Sopravvenienza [DRAFT]

The following is the translation of Brian McLaughlin¬†and Karen Bennett‚Äôs entry on ‚ÄúSupervenience‚Ä̬†in the¬†Stanford Encyclopedia of Philosophy. The translation follows the version of the entry in the SEP‚Äôs archives at¬†https://plato.stanford.edu/archives/win2020/entries/supervenience/ . This translated version may differ from the current version of the entry, which may have been updated since the time of this translation. ¬†The current version is located at¬†https://plato.stanford.edu/entries/supervenience/ . We‚Äôd like to thank the Editors of the Stanford Encyclopedia of Philosophy for granting permission to translate and to publish this entry on the web.

 


******* SEP translations *******

 

Un insieme di propriet√† A sopravviene su un altro insieme B solo se due oggetti non possono differire rispetto alle propriet√† A senza anche differire nelle loro propriet√† B. Per usare uno slogan, “Non pu√≤ esserci una differenza in A senza una differenza in B“.

Come vedremo, questo slogan pu√≤ essere inteso in molti modi diversi. Ma per illustrare l’idea di base, immaginiamo che esista un falsario perfetto. Le copie dei suoi dipinti non solo ingannano i galleristi, ma sono in realt√† duplicati esatti degli originali fino all‚Äôaccurata collocazione di ogni molecola di pigmento – anzi, fino a ogni dettaglio microfisico. Supponiamo che egli produca una copia del genere della Veduta di Toledo di El Greco. Ovviamente √® diversa dall’originale sotto vari aspetti: √® un falso, non √® stato dipinto da El Greco, vale un po‚Äô meno da Sotheby’s e cos√¨ via. Ma anche il falso √® esattamente come l’originale sotto altri aspetti. Ha la stessa forma, dimensione e peso. La superficie della tela contiene le stesse disposizioni di colori e forme: un rettangolo blu qui, una spirale verde l√†. In effetti sembra lo stesso, almeno a un singolo spettatore in condizioni di illuminazione identiche e cos√¨ via. Forse √® addirittura bello come l’originale, anche se questo √® pi√Ļ controverso.

Le propriet√† che il falso deve condividere con l’originale sono quelle che sopravvengono sulle sue propriet√† microfisiche. √ą una certezza che due dipinti microfisicamente uguali saranno uguali nella disposizione dei colori e delle forme delle loro tele. Cio√®, non puoi cambiare la disposizione dei colori e delle forme sulla tela di un dipinto senza che cambino le sue propriet√† microfisiche. Questo vale a dire che la disposizione dei colori e delle forme sopravviene sulle sue propriet√† microfisiche.

La sopravvenienza √® una nozione centrale nella filosofia analitica. √ą stata invocata in quasi ogni angolo del campo di ricerca. Ad esempio, √® stato affermato che le propriet√† estetiche, morali e mentali sopravvengono sulle propriet√† fisiche. √ą stato anche sostenuto che le verit√† modali sopravvengono su quelle non-modali e che le verit√† generali sopravvengono su quelle particolari. Inoltre, la sopravvenienza √® stata usata per distinguere vari tipi di internismo ed esternalismo e per dimostrare pretese di riducibilit√† e analisi concettuale.

La sopravvenienza è correlata, ma distinta, da nozioni quali grounding e dipendenza ontologica. Affronteremo direttamente la relazione tra queste nozioni nella sezione 3.5 (gran parte di quella sezione fa parte di questa voce sin dalla sua pubblicazione iniziale nel 2005).

1. Introduzione

L’idea centrale della sopravvenienza √® catturata dallo slogan: ‚ÄúNon pu√≤ esserci una differenza in A senza una differenza in B‚ÄĚ. √ą importante evidenziare quel ‚Äúnon pu√≤ esserci‚ÄĚ. Quando si nota una relazione di sopravvenienza non si sta meramente dicendo che √® capitato che non vi sia alcuna differenza in A senza una differenza in B; si sta affermando che non ce ne pu√≤ essere una. Le propriet√† A sopravvengono sulle propriet√† B se e solo se una differenza nelle propriet√† A necessita una differenza nelle propriet√† B o, equivalentemente, se e solo se la somiglianza esatta rispetto alle propriet√† B garantisce la somiglianza esatta rispetto alle propriet√† A. Le affermazioni di sopravvenienza hanno quindi forza modale. Il tipo di forza modale pu√≤ variare; diverse affermazioni di sopravvenienza possono attribuire diversi tipi di connessioni necessarie tra propriet√† B e propriet√† A (vedasi la sezione 3.1.) Anche quando la modalit√† √® fissata, tuttavia, ci sono una serie di affermazioni distinte che potrebbero essere espresse dallo stesso slogan. Una buona parte del lavoro filosofico √® stato dedicato alla distinzione di queste forme di sopravvenienza e all’esame delle loro rispettive relazioni logiche.

Inizieremo con alcuni brevi cenni storici (Sezione 2), per poi passare ad alcune domande generali sulla sopravvenienza, ad esempio se sia esplicativa e se garantisca l‚Äôimplicazione (Sezione 3). Esploreremo quindi in dettaglio le varie versioni di sopravvenienza (Sezione 4). Il lavoro tecnico √® di per s√© interessante, ma √® ovviamente reso pi√Ļ interessante dal fatto che i diversi tipi di sopravvenienza possono essere utili per diversi scopi filosofici. Pertanto, sebbene la maggior parte di questa voce riguardi la sopravvenienza stessa piuttosto che le sue applicazioni, concluderemo con la discussione di alcuni problemi filosofici per i quali la sopravvenienza √® rilevante (Sezione 5).

I lettori interessati primariamente a una panoramica delle relazioni tra le principali variet√† di sopravvenienza dovrebbero andare direttamente alla Sezione 4. Le definizioni tecniche sono anche raccolte in un’appendice.

 

2. Storia

2.1 Sopravvenienza come termine tecnico della filosofia

La “sopravvenienza” e i suoi correlati sono termini tecnici. Questa non √® una novit√†; “sopravvenire” √® usato raramente al di fuori della filosofia oggigiorno. Ma talvolta lo √®, e quando √® cos√¨, in genere ha un significato diverso. Solitamente √® usato per indicare “l‚Äôarrivo o l‚Äôavvenire di qualcosa di aggiuntivo, estraneo o inaspettato” (Webster’s New International Dictionary, 3a edizione). Questo √® il senso in questione nei seguenti passaggi dell’Oxford English Dictionary: ‚Äúall’improvviso sopravvenne la morte del re (1674‚Äď48)‚ÄĚ e ‚ÄúIl re fu ferito a causa del pomo della sua sella; sopravvenne la febbre e la ferita si rivel√≤ essere fatale (1867)‚ÄĚ (citato in Kim 1990, 2‚Äď3). √ą anche il senso in questione in un‚Äôosservazione autobiografica di W.V.O. Quine circa la sua adolescenza: “il bacio sopravvenne quando i tempi furono maturi come i baci tendono a fare” (1985, 43). Tuttavia, questo uso di “sopravvenienza” √® irrilevante per l’uso filosofico del termine. L’uso filosofico di “sopravvenienza” √® strettamente tecnico, e quindi non √® in alcun modo dipendente dai suoi usi ordinari. In tal senso, “sopravvenire” √® diverso da termini come “causa”, “libert√†” o “giustizia”. Il significato di “sopravvenire” √® dato da una convenzione e la nozione cos√¨ definita va giudicata per i suoi esiti filosofici (McLaughlin 1995).

 

2.2 Origine del termine

Qual √® allora l’origine dell’uso filosofico del termine? Non √® chiaro. Alcuni hanno ipotizzato che abbia origine dagli emergentisti britannici della prima parte del ventesimo secolo. Questo perch√© l’emergentista britannico Lloyd Morgan (1923) us√≤ il termine “sopravvenire” per caratterizzare una relazione che le propriet√† emergenti hanno con le loro propriet√† di base, e il suo uso divenne abbastanza diffuso nella letteratura sull’emergentismo. Tuttavia, Morgan ha usato “sopravvenire” essenzialmente nel suo senso ordinario, piuttosto che nel suo attuale senso filosofico. Egli ha sostenuto che le propriet√† emergenti fossero distinte e aggiuntive rispetto alle loro propriet√† di base, ed emergessero in modo imprevedibile da esse. Fu questo uso, non l’attuale uso filosofico, che divenne abbastanza diffuso nella letteratura sull’emergentismo (vedi Van Cleve 1990; e McLaughlin 1992 e 1997b).

√ą anche spesso affermato che il termine “sopravvenire” sia stato usato per la prima volta nel suo senso filosofico attuale da R.M. Hare, che lo utilizz√≤ per caratterizzare una relazione tra propriet√† morali e propriet√† naturali (1952, 145). A differenza di Morgan, Hare ha usato il termine essenzialmente nel senso filosofico corrente, ma afferma di non essere stato il primo a farlo. Egli sostiene che il termine era usato in questo modo a Oxford negli anni ’40, anche se non ricorda da chi o in quale contesto (Hare 1984).

√ą importante chiarire che, tuttavia, indipendentemente dal fatto che Hare sia stato il primo a usare il termine “sopravvenire” in senso filosofico, certamente non √® stato il primo ad affermare una relazione di sopravvenienza. Ad esempio, sebbene G.E. Moore non abbia usato il termine ‚Äúsopravvenire‚ÄĚ, egli afferm√≤: “uno dei fatti pi√Ļ importanti sulla differenza qualitativa … [√® che] due cose non possono differire nelle qualit√† senza differire nella loro natura intrinseca” (1922, 263). E ci sono molti altri esempi storici di questo genere di affermazioni circa la sopravvenienza. Inoltre, anche se qui non discuteremo questo punto, non sembra esagerato affermare che virtualmente ogni figura importante nella storia della filosofia occidentale si √® almeno implicitamente impegnata in qualche forma di sopravvenienza, o quantomeno l‚Äôha rifiutata.

Ma a prescindere da quanto tempo esista la nozione di sopravvenienza, o da chi abbia usato per primo il termine nel suo senso filosofico, √® indiscutibile che Donald Davidson abbia svolto un ruolo chiave nel riportare l’idea al centro della scena. Egli ha introdotto il termine “sopravvenienza” nella filosofia della mente contemporanea nel seguente passaggio:

[L]e caratteristiche mentali sono in un certo senso dipendenti, o sopravvenienti, sulle caratteristiche fisiche. Tale sopravvenienza potrebbe essere interpretata nel senso che non possono esistere due eventi uguali in tutti gli aspetti fisici ma diversi in qualche aspetto mentale, o che un oggetto non può alterare qualche aspetto mentale senza alterare qualche aspetto fisico (1970, 214).

