del comportamento degli altri e dell’uso delle parole che indicano i colori non fa preferire p rispetto ad S.
P2. Nessuno ha prove che si possa preferire p a S.
P3. Se nessuna dimostrazione prova che si possa preferire p a S, allora nessuno conosce p.

Quindi:

C. Nessuno conosce p.

Nonostante i filosofi generalmente non rimangano colpiti da simili tesi a favore dello scetticismo riguardo al mondo esterno, c’è comunque del consenso sullo stato di queste tesi, sulla scia delle frasi precedenti. Ad esempio, Block scrive: “Io dico che semplicemente non sappiamo se l’inversione dello spettro sussista o meno” (1990, 57). L’argomento C è più innocuo di altri argomenti scettici perché, anche se sembra possibile, le sue generalizzazioni che portano ad uno scetticismo verso altri tipi di stati mentali sono semplicemente inverosimili. Ad esempio, un argomento parallelo contro la conoscenza delle credenze degli altri avrebbe una prima premessa piuttosto discutibile.

Un rappresentazionalista ortodosso negherebbe sicuramente P1. Lasciando da parte uno scetticismo controverso sulle testimonianze, è presumibile che si possa venire a conoscenza dell’esperienza altrui tramite la testimonianza di molte persone secondo cui i pomodori sono rossi (vedasi Shoemaker 1982, 334). Quindi, poiché il rappresentazionalismo ortodosso paragona QR alla proprietà di essere un’esperienza di qualcosa di rosso, si può dedurre dalle testimonianze che quando gli altri osservano i pomodori le loro esperienze possiederanno QR.

Alcuni filosofi sostengono che il fatto che le persone siano simili tra di loro sul piano biologico possa essere un’importante prova della loro somiglianza a livello mentale (vedi ad esempio Hill, 1991, capitolo 9), e (sostengono) che su queste basi P2 potrebbe essere negata (vedi ad esempio Papineau 2002, 132). Per altri dibattiti, consultare Block 2002.[44]

3.7 … a favore della lacuna esplicativa

Molti filosofi pensano che esista una “lacuna esplicativa” (Levine 1983, 2001) tra i fatti fisici e i fatti riguardanti le esperienze coscienti. Secondo questa teoria, anche se la coscienza è un fenomeno fisico, non le si può dare una spiegazione in termini fisici. I casi di spettro invertito vengono spesso considerati tra gli argomenti a favore della lacuna esplicativa:

Chiamiamo la descrizione fisica del vedere il rosso “R” e quella di vedere il verde “V”. Quando consideriamo il carattere qualitativo della nostra esperienza visiva mentre guardiamo delle mele McIntosh mature, rispetto a quando guardiamo dei cetrioli maturi, la differenza non è spiegata riferendoci a R e V. Infatti, R non spiega perché io abbia un’esperienza qualitativa di questo tipo (il tipo di esperienza che ho quando guardo delle mele McIntosh), e non di un altro. A riprova di ciò, notate che è ugualmente facile immaginare V quanto immaginare R alla base dell’esperienza qualitativa che è di fatto associata a R. Ed è anche facile immaginare il contrario, ovviamente. (Levine 1985, 356-7)

L’argomento a sostegno della lacuna suggerito da Levine (1983) può essere esposto così:

Argomento D

P1. Se la teoria fisica T spiega il fatto che abbiamo esperienze di tipo QR quando guardiamo le mele McIntosh, e delle esperienze QV quando guardiamo dei cetrioli, allora non è immaginabile che l’explanans (la spiegazione di un fenomeno) sussista anche senza l’explanandum (il fenomeno da spiegare). Cioè, non è immaginabile che T sussista e che non abbiamo esperienze di QR quando guardiamo le mele McIntosh, ecc.

P2. È immaginabile uno scenario di spettro invertito tra il rosso e il verde in cui T sussista.

Ergo:

C. Non esistono teorie fisiche che spieghino il fatto che abbiamo esperienza di QR quando guardiamo le mele McIntosh e abbiamo esperienza di QV quando guardiamo dei cetrioli.