Dopo l‚Äôappello di Davidson alla sopravvenienza, Terence Horgan (1982, 1984), Jaegwon Kim (1984, 1987, 1988, 1990, 1993), David Lewis (1983) e altri iniziarono a esaminare la nozione di sopravvenienza stessa e a valutarne l’utilit√† per un’ampia variet√† di scopi filosofici. La letteratura sulla sopravvenienza da allora si moltiplic√≤.

 

3. Sopravvenienza e altre relazioni

I filosofi hanno distinto diversi tipi di sopravvenienza. Nella Sezione 4, esporremo queste variet√† e noteremo le loro rispettive relazioni logiche. Per ora, tuttavia, ci atterremo all’idea centrale della relazione di sopravvenienza, vale a dire che non pu√≤ esserci una differenza in A senza una differenza in B. Si possono fare un gran numero di considerazioni filosofiche interessanti gi√† soltanto lavorando su questa semplice e intuitiva idea.

3.1 La forza modale della relazione di sopravvenienza

Per capire come la sopravvenienza sia collegata ad altre relazioni – come l‚Äôimplicazione, la riduzione, grounding, la dipendenza ontologica e la spiegazione – dobbiamo discutere il fatto che la relazione di sopravvenienza pu√≤ valere a diversi gradi di forza modale. Cio√®, il “non pu√≤” in “non pu√≤ esserci una differenza in A senza una differenza in B” ha diversi gradi di forza. Ad esempio, pu√≤ indicare un‚Äôimpossibilit√† logica, oppure pu√≤ significare che qualcosa non pu√≤ accadere coerentemente alle leggi di natura.

Ci√≤ solleva alcuni problemi controversi. Ai fini di questo saggio, facciamo le seguenti tre assunzioni. Primo, assumiamo che la necessit√† metafisica sia forte quanto la necessit√† logica. Ci sono, a dire il vero, verit√† metafisicamente necessarie che non sono verit√† logiche, come la verit√† acqua = H2O. Ma la necessit√† metafisica √® forte quanto la necessit√† logica considerando che lo spazio della possibilit√† metafisica √® esattamente lo stesso della possibilit√† logica: i mondi logicamente possibili sono uguali ai mondi metafisicamente possibili (vedi, ad esempio, McLaughlin 1995; Chalmers 1996; e Jackson 1998). Questo non √® del tutto privo di controversie, ma abbiamo poco da dire al riguardo. In secondo luogo, e pi√Ļ importante in quanto segue, assumiamo che almeno alcune propriet√† che compaiono nelle leggi di natura non svolgano i loro ruoli nomologici in modo essenziale, perci√≤ √® logicamente o metafisicamente possibile che queste propriet√† non figurino nelle leggi in questione. Anche questo √® controverso, ma non difenderemo questo punto qui. (Vedi Shoemaker 1980, Swoyer 1982 ed Ellis 2001 per il punto di vista opposto). Infine, assumeremo che tutto ci√≤ che √® metafisicamente necessario sia nomologicamente necessario, ma non viceversa. (Si pu√≤ sostenere che esistano verit√† nomologicamente necessarie che non sono metafisicamente necessarie, anche nel caso si sostenga che tutte le propriet√† nomologiche svolgono i loro ruoli nomologici in modo essenziale; vedasi Fine 2002.)

Alcune relazioni di sopravvenienza sono metafisicamente (o logicamente) necessarie. La propriet√† di essere un taglio di capelli o un halibut sopravviene per necessit√† metafisica sulle due propriet√† di base di essere un taglio di capelli ed essere un halibut: due cose non possono differire rispetto ad essere un taglio di capelli o un halibut senza differire o rispetto all‚Äôessere un taglio di capelli, o rispetto all‚Äôessere un halibut. Inoltre, le superfici delle sfere perfette sopravvengono per necessit√† metafisica sui loro volumi (e viceversa) (Lombard 1986). Alcune relazioni di sopravvenienza sono metafisicamente contingenti. Consideriamo la legge di Wiedemann-Franz, la quale afferma che la conduttivit√† elettrica di un metallo varia assieme alla sua conduttivit√† termica. Questa legge implica quindi che la conduttivit√† elettrica e la conduttivit√† termica sopravvengano reciprocamente. Ma supponendo che la legge sia metafisicamente contingente, lo √® anche la sua relazione di sopravvenienza. √ą solo nomologicamente necessario che non ci possa essere una differenza in un tipo di conduttivit√† senza una differenza nell’altro tipo.

Quindi, le relazioni di sopravvenienza possono reggere con necessit√† metafisica o nomologica, e forse anche con qualche altro tipo di necessit√†. Il fatto che la sopravvenienza si presenti in diversi gradi di forza modale √® importante. Talvolta vi √® accordo unanime sul fatto che ci sia certa relazione di sopravvenienza, ma si discute su quale sia la sua forza modale. Un esempio importante √® la sopravvenienza del mentale sul fisico. Quasi tutti, anche un dualista cartesiano, credono in questa relazione di sopravvenienza. Ma c’√® un forte disaccordo circa il fatto che la relazione di sopravvenienza sia valida per necessit√† metafisica o lo sia per necessit√† nomologica. Chiediamoci: potrebbe esistere un individuo che non ha alcuna esperienza cosciente, nonostante sia fisicamente indistinguibile da un individuo cosciente (Kirk 1994; Chalmers 1996)? In altre parole, potrebbe esistere quello che i filosofi chiamano uno “zombie”? Poich√© √® ampiamente riconosciuto che il mentale sopravviene nomologicamente sul fisico, √® ampiamente riconosciuto che gli zombi siano nomologicamente impossibili – la loro esistenza violerebbe le leggi psicofisiche. Ma alcuni filosofi (ad esempio, Chalmers 1996) pensano che gli zombi siano ciononostante metafisicamente possibili. Questo rimane un argomento controverso e per risolverlo √® necessario affrontare questioni complesse sulla relazione tra concepibilit√† e possibilit√† metafisica. Basti notare che la disputa √® proprio sulla forza modale del “non pu√≤” in “non pu√≤ esserci una differenza mentale senza una differenza fisica”. (Per una discussione sulla relazione tra concepibilit√† e possibilit√† metafisica si vedano, ad esempio, i saggi in Gendler e Hawthorne 2002. Per una discussione sul fisicalismo, vedasi la sezione 5.4 e la voce a parte sul fisicalismo https://plato.stanford.edu/entries/physicalism/.)

 

3.2 Sopravvenienza ed implicazione

La sopravvenienza √® una forma di implicazione? Le due relazioni sono logicamente simili per certi versi. La relazione di implicazione √® riflessiva, transitiva e non-simmetrica, cos√¨ come la sopravvenienza. Essa √® riflessiva: per qualsiasi insieme di propriet√† A, non pu√≤ esserci una differenza in A senza una differenza in A (vedasi, ad esempio, Kim 1984). √ą anche transitiva: se le propriet√† A sopravvengono sulle propriet√† B e le propriet√† B sopravvengono sulle propriet√† C, allora le propriet√† A sopravvengono sulle propriet√† C. Tuttavia, la sopravvenienza non √® n√© simmetrica n√© asimmetrica; √® non-simmetrica. Talvolta regge simmetricamente. Ogni caso riflessivo di sopravvenienza √® banalmente un caso simmetrico; si consideri anche il caso del volume e della superficie delle sfere perfette del paragrafo 3.1. A volte regge in modo asimmetrico. Ad esempio, mentre il mentale pu√≤ sopravvenire sul fisico, il fisico non sopravviene sul mentale. Possono esserci differenze fisiche senza differenze mentali. Un modo lampante di esemplificare questo punto √® notare come oggetti radicalmente diversi tra loro da un punto di vista fisico – una lavatrice e un sacchetto di carta, ad esempio – possono essere uguali da un punto di vista mentale, dato che sono tutti privi di qualsiasi propriet√† mentale. Quindi la sopravvenienza, come l’implicazione, √® riflessiva, transitiva e non-simmetrica.

Nonostante ci√≤, il fatto che le propriet√† B implichino le propriet√† A non √® n√© necessario n√© sufficiente affinch√© le propriet√† A sopravvengano sulle propriet√† B. (La nozione di implicazione tra propriet√† √® la seguente: la propriet√† P implica la propriet√† Q, solo nel caso in cui sia metafisicamente necessario che tutto ci√≤ che possiede P possieda anche Q.) Per vedere che tali implicazioni non sono sufficienti a garantire una relazione di sopravvenienza, consideriamo le propriet√† essere un fratello e non essere figlio unico. Possedere la prima significa possedere la seconda; ogni fratello non √® figlio unico. Ma non essere figlio unico non sopravviene sull‚Äôessere un fratello. Due persone possono differire rispetto al non essere figli unici nonostante essere esattamente uguali rispetto all’essere un fratello. Per capire questo punto, supponiamo che Sarah abbia una sorella e Jack sia figlio unico. Quindi Sarah non √® figlia unica mentre Jack lo √®, anche se nessuno dei due √® un fratello. Quindi le propriet√† B possono implicare le propriet√† A, anche se A non sopravviene su B.

Per vedere che la sopravvenienza non è sufficiente per l’implicazione, ricordiamo che la relazione di sopravvenienza può valere anche solo per necessità nomologica. In tali casi, non vi è alcuna implicazione; le proprietà di conduttività termica non implicano le proprietà di conduttività elettrica, per fare un esempio.

Ma che dire della sopravvenienza per necessit√† metafisica o logica? Anche questa relazione non garantisce in generale che vi siano propriet√† B che implicano le propriet√† A. Nella migliore delle ipotesi, la sopravvenienza logica di A su B significa che la correttezza di B implica la correttezza di A. Ma da ci√≤ non segue che ogni propriet√† A sia implicata da una propriet√† B, o che qualche propriet√† A sia implicata da una propriet√† B. Consideriamo due esempi. In primo luogo, supponendo che esistano le propriet√† negative, ogni propriet√† F sopravviene per necessit√† logica sul suo complementare non-F. Dopo tutto, due cose non possono differire rispetto all‚Äôessere F senza differire rispetto all‚Äôessere non-F, e viceversa. Ma ovviamente essere F non implica essere non-F (McLaughlin 1995, 1997a). In secondo luogo, si consideri un caso in cui l’insieme di propriet√† B contiene solo la propriet√† P e la propriet√† Q, e l’insieme di propriet√† A √® l’insieme unione della propriet√† della congiunzione P&Q. Cio√®, A = {P&Q} e B = {P, Q}. A sopravviene per necessit√† metafisica su B. Ma non c’√® propriet√† in B che implichi quelle di A.

Certamente, potrebbero esserci insiemi speciali di proprietà per le quali la sopravvenienza di A su B assicura che vi siano proprietà B che implicano le proprietà A Рvale a dire, insiemi di proprietà chiusi rispetto alle operazioni booleane di complementazione, congiunzione infinita, disgiunzione infinita (vedi Kim 1984) e operazioni che coinvolgono quantificatori. Chiudere {F} e {~ F} in queste operazioni risulterà nello stesso insieme, vale a dire {F, ~ F, F & ~ F, F v ~ F…}. In entrambi i casi appena riportati sopra, quindi, la chiusura di B rispetto a queste operazioni contiene infatti una proprietà che implica le proprietà A.

Le discussioni sulla sopravvenienza spesso fanno appello a insiemi di proprietà che sono chiusi rispetto tali operazioni. Ma questo non è un presupposto banale, per due ragioni. In primo luogo, è controverso se la complementazione, la congiunzione e la disgiunzione siano operazioni legittime nella formazione di proprietà. Che lo siano o meno dipende in gran parte da cosa si considera essere una proprietà. Se le proprietà sono solo i valori semantici dei predicati, allora ci sono proprietà negative, congiuntive e disgiuntive, perché i predicati negativi, congiuntivi e disgiuntivi possono avere valori semantici. Ma se le proprietà fossero universali potrebbero non esserci tali proprietà (Armstrong 1978, 1989). E se le proprietà sono modi in cui una cosa potrebbe essere, allora gli insiemi di proprietà non possono essere chiusi rispetto alle operazioni booleane. Ciò implicherebbe che per ogni proprietà F, essere F e ~ F sono anche delle proprietà. Tuttavia, le cose non potrebbero stare così. In secondo luogo, anche se si assumesse che le operazioni che formano proprietà fossero legittime, il fatto è che molto spesso siamo interessati a insiemi di proprietà che non sono chiusi rispetto ad esse. Consideriamo la negazione. Anche supponendo che esistano proprietà negative, normalmente non consideriamo che i gatti possiedano proprietà geologiche perché non sono né ignei, né sedimentari né metamorfici. E sembra strano dire che Cartesio era impegnato nei confronti di sostanze mentali aventi proprietà fisiche semplicemente perché pensava che non fossero estese spazialmente. Poiché non tutti gli insiemi di proprietà sono chiusi rispetto ogni operazione di formazione di proprietà, la sopravvenienza non è in generale sufficiente per l’implicazione. (Per ulteriori discussioni sulla sopravvenienza e varie operazioni di formazione di proprietà, vedasi Van Cleve 1990; Oddie e Tichy 1990; Bacon 1990, 1995; Glanzberg 2001; Bader 2012.)

Un caso particolarmente interessante di fallimento dell‚Äôimplicazione, si verifica quando gli insiemi di propriet√† non sono chiusi rispetto la quantificazione. Questo scenario apre spazio a casi in cui l’insieme sopravveniente, A, contiene propriet√† formate dalla quantificazione, come essere tale che ogni F √® un G, che l’insieme B non contiene. Se B non include tali propriet√†, non ci sono propriet√† in B che le implichino. Come ha notato Bertrand Russell molti anni fa, “non si pu√≤ mai arrivare a un fatto generale per inferenza [deduttiva] da fatti particolari, per quanto numerosi” (Russell 1918, 235; citato in Bricker 2005). Ma le propriet√† generali, tuttavia, sopravvengono logicamente su quelle particolari: due mondi possibili non possono differire nel contenuto di fatti generali senza differire nel contenuto di quelli particolari (vedi Skyrms 1981, Lewis 1992 e Bricker 2005). Pertanto, i fatti generali sopravvengono logicamente sui fatti particolari, anche se i secondi non implicano i primi.

La conclusione √® che la sopravvenienza logica dell’insieme di propriet√† A sull’insieme di propriet√† B garantisce che ogni propriet√† A sia implicata da qualche propriet√† B solo se A e B sono chiusi sia rispetto alle operazioni booleane infinite sia rispetto alle operazioni di formazione di propriet√† che coinvolgono la quantificazione.

 

3.3 Sopravvenienza e riduzione

Tutti concordano sul fatto che la riduzione richieda la sopravvenienza. Siccome la relazione di sopravvenienza √® riflessiva, ci√≤ √® particolarmente evidente per coloro che pensano che la riduzione necessita l’identit√† delle propriet√† coinvolte. Ma in ogni teoria riduzionista ragionevole, se un insieme di propriet√† A si riduce a un insieme di propriet√† B, non pu√≤ esserci una differenza in A senza una differenza in B. Questo √® vero sia per le riduzioni ontologiche che per quelle che potremmo chiamare “riduzioni concettuali”, cio√® le analisi concettuali.

La questione pi√Ļ interessante √® se la sopravvenienza sia sufficiente per la riduzione (si veda Kim 1984, 1990). Ci√≤ dipende da cosa si considera necessario per una riduzione. Se si ritiene che essa richieda l’identit√† o l‚Äôimplicazione di propriet√†, allora, come abbiamo appena visto (sezione 3.2), neppure la sopravvenienza per necessit√† logica √® sufficiente a giustificare la riduzione. Inoltre, se la riduzione richiede che certe condizioni epistemiche siano soddisfatte, allora, ancora una volta, la sopravvenienza per necessit√† logica non √® sufficiente a giustificare la riduzione. Che A sopravvenga su B per necessit√† logica non √® necessariamente conoscibile a priori.

 

3.4 Sopravvenienza e innocenza ontologica

Le questioni relative all’implicazione e alla riduzione sono legate a una domanda: se la sopravvenienza per necessità metafisica sia ontologicamente innocente Рse le proprietà A siano qualcosa al di là delle proprietà B.

Alcuni pensano che la sopravvenienza – almeno quando √® accompagnata dal grounding; vedi la sezione 3.5 sotto – √® in tal senso ontologicamente innocente. Dopo tutto, se le propriet√† A sopravvengono per necessit√† metafisica sulle propriet√† B, allora queste risultano automaticamente date le propriet√† B. Per prendere in prestito la metafora di Kripke (1972, 153-154), una volta che Dio ha stabilito le propriet√† B, Egli ha finito; non ha bisogno di fare nient’altro per far funzionare le propriet√† A. Anzi, non pu√≤ impedirlo. Data la distribuzione delle propriet√† B, non ci sono ulteriori questioni su quali propriet√† A siano istanziate. Quindi, si potrebbe affermare, queste ultime non sono nulla al di l√† delle prime. Tuttavia, altri filosofi resistono con forza a questa idea. Come possono le propriet√† A non comportare un ulteriore impegno ontologico, se sono numericamente distinte dalle propriet√† B? (Sia Jonathan Schaffer (2015) che Karen Bennett (2017, capitolo 8.2) hanno recentemente affermato che il modo migliore per dare un senso a questa affermazione √® il seguente: le entit√† sopravvenienti non sono fondamentali e le entit√† non-fondamentali non vanno contro la semplicit√† di una teoria, sebbene contino per il numero totale di cose che ci sono.)

Questa disputa √® centrale per varie questioni di metafisica e filosofia della mente. Ad esempio, i fisicalisti non-riduzionisti spesso dicono che le propriet√† mentali sono distinte da quelle fisiche, ma nondimeno non sarebbero nulla al di l√† di quelle fisiche. I loro oppositori riduzionisti, tuttavia, pensano chiaramente che ci√≤ sia illegittimo. Ci√≤ si pu√≤ vedere nell’obiezione che i fisicalisti non-riduzionisti si trovano ad affrontare, ossia il problema dell’esclusione causale ‚Äď il fatto che non sono in grado di spiegare l’efficacia causale del mentale senza affermare che tutti i suoi effetti siano “doppiamente causati”. (Vedi la voce sulla causalit√† mentale https://plato.stanford.edu/entries/mental-causation/ .)

Un altro esempio riguarda la composizione. Alcune persone credono nella “composizione mereologica non-ristretta”, e pensano che due o pi√Ļ cose qualsiasi ne compongano una pi√Ļ grande. In genere affermano che mentre la (singola) fusione non √® identica alle sue (molte) parti (un‚Äôeccezione √® Baxter 1988), essa sopravviene su queste singole, e quindi non √® nulla al di l√† di quelle parti. Quindi, per esempio, ci potrebbe essere una fusione mereologica tra il tuo gomito sinistro, Tony Blair, e il fiume Mississippi, la quale √® distinta da queste tre parti, ma non √® nulla al di l√† di esse. Lewis, parlando di una fusione tra una trota e un tacchino, dice che “non √® n√© pesce n√© pollo, ma non √® nient’altro: √® in parte pesce e in parte pollo” (1991, 80) e che “la mereologia √® innocente” (87). Tuttavia, gli oppositori della composizione mereologica non-ristretta non sono sorprendentemente convinti: ‚Äúche cosa significa ‚Äúnulla al di l√†‚ÄĚ? Questa frase sfuggente √® stata largamente usata in filosofia, ma chi la impiega non ha mai stato spiegato cosa significhi‚ÄĚ (Van Inwagen 1994, 210). In effetti, l‚Äôidea che la composizione non sia affatto ontologicamente innocente ha portato alcuni a sostenere che non ci sono oggetti compositi (o che gli organismi viventi sono gli unici oggetti compositi; vedi Van Inwagen 1990, Merricks 2001, Dorr e Rosen 2002, e la voce sulla mereologia https://plato.stanford.edu/entries/mereology/ ).