Notate che l’argomento D non ha come premessa un’ipotesi dello spettro invertito per cui un certo tipo di scenario è possibile. Tutto quello che richiede l’argomento è che lo scenario di spettro invertito sia immaginabile. In verità, dato che Levine è un fisicalista, ritiene che questo scenario non sia possibile.

Come si deve intendere l’interpretazione di “immaginare” in P1 e P2? (In letteratura “concepire” è usato in modo intercambiabile). La risposta più comune è questa (Levine 2001, capitolo 2): p è immaginabile se e solo se non-p non è a priori. Secondo questa interpretazione, P1 equivale a ciò: è a priori in modo tale che se l’explanans vale, varrà anche l’explanandum. Ciò può essere spiegato appellandosi al modello esplicativo “deduttivo-nomologico” (vedi Hempel 1965, e la pagina sulla spiegazione scientifica); è un modello controverso e di fatto Levine non lo difende, ma sostiene che esiste una motivazione più ampia:

Dalla breve rilevazione delle teorie correnti riguardanti la spiegazione scientifica che sono state appena presentate, ritengo che la seguente affermazione possa essere giustificata: in una spiegazione scientifica valida, l’explanans o implica l’explanandum o implica una distribuzione di probabilità tra una serie di alternative, nelle quali risiede l’explanandum.(2001, 74)

Qualcuno potrebbe opporsi all’argomento D negando P2 (per consultare alcune teorie, vedi Hardin, 1987; 1993, 134-42; per consultare alcune risposte, vedi Levine 1991; vedi anche Hardin 1991). Una risposta più comune è negare P1 (Block e Stalnaker 1999; per consultare una risposta, vedi Chalmers e Jackson 2001).

Una complicazione esegetica è data dal fatto che attualmente Levine stesso nega P1, continuando a sostenere l’esistenza della lacuna esplicativa sulle basi di un argomento legato all’argomento D, nonostante sia un po’ più complesso (2001, capitolo 3). In ogni caso, proprio come l’argomento dello spettro invertito diretto contro il comportamentismo, il funzionalismo e il fisicalismo (vedi la sottosezione 3.1 soprastante), i casi dello spettro invertito non giocano un ruolo importante a favore della lacuna e infatti Levine (2001) è più propenso a sostenere degli scenari in cui i qualia sono assenti: “La concepibilità degli zombi… è la principale manifestazione della lacuna esplicativa” (79).

3.8 … a favore dell’ineffabilità dei qualia

L’introduzione di QV, QR e così via, all’inizio di questo articolo potrebbe aver destato qualche sospetto. Supponete che l’inversione dello spettro non si verifichi e prendete in considerazione una situazione controfattuale in cui, come sostiene Block, “l’inversione dello spettro è diffusa”. Supponete che i filosofi, in questa situazione controfattuale, introducano la terminologia dei qualia nel modo in cui è stata introdotta nella sezione 1. Se la loro terminologia dei qualia è priva di senso, allora è difficile capire come mai la nostra terminologia sia migliore, poiché usiamo ”QR“ così come viene usato nella situazione controfattuale. Se, d’altro canto, la loro terminologia dei qualia è plausibile, allora presumibilmente “QR”, così come lo usano loro, significa qualcosa di diverso da un quale. Dato che l’inversione dello spettro è diffusa, il loro uso di QR non è associato a nessun quale in particolare. Ancora una volta, data la sovrapposizione in uso, perché supporre che il nostro termine, “QR”, sia diverso? In entrambi i casi: “QR” non si riferisce a un quale. C’è quindi il rischio che i qualia non possano essere nominati nel linguaggio pubblico, perché sono ineffabili (cfr. Dennett, 1988, 228-9). Infatti, questa sembrerebbe essere l’opinione di Block: ”Se un caso di spettro invertito è possibile, allora i contenuti delle esperienze che possono essere espressi nel linguaggio pubblico (ad esempio, sembrare rosso) non sono contenuti qualitativi, ma piuttosto dei contenuti intenzionali (1990,55; vedi anche Block 2007, 73/4). (I “contenuti qualitativi” sono dei qualia che non sono proprietà rappresentazionali: vedi la sottosezione 3.2.)