Quindi, da un lato, c’√® quella che potremmo chiamare l‚Äô‚Äúintuizione della sopravvenienza‚ÄĚ. Il fisicalista non-riduzionista pensa che la sopravvenienza metafisicamente necessaria del mentale sul fisico implichi che le propriet√† mentali non siano nulla al di l√† di quelle fisiche. Chi crede nella composizione mereologica non-ristretta, invece, pensa che la sopravvenienza metafisicamente necessaria delle fusioni sulle loro parti implichi che le fusioni non siano nulla al di l√† di quelle parti. D’altra parte, c’√® quella che potrebbe essere chiamata l‚Äô”intuizione della distinzione”: se le propriet√† mentali e le fusioni mereologiche sono distinte rispettivamente dalle propriet√† fisiche e dagli atomi mereologici, allora sicuramente contano come qualcosa al di l√† di esse.

Questa pu√≤ sembrare una mera questione terminologica su qual √® l‚Äôuso corretto di espressioni come “niente al di l√†” e “innocenza ontologica”. Ma ci sono problemi piuttosto concreti qui. La differenza centrale tra le due prospettive √® che una sottolinea il fatto che i due tipi di propriet√† o entit√† sono numericamente distinti, l‚Äôaltra sottolinea il fatto che esiste comunque una stretta relazione di non-identit√† tra di loro. E ci√≤ che conta in ogni dato caso √® i) quale particolare relazione di non-identit√† √® valida, e ii) se il fatto che quella relazione sia valida √® sufficiente per risolvere qualunque sia questione sul tavolo.

Nel caso della fusione mereologica, la questione √® proprio se esistano delle fusioni in generale. Coloro che credono nella composizione mereologica non-ristretta pensano che l’esistenza degli atomi implichi l’esistenza delle fusioni, i loro oppositori invece no. Il dibattito qui riguarda solo se le fusioni sono (o sarebbero, se esistessero) qualcosa ‚Äúal di l√†‚ÄĚ delle loro parti nella misura in cui ci√≤ costituirebbe un impegno ontologico significativo, il che porterebbe alcuni (non Schaffer o Bennett; vedi sopra) a diffidare del principio della composizione mereologica non-ristretta.

Nel caso del fisicalismo non-riduzionista, la questione √® se tutte le relazioni di non-identit√† siano sullo stesso piano rispetto all’argomento dell’esclusione causale. I fisicalisti non-riduzionisti pensano che le propriet√† mentali sopravvengano per necessit√† metafisica sulle propriet√† fisiche (se esse siano anche implicate da propriet√† fisiche, dipende rispetto a quali operazioni che formano propriet√† l’insieme delle propriet√† fisiche sia ritenuto chiuso; si veda la Sezione 3.2). La questione interessante non √® se questo passaggio consenta loro di affermare davvero che le propriet√† mentali non sono “nulla al di l√†” di quelle fisiche, ma piuttosto se ci√≤ consenta loro di risolvere il problema dell’esclusione causale. (Per le prospettive che pi√Ļ o meno dicono di s√¨, si veda Yablo 1987, Shoemaker 2001, Bennett 2003, Melnyk 2003). Si noti come questo problema si ponga anche nel caso delle fusioni mereologiche; Merricks (2001) utilizza una versione del problema dell’esclusione causale per argomentare contro l’esistenza di compositi non-viventi.

Un altro esempio, simile al caso della fusione: abbiamo appena visto che le verit√† generali sopravvengono per necessit√† metafisica sulle verit√† particolari, ma non sono implicate da esse (Sezione 3.2). Ci√≤ port√≤ Russell a dire che “bisogna ammettere che i fatti generali sono distinti e al di l√† dei fatti particolari” (1918, 236). Sarebbe un errore concentrarsi troppo sull’affermazione di Russell secondo cui i fatti generali sono “al di l√†” dei fatti particolari; chiaramente significa solo che essi sono numericamente distinti dai fatti particolari. La questione interessante √® piuttosto se Russell abbia ragione sul fatto che dobbiamo ammettere fatti generali nella nostra ontologia. (Vedi Bricker 2005 per un argomento contrario.)

Tutto sommato, potrebbe non esserci una risposta semplice alla domanda se la sopravvenienza per necessit√† metafisica sia ontologicamente innocente. Che vi sia o meno, dipende dal fatto che ci sia una relazione sufficientemente cos√¨ stretta da svolgere il lavoro necessario per risolvere qualsiasi sia il problema in questione, ci√≤ ovviamente dipender√† da quale problema si tratti. Quindi, se la sopravvenienza metafisicamente necessaria sia “ontologicamente innocente” potrebbe dipendere dal caso in questione. In uno, la sopravvenienza metafisicamente necessaria potrebbe svolgere il lavoro necessario a risolvere il problema, in un altro caso potrebbe essere necessaria l‚Äôimplicazione, e in un altro forse non andr√† bene niente di meno che l’identit√† numerica.

3.5 Sopravvenienza, grounding e dipendenza ontologica

Esiste un’ampia letteratura sul grounding e la dipendenza ontologica, inclusa una voce in questa enciclopedia per entrambi.

In modo approssimativo e schematico, un fatto ne fonda (grounds) un altro quando il secondo si ottiene in virt√Ļ del primo: il primo in un certo senso permette di ottenere il secondo. √ą una relazione produttiva e generativa. (Vedi Bennett 2017 sulla classe di tali relazioni, che lei chiama ‚Äúrelazioni costruttive‚ÄĚ. Vedi il capitolo 4 di quel lavoro, cos√¨ come Schaffer 2016 e il lavoro di Wilson che sta per essere pubblicato per delle discussioni sulla relazione intercorrente tra grounding e causalit√†.) Approssimativamente e in maniera schematica, un’entit√† dipende ontologicamente dall’altra quando la prima non esisterebbe senza la seconda. Si pu√≤ dire, ed √® stato detto, molto di pi√Ļ su queste relazioni, ma ci√≤ √® sufficiente per i nostri scopi.

Grounding e dipendenza ontologica sono distinti l’uno dall’altro. Il modo pi√Ļ semplice per comprenderlo √® attraverso i casi che hanno mostrato a David Lewis come la causalit√† sia distinta dalla dipendenza causale (1973): esclusione e sovradeterminazione. Proprio come i casi di sovradeterminazione causale e di esclusione implicano il nesso di causalit√† senza implicare una dipendenza causale, cos√¨ anche i casi di “grounding della sovradeterminazione” e “grounding dell‚Äôesclusione” implicano grounding senza implicare una dipendenza ontologica. Ad esempio, il fatto che io esista, fonda (grounds) il fatto che qualcosa esiste, ma l‚Äôottenimento del secondo fatto non dipende dall‚Äôottenimento del primo; il fatto che qualcosa esista √® ampiamente sovra-fondato (overgrounded).

Poich√© grounding e dipendenza ontologica sono distinti, l’affermazione per cui la sopravvenienza non √® uguale al grounding, √® distinta dall’affermazione per cui la sopravvenienza non √® uguale alla dipendenza ontologica. Tuttavia, molte delle stesse considerazioni sono rilevanti.

Una di queste considerazioni è che queste relazioni potrebbero non avere gli stessi referenti. Si dice tipicamente che la sopravvenienza sia una relazione tra proprietà o famiglie di proprietà, ma almeno alcuni dei sostenitori del grounding affermano che si tratta di una relazione tra soli fatti (ad esempio Rosen 2010, Audi 2012) e la dipendenza ontologica sembra ottenersi tra i membri di varie categorie ontologiche.

Un secondo modo per vedere come la sopravvenienza non sia identica n√© al grounding n√© alla dipendenza ontologica √® notare che queste ultime due relazioni sono ampiamente (sebbene non universalmente) ritenute non-riflessive e asimmetriche. Niente pu√≤ fondarsi (ground) o dipendere ontologicamente da s√© stesso, e niente pu√≤ fondarsi o dipendere ontologicamente da qualcosa che esso fonda, o che dipende da esso. Ma come abbiamo visto, la sopravvenienza √® riflessiva e non-asimmetrica (vedi Sezione 3.2). (Per delle sfide all’affermazione secondo cui la dipendenza e / o il grounding sono non-riflessivi e asimmetrici, vedasi Jenkins 2011, Bliss 2014, Wilson 2014 e il lavoro di Barnes che sta per essere pubblicato; per una risposta a queste sfide, vedere Bennett 2017, sez. 3.2).

Un terzo modo per vedere che la sopravvenienza non è uguale né al grounding né alla dipendenza ontologica è sostenere che i seguenti condizionali sono falsi:

Come afferm√≤ McLaughlin nel 1995, una semplice affermazione di sopravvenienza non implica alcuna affermazione del tipo “in virt√Ļ di”. Ecco un paio di modi per comprendere il punto. Come notato sopra, per qualsiasi propriet√† F, essere F sopravviene sull’essere ~ F: due cose non possono differire rispetto all’essere F senza differire rispetto all’essere ~ F. Ma, naturalmente, l’essere ~ F non fonda (grounds) l’essere F, e l’essere F non dipende ontologicamente dall’essere ~ F!

Un altro modo per vedere che i condizionali sono falsi √® notare che le propriet√† che ogni cosa ha necessariamente e quelle che non pu√≤ avere nessun oggetto possono sopravvenire, con lo stesso tipo di necessit√†, su qualsiasi propriet√†. (Il fatto che la necessit√† e l‚Äôimpossibilit√† sopravvengano su qualsiasi cosa pone indiscutibilmente un problema per chi cerca di usare la sopravvenienza per definire il fisicalismo. Vedasi la Sezione 5.4.) La propriet√† di essere identico a s√© sopravviene sulla propriet√† di essere un pezzo di antiquariato; la propriet√† di ‚Äúessere sia un canguro che non essere un canguro‚ÄĚ sopravviene sulla propriet√† di essere polveroso. Il motivo √® abbastanza semplice. Non esistono due cose che possono differire rispetto a propriet√† necessarie o impossibili, punto; quindi, due cose non possono differire rispetto a tali propriet√† senza differire anche rispetto alle propriet√† B, per qualsiasi loro insieme. Non pu√≤ esistere qualcosa che sia un canguro e non un canguro, quindi non esistono due cose che possono differire rispetto a quella propriet√†: quindi due cose non possono differire rispetto a quella propriet√† senza anche differire rispetto all’essere polveroso, o all‚Äôessere viola, o all‚Äôessere una macchina a vapore, ecc. Ma non si d√† il caso che essere sia ‚Äúessere un canguro e non essere un canguro‚ÄĚ sia ontologicamente dipendenti dall’essere polveroso, o che l‚Äôessere polveroso fondi sia l‚Äôessere sia un canguro e non essere un canguro. Essere polveroso non ha niente a che fare con tutto ci√≤.

Per un altro argomento che neghi che la sopravvenienza delle proprietà A sulle proprietà B comporti qualcosa in termini di grounding o dipendenza ontologica, vedasi la discussione di alcune forme di sopravvenienza globale nella Sezione 4.3.5.

(Nota: questa sezione √® una revisione del 2017 della sezione del 2005 intitolata semplicemente “Sopravvenienza e dipendenza ontologica”. Mentre la sezione √® ora pi√Ļ attenta alle differenze tra grounding, dipendenza ontologica e priorit√† ontologica, le idee principali sono presenti dall’edizione iniziale del 2005).

 

3.6 Sopravvenienza e realizzazione

Come “sopravvenienza”, “realizzazione” √® un termine tecnico della filosofia. Le sue definizioni sono convenzionali e quindi possono essere giudicate solo in base alla loro utilit√† teorica.

La realizzazione √® principalmente considerata una relazione tra propriet√†, sebbene siano state definite nozioni derivanti dalla realizzazione di istanze di propriet√† e realizzazione di stati di cose. Ci concentreremo sulla realizzazione di propriet√†. C’√® pi√Ļ di un uso del termine “realizzazione di propriet√†” in letteratura. Forse l’uso principale √® quello che si trova nella letteratura sulla teoria funzionalista della mente. (Vedi, ad esempio, Block 1980; Melnyk 2003, 2006). Secondo la teoria funzionalista della realizzazione, una propriet√† F ne realizza un‚Äôaltra G solo nel caso in cui F occupa (o riempie, o svolge) il ruolo causale associato a G, “il ruolo G“, cio√® solo nel caso in cui le istanze di F abbiano i tipi di cause e ed effetti che costituiscono il ruolo G. Cos√¨, ad esempio, una propriet√† neurale realizzer√† il dolore soltanto nel caso in cui abbia il tipo di cause ed effetti che costituiscono il ruolo del dolore. (Secondo il funzionalismo analitico, il ruolo del dolore √® il ruolo causale che la psicologia ingenua associa al dolore; secondo lo psico-funzionalismo, √® il ruolo causale che la psicologia scientifica associa al dolore.) Se pi√Ļ di una propriet√† svolge il ruolo G, allora G √® realizzabile in molteplici modi. (Vedasi la voce sulla realizzabilit√† multipla https://plato.stanford.edu/entries/multiple-realizability/ .)

Sydney Shoemaker (2007, capitolo 2) definisce una nozione correlata alla realizzazione di propriet√†, che chiama la “teoria del sottoinsieme della realizzazione”. Dice che “da una prima approssimazione, la propriet√† P ha la propriet√† Q come realizzatore solo nel caso in cui (1) le caratteristiche causali future della propriet√† P sono un sottoinsieme delle caratteristiche causali future della propriet√† Q, e (2) le caratteristiche causali passate di P hanno come sottoinsieme le caratteristiche passate di Q‚ÄĚ (2007, 12). Ancora, se P ha pi√Ļ di un realizzatore, allora P √® realizzabile in molteplici modi.

Nessuna di queste relazioni di realizzazione di proprietà è una relazione di sopravvenienza. Una proprietà può sopravvenire su altre proprietà anche quando non è il tipo di proprietà a cui è associato il ruolo causale, come nel caso, ad esempio, delle proprietà matematiche pure. Né è necessaria la sopravvenienza di una proprietà per la realizzazione della proprietà nei due sensi riportati sopra. Supponiamo che F sia realizzabile in molteplici modi in quanto può essere realizzato da G o da H, e che qualcosa può essere H senza essere G. Allora, nonostante G realizzi F, due cose possono differire rispetto a F senza differire rispetto a G, in quanto entrambi mancano di G, e quindi F non può sopravvenire su G. Ovviamente, F può appartenere a un insieme di proprietà A, e G e H a un insieme di proprietà B, in modo tale che le proprietà A sopravvengano sulle proprietà B, anche se F non sopravviene nello specifico su G.

Ci sono altre nozioni di realizzazione meno consolidate nella letteratura (ad esempio, Gillett 2002; Shoemaker 2007, capitolo 3). Neanche queste sono relazioni di sopravvenienza, anche se spiegarlo in dettagli ci porterebbe troppo lontano.

 

3.7 Sopravvenienza e spiegazione

Le affermazioni di sopravvenienza, di per s√©, non fanno altro che affermare la presenza di certi schemi nelle variazioni di propriet√† (o fatti). Tacciono sul perch√© questi schemi ci siano e sulla natura precisa della dipendenza coinvolta (vedasi Kim 1993, 167; 1998, 9‚Äď15; Blackburn 1984, 186; Schiffer 1987, 153‚Äď154; e McGinn 1993, 57). Ma poche tesi di sopravvenienza sono plausibilmente brute, cio√® inspiegabili. √ą naturale guardare oltre e cercare di spiegare perch√© le propriet√† A sopravvengono sulle propriet√† B. Quando tale sopravvenienza √® spiegabile, si verifica un caso di “superdupervenience” (un termine coniato da William Lycan; vedere anche Schiffer 1987; Horgan 1993; e Wilson 1999).

A volte √® facile capire cosa spiega un caso di sopravvenienza. Si considerino gli esempi di banali relazioni di sopravvenienza esposti nella Sezione 3.5. Ovviamente non pu√≤ esserci una differenza in A senza una differenza in B se A √® un insieme di propriet√† necessarie o impossibili: perch√© non pu√≤ esserci una differenza in A in generale. La relazione di sopravvenienza √® spiegata dalla necessit√† o dall’impossibilit√† delle propriet√† sopravvenienti. √ą anche ovvio il motivo per cui le propriet√† A sopravvengono sulle propriet√† A. Naturalmente, le affermazioni sull’identit√† delle propriet√† non sono sempre conoscibili a priori; si consideri, ad esempio, il fatto che la propriet√† di essere acqua √® identica alla propriet√† di essere H2O. Il fatto che essere acqua sia identico a essere H2O spiega perch√© non pu√≤ esserci differenza rispetto all’essere acqua senza differire rispetto all’essere H2O. E la sopravvenienza per la sola necessit√† nomologica pu√≤ essere spiegata mediante l‚Äôappello alle leggi di natura. √ą in virt√Ļ della legge di Wiedemann-Franz che la conduttivit√† elettrica sopravviene, per necessit√† nomologica, sulla conduttivit√† termica.

Poiché ci aspettiamo che i casi di sopravvenienza siano spiegabili, è difficile accontentarsi quando non riusciamo a vedere una spiegazione dietro la verità di una qualche relazione di sopravvenienza. Se si affermasse, ad esempio, che le proprietà morali sopravvengono su quelle non-morali, ci aspetteremmo che esista una spiegazione del perché le cose stanno così. Appellarsi a relazioni di sopravvenienza inspiegabili può quindi risultare oscuro.

 

3.8 Bilancio

La sopravvenienza ci aiuta meno di quanto pensassero alcuni filosofi. Pure la sopravvenienza logicamente o metafisicamente necessaria √® compatibile con l’assenza di propriet√† B che implicano ogni propriet√† A. La sopravvenienza non √® di per s√© esplicativa, e non garantisce che le propriet√† A si riducano, dipendano ontologicamente o siano fondate (grounded) dalle propriet√† B. La sopravvenienza potrebbe fornire un modo per esprimere l‚Äôidea che le propriet√† o i fatti A, non comportano un ulteriore impegno ontologico al di l√† delle propriet√† o dei fatti B, ma ci√≤ √® controverso. In fondo, il contenuto di un’affermazione di sopravvenienza √® che le propriet√† A variano assieme alle propriet√† B. Tuttavia, come vedremo nella sezione 5, la sopravvenienza ha svariati usi filosofici.

 

4. Varianti di sopravvenienza

Lo slogan “Non pu√≤ esserci una differenza in A senza una differenza in B” √® applicabile sia a individui particolari che a interi mondi possibili. Nel primo caso, lo slogan esprime l’idea che due individui non possono differire in aspetti di A senza differire anche in aspetti di B. Questo tipo di affermazione √® un‚Äôaffermazione di sopravvenienza individuale. Nel secondo caso, lo slogan esprime l’idea che due mondi possibili non possono differire rispetto al loro schema di distribuzione delle propriet√† A senza differire anche rispetto al loro schema di distribuzione delle propriet√† B. Questo tipo di affermazione √® un’affermazione di sopravvenienza globale. Le dichiarazioni di sopravvenienza, sia individuali che globali, possiedono diverse forze modali. In questa sezione, distingueremo varie forme di sopravvenienza, sia individuale che globale, ed esamineremo alcune relazioni logiche tra di loro.

4.1 Sopravvenienza individuale debole e forte

Kim (1984, 1987) ha distinto due diversi tipi di sopravvenienza individuale, una debole e una forte. Sono definiti per quantificazione su mondi possibili, come segue:

Le proprietà A sopravvengono debolmente sulle proprietà B se e solo se per ogni mondo possibile w e qualsiasi individuo x e y in w, se x e y sono B-indiscernibili in w, allora esse sono A-indiscernibili in w.

Le proprietà A sopravvengono fortemente sulle proprietà B se e solo se per ogni possibile mondo w1 e w2 e qualsiasi individuo x in w1 e y in w2, se x in w1 è B-indiscernibile da y in w2, allora x in w1 è A-indiscernibile da y in w2. (Kim 1987.)

x e y sono A-indiscernibili se e solo se sono esattamente uguali rispetto a ogni A-proprietà; analogamente per B-indiscernibilità. (Qui i tempi sono omessi, tuttavia gli oggetti possono ovviamente essere A-indiscernibili in un dato momento, ma non in un altro.) I mondi possibili quantificati potrebbero includere tutti i mondi metafisicamente possibili, o solo i mondi nomologicamente possibili (ecc.), a seconda di quale grado di forza modale occorra.