Frege aveva una sua visione riguardo all’ineffabilità dei qualia. Una delle sue tesi espresse ne I fondamenti dell’aritmetica è che l’aritmetica sia “oggettiva”, ed argomenta così:

È oggettivo… ciò che è soggetto a leggi, ciò che può essere immaginato e giudicato, ciò che si può esprimere a parole. Ciò che è puramente intuito non è comunicabile. Per essere chiari, immaginiamo due esseri razionali tali che le proprietà e le relazioni proiettive siano tutto ciò che possono intuire: la collocazione di tre punti su una linea, di quattro punti su un piano, eccetera; e lasciamo intuire a una persona la presenza di un piano, che a un’altra potrebbe sembrare un punto, e viceversa, in modo tale che se per una è la linea a unire due punti, per un’altra potrebbe essere l’intersezione di due piani e così via, rendendo un’intuizione sempre duplice per qualcun altro. In questa situazione, le due persone potrebbero capire facilmente, e non noterebbero mai, la differenza tra le loro intuizioni, perché nella geometria proiettiva ogni proporzione ha la sua duplice controparte. Qualsiasi disaccordo di tipo estetico non costituirebbe comunque una prova definitiva. Sarebbero totalmente d’accordo riguardo a tutte le teorie geometriche, anche solo interpretando le proprie parole secondo le loro rispettive intuizioni. Ad esempio, uno potrebbe collegare la parola “punto” a una sua intuizione, e l’altro ad un’altra ancora. Ma possiamo comunque dire che per loro quella parola abbia un significato oggettivo, a condizione che tramite quel significato non si comprenda alcuna delle specificità delle loro rispettive intuizioni (1884/1953, §26).

Questo è uno scenario di spettro invertito di tipo spaziale. Secondo Frege, l’inversione non si noterebbe nella semantica: sia Nonvert che Invert usano la parola “punto” con lo stesso significato, nonostante associno delle intuizioni molto diverse. Nel paragrafo successivo, Frege espone una dimostrazione simile con i colori:

La parola “bianco” di solito ci fa pensare ad una determinata sensazione, che è, ovviamente, soggettiva; ma nei discorsi quotidiani, ritengo tuttavia che spesso si carichi di un senso oggettivo. Quando diciamo che la neve è bianca, intendiamo riferirci a una qualità oggettiva che riconosciamo, alla luce del giorno, tramite una determinata sensazione. Se guardassimo la neve illuminata da una luce colorata, ne terremmo conto per formulare il nostro giudizio e diremmo, ad esempio, “Sembra rossa in questo momento, ma è bianca”. Anche una persona daltonica può parlare di rosso e di verde, malgrado non distingua i due colori a livello di sensazione. Riesce a distinguerli per via del fatto che gli altri ci riescono, o forse compiendo un esperimento fisico. Spesso, perciò, un colore non indica la nostra sensazione soggettiva, della quale non potremo mai sapere di essere d’accordo con qualcuno (anche perché dare lo stesso nome alle cose non dà tanta garanzia al riguardo), ma piuttosto indica una qualità oggettiva. (§26)

Nonostante Frege paia concedere che a volte i termini che descrivono i colori “indicano le nostre sensazioni soggettive”, la tendenza generale dell’argomento è orientata verso una conclusione più solida, cioè che le nostre sensazioni soggettive non siano di fatto “esprimibili a parole”. Un esempio affine è lo scarafaggio nella scatola di Wittgenstein:

Supponiamo che tutti abbiano una scatola con dentro qualcosa: lo chiamano scarafaggio. Nessuno può guardare dentro la scatola di qualcun altro e tutti dicono di sapere cosa sia uno scarafaggio solo guardando il proprio – Qui è abbastanza probabile che tutti abbiano qualcosa di diverso nella propria scatola. Qualcuno potrebbe anche immaginare che il proprio oggetto cambi costantemente. – Ma possiamo supporre che la parola “scarafaggio” abbia un significato nel linguaggio di queste persone? – Se fosse così, allora non sarebbe usata per indicare una cosa. La cosa nella scatola non ha nessun posto nel gioco linguistico, neppure come un qualcosa; anche perché la scatola potrebbe perfino essere vuota. No, qualcuno può “prescindere” da quello che c’è nella scatola; sparisce, qualunque cosa essa sia. (1958, §293)

(Notare che Wittgenstein immagina degli “scarafaggi assenti”, il che corrisponde a uno scenario di qualia assenti.)