Come indicano i nomi, una sopravvenienza individuale forte √® pi√Ļ forte rispetto a una sopravvenienza individuale debole. (In seguito, seguiremo l’uso stabilito e abbandoneremo la parola “individuo” a meno che non siano richiesti chiarimenti.) Una sopravvenienza debole dice che non esiste un mondo possibile che contenga individui che sono B-indiscernibili ma A-discernibili. Una sopravvenienza forte implica che non ci siano individui possibili che siano B-indiscernibili ma A-discernibili, sia che si trovino nello stesso mondo o in mondi diversi. Quando la gamma di mondi √® la stessa, le tesi di sopravvenienza forte implicano tesi di sopravvenienza deboli, ma in generale le seconde non implicano le prime. √ą importante notare, tuttavia, che quando A √® limitato alle propriet√† intrinseche, la sopravvenienza forte e la sopravvenienza debole sono indiscutibilmente equivalenti; si veda la sezione 4.3.4.

Di tanto in tanto i filosofi fanno appello alla sopravvenienza debole, piuttosto che alla sopravvenienza forte. Ad esempio, Hare ha dichiarato che la sua affermazione secondo cui le propriet√† assiologiche sopravvengono su altre propriet√† fa riferimento alla sola sopravvenienza debole (1984, 4). Allo stesso modo, Davidson ha affermato che il suo appello alla sopravvenienza era inteso come un appello alla sopravvenienza debole (1985, 1993, specialmente 4n4). (Disse questo in risposta a Kim (1984), il quale sosteneva che Davidson non pu√≤ fare appello a una sopravvenienza forte senza impegnarsi in rigide leggi psicofisiche, le quali sono incompatibili con la ben nota tesi di Davidson dell’anomalismo del mentale, secondo cui non esistono leggi psicofisiche rigide. Vedi la voce sul monismo anomalo.)

Ma fare appello alla sopravvenienza debole mentre si nega la forte genera una difficolt√† esplicativa. Si ricordi come desideriamo sempre una spiegazione del perch√© valga una data relazione di sopravvenienza (vedi Sezione 3.7). Quindi, qualcuno che afferma una tesi di sopravvenienza debole ma nega la corrispondente tesi di sopravvenienza forte deve fornire una spiegazione del perch√© la tesi di sopravvenienza debole sia vera, ma ci√≤ non implica che sia vera anche la tesi di sopravvenienza forte corrispondente. Ci√≤ pu√≤ sembrare misterioso: se ci possono essere cose in mondi diversi che sono A-discernibili ma non B-discernibili, perch√© non possono esserci due cose del genere in un singolo mondo? Se ogni cosa all’interno di ciascun mondo B-indiscernibile √® A-indiscernibile, come possono mondi diversi imporre diversi accoppiamenti di propriet√† B ‚Üí A? (Vedi Blackburn sulla necessit√† di spiegare il “divieto di mondi misti”, 1973, 1985 e soprattutto 1984, 184.)

A volte c’√® una spiegazione del perch√© la sopravvenienza debole valga nonostante non vi sia una sopravvenienza forte. Se, all’interno di un mondo, due individui affermano esattamente le stesse proposizioni, allora costoro sono esattamente uguali rispetto all’aver affermato una proposizione vera: l’uno ha affermato almeno una proposizione vera se e solo se l’altro lo ha fatto. La ragione √® che una proposizione ha un unico valore di verit√† rispetto a un mondo. Vale quindi la seguente tesi di sopravvenienza debole: per ogni mondo w, e ogni individuo x e y in w, se x e y sono indiscernibili rispetto alle proposizioni che hanno asserito, allora sono indiscernibili rispetto al fatto di aver affermato una proposizione vera. Le proposizioni contingenti, tuttavia, sono vere in alcuni mondi e false in altri. Pertanto, √® possibile che due individui in mondi diversi asseriscano esattamente le stesse proposizioni, e tuttavia differiscano rispetto ad aver affermato una proposizione vera. Il primo potrebbe affermare molte proposizioni vere, mentre il secondo non riuscire ad affermare alcuna proposizione vera. Si deduce che la seguente tesi di sopravvenienza forte √® falsa: per ogni mondo w1 e w2, ogni individuo x in w1 e y in w2, se x in w1 √® indiscernibile da y in w2 per quanto concerne le proposizioni che hanno affermato, allora x in w1 √® indiscernibile da y in w2 rispetto all’avere asserito una proposizione vera.

Al contrario, non √® affatto chiara la ragione per cui le propriet√† mentali sarebbero debolmente sopravvenute sulle propriet√† fisiche senza sopravvenire fortemente su di esse; un‚Äôanaloga questione si pone per le propriet√† morali e le propriet√† non-morali. Davidson e Hare ci devono una spiegazione del perch√© le propriet√† mentali e morali sopravvengono debolmente, rispettivamente, su quelle fisiche e non-morali – e deve essere una spiegazione che non implichi anche una sopravvenienza forte. Il noto argomento di Simon Blackburn contro il realismo morale costituisce fondamentalmente un tentativo di rispondere a questa domanda per Hare. Sebbene Blackburn parli di “sopravvenienza” e “necessit√†” piuttosto che di sopravvenienza debole e forte, il suo argomento contro il realismo morale si basa esattamente sulla pretesa delle spiegazioni che abbiamo esaminato. Egli afferma: 1) che le propriet√† morali sopravvengono debolmente sulle propriet√† non-morali, ma non fortemente su di esse, 2) che ci√≤ richiede una spiegazione, e 3) che i proiezionisti possono farlo meglio rispetto ai realisti morali (1973, 1985). Da notare che una tale risposta √® richiesta a chiunque sostenga una tesi di sopravvenienza debole senza una corrispondente tesi di sopravvenienza forte.

Resta da discutere un’ultima questione riguardante le nozioni di sopravvenienza debole e sopravvenienza forte. Si tratta del fatto che a volte sono formulate in maniera diversa, tramite operatori modali piuttosto che mediante quantificazione su mondi possibili:

A sopravviene debolmente su B se e solo se, se qualcosa x ha qualche propriet√† F in A, allora c’√® almeno una propriet√† G in B tale che x ha G, e tutto ci√≤ che ha G ha F, cio√®, se e solo se

‚Ė°‚ąÄx‚ąÄF‚ąąA[Fx ‚Üí ‚ąÉG‚ąąB(Gx & ‚ąÄy(Gy ‚Üí Fy))]

A sopravviene fortemente su B se e solo se, se qualcosa x ha qualche propriet√† F in A, allora c’√® almeno una propriet√† G in B tale x ha G, e necessariamente tutto ci√≤ che ha G ha F, cio√®, se e solo se

‚Ė°‚ąÄx‚ąÄF‚ąąA[Fx ‚Üí ‚ąÉG‚ąąB(Gx & ‚Ė°‚ąÄy(Gy ‚Üí Fy))]

(Kim 1984)

Si noti che la sopravvenienza forte è formulata proprio come la sopravvenienza debole, tranne per il fatto che contiene un ulteriore operatore di necessità.

Inizialmente, Kim ha sostenuto che le versioni degli operatori modali sono equivalenti alle definizioni sopracitate di sopravvenienza debole e sopravvenienza forte in termini di mondi possibili (vedere specialmente 1987, 79-82). Ma non lo sono; esse sono pi√Ļ forti. Date certe assunzioni (ad esempio che gli operatori modali devono essere intesi come quantificatori di mondi), le versioni degli operatori modali di sopravvenienza forte e debole comportano rispettivamente le possibili versioni del mondo; ma non viceversa (McLaughlin 1995).

Il ragionamento qui è fondamentalmente lo stesso di quello fornito nella Sezione 3.2 soprastante, riguardante il motivo per cui la sopravvenienza non garantisce l’implicazione. Sia la sopravvenienza debole sia la sopravvenienza forte affermano i) che è necessario che tutto ciò che ha una proprietà A abbia una proprietà B o altro, e ii) che quella proprietà B implichi la proprietà A. Ma né i) né ii) derivano dalle versioni di sopravvenienza debole o forte in termini di mondi possibili, a meno che non si presuma che B sia chiuso rispetto alle operazioni booleane di complementazione, congiunzione infinita, disgiunzione infinita e operazioni di formazione di proprietà che implicano la quantificazione (McLaughlin 1995). Senza questa assunzione, le versioni in termini di mondi possibili consentono alle entità con proprietà A di mancare del tutto di proprietà B, e a maggior ragione di mancare, a fortiori, di qualsiasi proprietà B che implichi le loro proprietà A. Ovviamente, la sopravvenienza dei mondi possibili richiede che ogni coppia di individui del mondo (deboli) o tra mondi (forti) debba avere le stesse proprietà A, ma le versioni in termini di mondi possibili consentono agli individui senza B di avere proprietà A, al contrario delle versioni in termini di operatori modali.

Non dovrebbe quindi sorprendere, che i casi che sono serviti da controesempio all’affermazione secondo cui la sopravvenienza √® una forma di implicazione, servano anche da controesempi all’equivalenza tra le formulazioni della sopravvenienza in termini di mondi possibili e in termini di operatori modali. Essere F sopravviene fortemente sull’essere non-F, ma non pu√≤ sopravvenire debolmente su di esso. {P & Q} sopravviene fortemente su {P, Q}, ma non pu√≤ sopravvenire debolmente su di esso. Le versioni di sopravvenienza debole e sopravvenienza forte in termini di mondi possibili sono pi√Ļ deboli delle corrispondenti versioni in termini di operatori modali. Questi ultimi vanno oltre l’idea di base che non pu√≤ esserci una differenza in A senza una differenza in B. Anche in questo caso, tuttavia, le versioni in termini di operatori modali sono equivalenti alle versioni in termini di mondi possibili se l’insieme di base B √® chiuso rispetto alle operazioni booleane, e alle operazioni che implicano la quantificazione.

4.2 Sopravvenienza regionale

Terence Horgan (1982) ha proposto una versione della sopravvenienza in termini di singole regioni spazio-temporali, anzich√© in termini di oggetti. Una versione debole e una forte della “sopravvenienza regionale” di Horgan pu√≤ essere formulata come segue:

Le proprietà A sopravvengono debolmente a livello regionale sulle proprietà B se e solo se per ogni possibile mondo w e qualsiasi regione spazio-tempo r1 e r2 in w, se r1 e r2 sono duplicati B in w, allora sono duplicati A in w.

Le proprietà A sopravvengono fortemente a livello regionale sulle proprietà B se e solo se per ogni possibile mondo w1 e w2 e qualsiasi regione spazio-temporale r1 in w1 e regione spazio-tempo r2 in w2, se r1 in w1 è un duplicato B di r2 in w2, allora r1 in w1 è un duplicato A di r2 in w2.