Ecco un argomento ispirato a questi passaggi.

Supponiamo che Humbert sia semanticamente (e altrimenti) competente: vede i colori normalmente, è un membro della nostra comunità linguistica, e usa la terminologia dei qualia (“QR”, “QV”, ecc.), com’è spiegato nella sezione 1. Supponiamo inoltre che l’inversione dello spettro di fatto non si verifichi.

Ora, considerate uno scenario controfattuale dell’inversione dello spettro in cui “l’inversione dello spettro è onnipresente”. Invert è stato specularmente invertito rispetto ad altri membri della sua comunità fin dalla nascita, i quali utilizzano tutti la terminologia dei colori più o meno allo stesso modo. Nonvert è specularmente invertito rispetto al suo vicino Invert ma – comparando questo scenario con quello reale descritto nel paragrafo precedente – non è specularmente invertito rispetto a Humbert. Supponiamo inoltre che Nonvert e il suo vicino Invert utilizzino la terminologia dei qualia nel modo spiegato nella sezione 1. Assumiamo come premessa implicita che questo scenario sia possibile.

Sia “X” la seguente definizione: “Il quale distintivo di Humbert è l’esperienza di cose rosse” (per ipotesi, questa descrizione è coestensiva a “il quale distintivo di Nonvert è l’esperienza di cose rosse in uno scenario controfattuale di inversione).

Argomento E
P1. “QR”, nel modo in cui lo usa Invert, e “QR”, nel modo in cui lo usa Nonvert, si riferisce (se mai lo fa) alla stessa proprietà.

P2. “QR”, nel modo in cui lo usa Invert, non si riferisce a X.

Ergo:

C1. “QR”, nel modo in cui lo usa Nonvert, non si riferisce a X.
P3. “QR”, nel modo in cui lo usa Humbert, e “QR” nel modo in cui lo usa Nonvert, si riferisce (se mai lo fa) alla stessa proprietà.

Ergo, secondo C1 e P3:

C2. “QR”, nel modo in cui Humbert lo usa, non si riferisce a X.

Dato che noialtri non ci troviamo in una posizione migliore rispetto a Humbert, C2 porta inevitabilmente alla conclusione che “QR”, “QV” ecc., nel modo in cui sono introdotti nella sezione 1, non si riferiscano davvero ai qualia. Qualcuno potrebbe ritenere che l’argomento E mostri che certi aspetti salienti della nostra vita mentale sono elusivi dal punto di vista linguistico (come, ad esempio, sostiene Frege); qualcun altro invece potrebbe essere d’accordo con Wittgenstein e concludere che il concetto stesso di qualia si basa su un disordine di tipo concettuale.

Di fatto, C2 non implica che i qualia siano completamente ineffabili– quindi non implica che nessuna espressione si riferisca a X (cioè il quale distintivo delle esperienze di Humbert delle cose rosse). Infatti, se la frase alla destra di C2 riesce ad esprimere il vero, allora “X” (e quindi il “quale distintivo delle esperienze di Humbert delle cose rosse”) si riferisce a X. Se l’argomento E rappresenta il limite che possiamo raggiungere, allora la morale che dovremmo trarre è che alcuni qualia in particolare possono essere scelti solo tramite la descrizione, ma non possono essere menzionati tramite espressioni semanticamente semplici, come “QR” e “QV”.[45] Ma, tenendo a mente il commento di Wittgenstein per cui “la scatola potrebbe anche essere vuota”, qualcuno potrebbe anche tentare di ampliare il ragionamento per mostrare che anche la parola “qualia” è priva di significato.