La sopravvenienza regionale è una forma di sopravvenienza individuale che considera gli individui come regioni dello spazio-tempo. Tuttavia, merita una menzione a sé stante, in quanto secondo Horgan (1982) essa possiede alcune delle caratteristiche che rendono attraente la sopravvenienza globale.

4.3 Sopravvenienza globale

Spesso, le affermazioni della forma “non pu√≤ esserci una differenza in A senza una differenza in B” non si riferiscono a individui, n√© a regioni spazio-temporali, ma piuttosto a interi mondi possibili. Questa √® una sopravvenienza globale, tipicamente formulata come segue:

Le proprietà A sopravvengono globalmente sulle proprietà B se e solo se per qualsiasi mondo w1 e w2, quando w1 e w2 hanno esattamente lo stesso schema di distribuzione delle proprietà B in tutto il mondo, allora hanno esattamente lo stesso schema di distribuzione delle proprietà A in tutto il mondo.

La nozione di sopravvenienza globale √® stata impiegata per diversi scopi filosofici. In particolare, √® stato utilizzato per caratterizzare il fisicalismo (vedere la sezione 5.4) e per comprendere la tesi di sopravvenienza humiana proposta da David Lewis: “tutto ci√≤ che c’√® al mondo √® un vasto mosaico di questioni locali di fatti particolari […] tutto il resto sopravviene su quello” (1986a, ix-x).

Si afferma spesso che la sopravvenienza globale serva a scopi per cui n√© la sopravvenienza individuale forte n√© quella debole possono essere utilizzate. In primo luogo, a volte si afferma che la sopravvenienza globale si occupa delle propriet√† relazionali, come essere un Van Gogh originale o essere una banconota da un dollaro. Come vedremo, tuttavia, pure la sopravvenienza forte o la sopravvenienza debole possono occuparsi delle propriet√† relazionali. In secondo luogo, la sopravvenienza globale si occupa della sopravvenienza di fattori diversi dalle propriet√† o relazioni. In una visione humiana delle leggi di natura, ad esempio, le leggi di natura sono fatti generali che sopravengono su fatti particolari. Ma questo pu√≤ essere catturato anche dalla sopravvenienza di propriet√† individuali, sebbene solo in un modo piuttosto barocco. Una terza potenziale differenza tra la sopravvenienza globale e quella individuale √® che la prima, ma non la seconda, √® compatibile con le propriet√† sopravvenienti e subvenienti possedute da individui differenti (vedi Haugeland 1982). Cos√¨, ad esempio, la sopravvenienza globale √® utile se ci sono oggetti distinti ma spazio-temporalmente coincidenti ‚Äď permette di dire che le propriet√† di una statua di argilla sopravvengono sulle propriet√† del distinto pezzo di argilla che la costituisce (vedere la Sezione 5.5).

Nel resto di questa sezione si discuterà su quale sia la differenza tra la sopravvenienza individuale e quella globale.

 

4.3.1 Sopravvenienza individuale forte e sopravvenienza globale

Chiaramente, una sopravvenienza individuale forte implica una sopravvenienza globale (vedi Kim 1984). √ą la domanda opposta ad avere attirato una certa attenzione – se la sopravvenienza globale implichi una sopravvenienza individuale forte. In questa sezione, descriviamo le fasi iniziali di questo dibattito, che ha avuto luogo quando la nozione corrente di sopravvenienza globale era quella sopra esposta. Nella sezione 4.3.2, spieghiamo come questa nozione sia stata sostituita da una famiglia di nozioni pi√Ļ precise, ed esploriamo come questo influenza la questione se la sopravvenienza globale implichi una sopravvenienza individuale forte. (La maggior parte del resto di questa sezione parafrasa McLaughlin 1995, 55-56).

Il dibattito inizi√≤ quando Kim pretese di dimostrare che “la sopravvenienza globale non √® altro che una sopravvenienza forte” (1984, 168). In risposta, Brad Petrie (1987) ha sostenuto che la sopravvenienza globale non implica una sopravvenienza forte. La sua strategia consisteva nel cercare di fornire un controesempio a un caso di sopravvenienza forte che non fungesse da controesempio al corrispondente caso di sopravvenienza globale. Ecco il suo argomento. Poniamo A = {S} e B = {P}. Considera due mondi w1 e w2 come i seguenti: il mondo w1 contiene esattamente due oggetti, x e y. E il mondo w2 contiene esattamente due oggetti, x* e y*. Ci√≤ che segue vuole essere una descrizione completa dei contenuti di questi mondi:

                                                            W1 W2
                                                            Px Px*
                                                            Sx ~Sx*
                                                            Py ~Py*
                                                          ~Sy ~Sy*

L’esistenza di w1 e w2 √® incompatibile con la tesi che A sopravviene in modo forte e individuale su B perch√© x in w1 √® B-indiscernibile ma A-discernibile da x * in w2. Ma l’esistenza di questi mondi non √® di per s√© un controesempio alla sopravvenienza globale di A su B. Poich√© w1 e w2 non hanno lo stesso schema di distribuzione delle propriet√† B in tutto il mondo, non sembra importare che i mondi non abbiano lo stesso schema di distribuzione delle propriet√† A in tutto il mondo. Cos√¨ Petrie ha affermato che “poich√© la sopravvenienza globale √®, e la forte sopravvenienza non √®, coerente con questo esempio, i due concetti di sopravvenienza non sono equivalenti” (1987, 121).

In risposta, Kim ha ammesso che la sopravvenienza globale non implica una sopravvenienza forte (1987, 318), e ha continuato affermando che l’esempio di Petrie mostra che la sopravvenienza globale non riesce a implicare neppure una sopravvenienza debole. Si noti che w1 da solo viola la sopravvenienza debole di A su B, ma non √® un controesempio alla sopravvenienza globale di A su B. Kim ha quindi concluso che la sopravvenienza globale non implica n√© una sopravvenienza individuale debole n√© una forte.

Paull e Sider sostengono che queste strategie argomentative sono inappropriate (1992). Non si possono semplicemente individuare due mondi che non falsificano di per s√© una tesi di sopravvenienza globale, e perci√≤ affermare che questo caso √® compatibile con quella forma di sopravvenienza. Questi due mondi potrebbero implicare l‚Äôesistenza di altri mondi che sono incompatibili con una sopravvenienza globale. Un‚Äôaffermazione di sopravvenienza globale si riferisce a tutti i mondi, non soltanto due. Il risultato √® che, sebbene un caso di sopravvenienza globale non implichi n√© una sopravvenienza debole n√© una forte in virt√Ļ della sua sola forma logica, potrebbe nondimeno essere vero che un qualche plausibile principio metafisico implichi che ogni volta che √® vera la prima √® vera anche la seconda.

Paull e Sider si appellano a un principio plausibile per mostrare che l’esistenza di w1 e w2 di Petrie implica l’esistenza di una sola coppia di mondi costituenti un controesempio alla sopravvenienza globale delle propriet√† A sulle propriet√† B (1992, 838). L’idea di base √® che per ogni oggetto in ogni mondo possibile, esiste un altro mondo che ne contiene un “duplicato isolato”. Intuitivamente, il duplicato esiste da solo nel suo mondo; pi√Ļ precisamente, un oggetto y √® isolato in un mondo “se e solo se quel mondo contiene solo (i) y, (ii) parti di y, e (iii) oggetti la cui esistenza √® implicata da uno qualsiasi degli oggetti menzionati in (i) e (ii) “(1992, 838-9). Fondamentalmente, i duplicati isolati condividono le propriet√† intrinseche delle cose rispetto a cui sono duplicati. (Due avvertenze. Primo, questa non vuole essere una definizione di “intrinseco”. Per alcuni tentativi in ‚Äč‚Äčtal senso, vedere ad esempio, Lewis 1983a, Langton e Lewis 1998, e vari articoli in Philosophy and Phenomenological Research 63). In secondo luogo, si noti che il principio non dice che ogni cosa pu√≤ esistere di per s√© in maniera isolata; dice semplicemente che ogni cosa ha un duplicato che lo fa. Di conseguenza non implica che nulla abbia propriet√† estrinseche essenziali.)

Il principio di isolamento di Paull e Sider fa il suo dovere. Considera di nuovo i mondi w1 e w2 descritti da Petrie. Petrie pretendeva di descrivere i mondi per intero. Pertanto, si presume che P e S dovrebbero essere propriet√† intrinseche. Dal principio di isolamento deriva che esiste un mondo w3 che contiene un duplicato isolato di x – chiamiamolo “z” – e un mondo w4 che contiene un duplicato isolato di x* – chiamiamolo “z*”. Come notano Paull e Sider, questi mondi saranno i seguenti:

                                                                      W3   W4
                                                                      Pz   Pz*
                                                                      Sz   ~Sz*

A differenza di w1 e w2, w3 e w4 costituiscono un controesempio alla sopravvenienza globale delle proprietà A sulle proprietà B. Esse hanno lo stesso schema di distribuzione delle proprietà B, ma diversi schemi di distribuzione delle proprietà A. Quindi, Paull e Sider sostengono che Petrie non è riuscito a dimostrare che la sopravvenienza globale non implica una sopravvenienza forte.

Ma Paull e Sider hanno proseguito fornendo un nuovo argomento per tale affermazione. Considera un insieme B che contiene solo due propriet√†, P e Q, e un insieme A che contiene solo una propriet√†, M. Un oggetto ha M solo nel caso in cui ha P, e qualche altro oggetto √® Q. Vale a dire, Mx =df Px & ‚ąÉyQy. Questa definizione garantisce che A sopravvenga globalmente su B. Essi hanno poi descritto i seguenti due mondi:

W W*
Ma ~Mc
Pa Pc
~Mb
Qb
 

Questa coppia di mondi mostra che A non sopravviene fortemente su B, e il principio di isolamento non può essere applicato per generare un controesempio alla sopravvenienza globale. Un duplicato isolato di A sarebbe indiscernibile sia da A che B che c (un duplicato isolato di a non avrebbe M). Di conseguenza, Paull e Sider hanno concluso che la sopravvenienza globale e la sopravvenienza forte non sono equivalenti. (1992, 841).