Tuttavia, l’argomento E non è palesemente corretto. La premessa che ha più bisogno di argomentazione è P3.[46] Quando abbiamo introdotto la terminologia dei qualia nella sezione 1, avevamo tacitamente dato per scontato che l’inversione dello spettro non fosse diffusa. Nella comunità di Invert e Nonvert quella supposizione è falsa, quindi non dovrebbe sorprendere se il tentativo di introdurre “QR” nel linguaggio comune non va a buon fine. Ma nella comunità di Humbert invece la supposizione è vera, quindi perché QR, nel modo in cui lo usano i membri di quella comunità, non dovrebbe riferirsi al quale distintivo dell’esperienza delle cose rosse che ha avuto Humbert?[47]

3.9 … a favore dell’incoerenza dell’esternismo sul contenuto, del rappresentazionalismo e dell’internismo sui qualia

Ci siamo già riferiti all’esternalismo riguardo alle credenze e alle attitudini proposizionali degli altri, oltre che alle esperienze percettive, nelle sottosezioni 3.1 e 3.2. La premessa P1 del nostro così esaminato Argomento B –”Né Invert né Nonvert percepiscono in maniera errata il colore del pomodoro” –, era supportata, in parte, dalla teoria esternista del contenuto percettivo. Secondo gli esternisti, alcune proprietà rappresentazionali dei soggetti, come la proprietà di credere che l’acqua sia bagnata o che l’artrite sia dolorosa, o la proprietà di fare l’esperienza di qualcosa di rosso, sono estrinseche: queste proprietà non sono necessariamente condivise tra dei gemelli perfetti (o anche gemelli molto meno perfetti con cervelli perfettamente duplicati).[48] Smith potrebbe credere che l’acqua sia bagnata, eppure il gemello di Smith sulla Terra gemella di Putnam non ci crede. Il pomodoro potrebbe sembrare rosso per Jones, ma per il gemello di Jones, su Terra Invertita, magari no. (In una situazione alternativa, il gemello di Jones è stato appena creato per caso in una palude: vedi Davidson 1987).

Il fatto che i qualia siano intrinseci è qualcosa di ampiamente sostenuto. (vedi ad esempio Block 1990, 68). O, più correttamente, le proprietà dei soggetti quali avere esperienze con il quale Q sono intrinseche. Se Jones sta facendo esperienza del quale Q, allora non c’è nessun mondo possibile m in cui il gemello di Jones non stia facendo esperienza del quale Q.

Infine, il rappresentazionalismo (vedi la sottosezione 3.2) è, se non così popolare quanto le due precedenti tesi, comunque difeso da molti filosofi contemporanei.

Ora consideriamo il seguente argomento (vedi Byrne e Hilbert, 1997 b, 271-2):

Argomento F
P1. Le proprietà rappresentazionali sono estrinseche.
P2. Il rappresentazionalismo è vero (per semplificare, nel modulo della sottosezione 3.2: QC= la proprietà di fare esperienza di qualcosa che sia di colore C).
P3: I qualia sono intrinseci.

Consideriamo la proprietà rappresentazionale di fare esperienza di qualcosa di colore rosso. Secondo P1, questa proprietà è estrinseca: quindi un mondo m in cui un soggetto x ha questa proprietà e un soggetto y – che è un suo perfetto duplicato – non ce l’ha, è possibile. Nonvert e il suo gemello Invert guardano entrambi un pomodoro in un recipiente bianco (ma potrebbe essere che i due gemelli si trovino su un pianeta diverso). Nonvert sta facendo esperienza di qualcosa di rosso e Invert invece no; specifichiamo: (i) il pomodoro sembra rosso e a Nonvert non sembra per nulla verde; (ii), il pomodoro sembra verde e ad Invert non sembra per nulla rosso. Secondo P2, l’esperienza di Nonvert è QR e non QV; viceversa, per Invert. Quindi Nonvert e Invert sono gemelli le cui esperienze non combaciano nei qualia; in altre parole, i qualia sono intrinseci. Secondo P3, arriviamo ad una contraddizione. Ergo:

C. Almeno una premessa tra P1, P2 e P3 è falsa.

Notate che l’argomento F non presume la possibilità di uno scenario in cui i due soggetti che percepiscono sono invertiti sul piano dello spettro. L’ipotesi dell’inversione dello spettro è esclusa da P1, mentre P3 è ovviamente coerente con la conclusione raggiunta dall’argomento F.

L’argomento F mostra che la visione esternalista del contenuto, il rappresentazionalismo o l’internalismo dei qualia dovrebbero essere rifiutati. Vedi Egan e John 2003 per altre argomentazioni a riguardo (Altre risorse online); Dretske (1995, capitolo 5) argomenta contro P3 (vedi anche Tye 1995, 150–5; 2002, Capitolo 6; Lycan 1996, 115–7; e Noë 2005, Capitolo 7); P1 è rifiutato in Chalmers 2004.

Allo stesso modo, McGinn (1989, 58-94) porta avanti un argomento basato su una “terra invertita spazialmente” contro quello che lui chiama “esternalismo forte” dei contenuti percettivi (un certo tipo di esternalismo). Davies (1997) adatta gli esempi di McGinn per sostenere l’esternalismo del contenuto percettivo. Entrambe le parti del dibattito tra esternalismo e internalismo, nel modo in cui è illustrato dall’argomento F, presuppongono che è possibile mantenere fissa la costituzione interna dei soggetti percettivi, pur variando notevolmente l’ambiente; questa idea è esaminata criticamente da Hurley 1998, capitoli 7 e 8, e Myin 2001 3.10.

3.10 Riassunto: caratteristiche richieste per gli scenari di spettro invertito

Conclusione Caratteristiche richieste per lo scenario
Il comportamentismo è falso. Inversione non rilevabile a livello comportamentale.
Il funzionalismo è falso. Inversione funzionalmente non rilevabile.
Il fisicalismo è falso. Inversione fisicamente non rilevabile.
Il rappresentazionalismo è falso. Inversione senza una percezione erronea (quindi non è richiesta un’inversione non rilevabile a livello di comportamento); inoltre, c’è inversione permanente e permane la stessa comunità linguistica. Anche gli spettri spostati potrebbero andare bene.
Ci sono proprietà d’apparenza. Come immediatamente sopra (“Il rappresentazionalismo è falso”).
Esistono modalità percettive di presentazione. Come immediatamente sopra.
Il relativismo sul colore è vero. Come immediatamente sopra.
Non si conoscono i qualia degli altri. Inversione che non è esclusa dalla prova effettiva del comportamento
degli altri e dall’uso di parole legate ai colori.
C’è una lacuna esplicativa. Inversione che si ottiene insieme alla teoria fisica attuale delle esperienze cromatiche; lo scenario non deve essere possibile, solo immaginabile.
I qualia sono ineffabili. Soggetti invertiti e non invertiti nella stessa comunità, con l’utilizzo di una terminologia sui qualia simile a quella usata attualmente.
L’esternalismo del contenuto, il rappresentazionalismo e l’internalismo sui qualia  sono incoerenti. Soggetti invertiti che sono perfetti duplicati; si presume che questo scenario non sia possibile

Bibliografia

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Strumenti accademici

 

Altre risorse in Internet

Manoscritti Online

• Clark, A., 1996, “Inversions Spectral and Bright”, comments on Melinda Campbell, Meetings of the Society for Philosophy & Psychology, San Francisco.
• Egan, A., and John, J., 2003, “A Puzzle about Perception” (pdf).
• Nordby, K., 1996, “Vision in a Complete Achromat: A Personal Account.

Pagine e Siti Web

A Glossary of Color Science, compiled by Alex Byrne (MIT) and David R. Hilbert (University of Illinois/Chicago).
• Rolf Kuehni’s article on Color Spaces.
• Wikipedia entry on the Munsell color system.
• Eric Schwitzgebel’s Sound-Color Qualia Inversion Contest.

Voci correlate

behaviorism | color | consciousness: and intentionality | consciousness: representational theories of | externalism about the mind | functionalism | Locke, John | mental content | mental content: causal theories of | mental content: narrow | mental content: teleological theories of | other minds | perception: the problem of | physicalism | qualia | sense-data

Riconoscimenti

For advice and assistance I am very grateful to Jonathan Cohen, Tyler Doggett, Andy Egan, Rachel Faith, Ned Hall, Elizabeth Harman, David Hilbert, Jim John, Fiona Macpherson, and Daniel Stoljar.

Copyright © 2020 by
Alex Byrne <abyrne@mit.edu>

Traduzione di

Laura Molinaro, Filippo Pelucchi, Edoardo Piccaluga e Silvia Toro