Klagge (1995) ha mosso un‚Äôobiezione a questa linea argomentativa. Ha sottolineato che Paull e Sider includono una propriet√† estrinseca M nell’insieme sopravveniente A, ma solo propriet√† intrinseche P e Q nell’insieme subveniente B. In seguito, ha affermato che se permettiamo che siano necessarie operazioni di formazione di propriet√† per costruire la propriet√† estrinseca M, allora Paull e Sider non hanno caratterizzato in maniera esaustiva i mondi w e w*. Infatti, date quelle operazioni di formazione di propriet√†, √® plausibile che ci sar√†, per esempio, una propriet√† P# che pu√≤ essere definita come segue: P# = df Px & ‚ąÉy (y ‚Ȇ x). (Fondamentalmente, una cosa √® P# solo nel caso in cui qualcos’altro √® P.) A in w e c in w* differiscono su questa propriet√†; A ha P# mentre c no. Ci√≤ √® corretto. Ma Klagge lo prese per dimostrare che w e w*, in fin dei conti, non forniscono un controesempio alla sopravvenienza forte di A su B. Questo, tuttavia, non segue dal ragionamento. Ci√≤ seguirebbe solo se a e c contassero in tal modo come B-discernibili, e non lo fanno. Paull e Sider stabiliscono che B contiene solo P e Q. Quindi, A e c sono B-indiscernibili, nonostante il fatto che A abbia P# e c no.

Ma Klagge aveva chiaramente ragione sul fatto che l’esempio di Paull e Sider coinvolge un insieme sopravveniente A che contiene una propriet√† estrinseca e un insieme subveniente B che contiene solo propriet√† intrinseche, e aveva ragione sul fatto che questo sia importante. Ci√≤ solleva una questione, cio√® se la sopravvenienza globale possa comportare una sopravvenienza forte quando A e B sono insiemi di propriet√† intrinseche. Inoltre, porta a chiedere se la sopravvenienza globale possa comportare una sopravvenienza forte quando A e B includono entrambi propriet√† estrinseche di un certo tipo. Infatti, in risposta a Paull e Sider, Kim suggerisce che “l’equivalenza sembra fallire, a causa del fallimento dell’implicazione dalla sopravvenienza globale alla sopravvenienza forte, solo quando le propriet√† estrinseche sono presenti nell’insieme sopravveniente ma non ammesse dalla base subveniente” (1993, 170; vedere anche McLaughlin 1997a, 215). Torneremo su queste domande nelle prossime sezioni. Rispondere a queste domande richiede di essere pi√Ļ chiari sulla sopravvenienza globale; un tema che tratteremo adesso.

 

4.3.2 Diverse versioni di sopravvenienza globale

Finora ci siamo basati principalmente su una nozione di sopravvenienza globale che è definita in termini di ciò che equivale a una nozione di A/B-indiscernibilità di mondi:

Le proprietà A sopravvengono globalmente sulle proprietà B se e solo se per ogni mondo w1 e w2, quando w1 e w2 hanno esattamente lo stesso schema di distribuzione delle proprietà B in tutto il mondo, allora hanno esattamente lo stesso schema di distribuzione delle proprietà A in tutto il mondo.

Ma cosa si intende per “schema di distribuzione globale” delle propriet√† A o B? La nozione di solito viene compresa appellandosi alla nozione secondo cui esista un certo tipo di isomorfismo o mappatura tra mondi. Per ogni insieme di f-propriet√†, la nozione di isomorfismo di f √® definita nel seguente modo:

Un isomorfismo I tra gli abitanti dei mondi w1 e w2 conserva le f-propriet√† se e solo se per ogni x in w1, x ha una f-propriet√† P in w1 nel caso in cui l’immagine di x sotto I (l’individuo a cui I mappa x) ha P in w2.

In tal modo si evita di ricorrere all‚Äôappello di una qualche relazione speciale tra gli individui mappati (come, ad esempio, l’occupazione di posizioni corrispondenti nei loro rispettivi mondi). Questo √® per rimanere il pi√Ļ neutrale possibile su tali questioni, e perch√© qualsiasi caratteristica utilizzata per individuare le cose mappate sarebbe automaticamente sopravveniente a livello globale su qualsiasi propriet√† (vedi McLaughlin 1995, 1997a). Si veda Steinberg 2014 per un modo alternativo di caratterizzare gli schemi di distribuzione globale delle propriet√†.

Data questa nozione, emergono varie versioni differenti di sopravvenienza globale. Stalnaker 1996, McLaughlin 1996, 1997a e Sider 1999 distinguono tra una nozione debole e una nozione forte di sopravvenienza globale, come segue:

Le propriet√† A sopravvengono globalmente in modo debole sulle propriet√† B se e solo se per tutti i mondi w1 e w2, qualora ci sia un isomorfismo B tra w1 e w2, allora c’√® un isomorfismo A tra di loro.
Le proprietà A sopravvengono globalmente in modo forte sulle proprietà B se e solo se per tutti i mondi w1 e w2, ad ogni isomorfismo B tra w1 e w2 risulta un isomorfismo di A tra di loro.

Shagrir (2002) e Bennett (2004a) hanno entrambi elaborato una versione intermedia:

Le propriet√† A sopravvengono globalmente in modo intermedio sulle propriet√† B se e solo se per ogni mondo w1 e w2, quando c’√® un isomorfismo B tra w1 e w2, allora c‚Äô√® almeno un isomorfismo tra di loro che √® sia A che B.

In effetti, √® possibile formulare qualsiasi numero di versioni di sopravvenienza globale, semplicemente indicando esattamente quanti isomorfismi A e B devono esserci tra i mondi fra cui esiste un isomorfismo B. Tuttavia, tali versioni contano tutte come forme di sopravvenienza globale intermedia e verranno ignorate in quanto segue. Si noti, inoltre, che non √® sempre chiaro a quale versione si prende in considerazione quando qualcuno fa appello alla nozione di sopravvenienza globale. Shagrir (2002) e Bennett (2004a) suggeriscono che ci sia qualche ragione per pensare che le persone spesso si riferiscano alla versione intermedia; Leuenberger (2009) sostiene che nessuna delle versioni indicate colga realmente il concetto originale. Shagrir in seguito ha sostenuto che la versione forte rende pi√Ļ “giustizia alla nozione di sopravvenienza globale” (2013).

√ą facile vedere che una sopravvenienza globale forte implica una sopravvenienza globale intermedia, che a sua volta implica una sopravvenienza globale debole. Se ogni isomorfismo che preserva B tra due mondi deve esso stesso preservare A, allora se ci sono degli isomorfismi che preservano B tra due mondi, almeno uno di loro deve preservare A. Quindi, una sopravvenienza globale forte implica una sopravvenienza globale intermedia. Inoltre, se almeno uno degli isomorfismi B presenti tra i due mondi preserva A, allora se c‚Äô√® un isomorfismo B tra i due mondi, deve essercene anche uno A. Pertanto, la sopravvenienza globale intermedia implica sopravvenienza globale debole.

√ą anche facile vedere che una sopravvenienza individuale forte implica una sopravvenienza globale forte. Si supponga che le propriet√† A non sopravvengano fortemente a livello globale sulle propriet√† B. Ci√≤ significa che ci sono due mondi w1 e w2 tra i quali c’√® un isomorfismo che conserva B che non riesce a conservare A. Cos√¨, per qualche x in w1, l’immagine di x sotto I in w2 – chiamiamola y – ha tutte e solo le stesse propriet√† B di x in w1, ma differisce da x in w1 in almeno una delle sue propriet√† A. Ci√≤ √® solo per dire che x in w1 √® B-indiscernibile ma A-discernibile da y in w2. Ne segue che le propriet√† B non sopravvengono fortemente sulle propriet√† A. Cos√¨, una sopravvenienza individuale forte implica una sopravvenienza globale forte, e quindi implica anche una sopravvenienza globale intermedia e debole.

Eppure, una sopravvenienza globale forte non implica una sopravvenienza individuale forte, almeno quando A e B non sono insiemi di propriet√† vuoti. Dimostrare ci√≤ richiede solo piccole modifiche all’argomento di Paull e Sider secondo cui la nozione di sopravvenienza globale, enunciata solamente in termini di schemi di distribuzione globale di propriet√†, non riesce a implicare una sopravvenienza individuale forte (Sezione 4.3.1), e quindi non verr√† qui affrontato. (Vedi Shagrir 2002, 188). Ancora una volta, la chiave di volta dell‚Äôargomentazione √® un caso in cui l’insieme sopravveniente contiene propriet√† estrinseche, mente l’insieme subveniente non le contiene.

Vediamo ora cosa accade quando gli insiemi di propriet√† sopravvenienti e subvenienti vengono combinati tra loro. Ricorda l’ipotesi precedente per cui la sopravvenienza globale e la sopravvenienza individuale forte sono equivalenti quando si impediscono i casi in stile Paull-Sider (vedi Sezione 4.3.1). Pertanto, allora, una sopravvenienza globale forte implica una sopravvenienza individuale forte quando l’insieme sopravveniente contiene solo propriet√† intrinseche? E quando l‚Äôinsieme subveniente contiene sia le propriet√† intrinseche, che tutte le propriet√† estrinseche che possono essere generate da essi?

La risposta ad entrambe le domande √® ‚Äúsi‚ÄĚ. Inoltre, si scopre che le relative strategie argomentative possono anche essere riapplicate al caso di sopravvenienza individuale sia debole che forte. Descriviamo queste strategie nelle due sezioni successive. Nonostante ci√≤, alcune delle dimostrazioni si possono rivelare complicate e perci√≤ rimandiamo il lettore alla letteratura originale.

 

4.3.3 Equivalenze per una base estrinseca

Una sopravvenienza globale forte implica una sopravvenienza individuale forte fintanto che l’insieme di base B √® considerato chiuso rispetto alla complementazione, congiunzione infinita, disgiunzione infinita e ad operazioni di formazione di propriet√† che implicano quantificazione e identit√†. Kim anticipa questa equivalenza (1993, 170) e Robert Stalnaker ne fornisce la dimostrazione (1996, 238). Va anche notato che John Bacon sostiene che, se gli insiemi di propriet√† A e B sono chiusi rispetto alle operazioni precedentemente citate e anche rispetto a un’operazione che chiama “resplicing“, allora la sopravvenienza individuale debole e forte sono o entrambe vere o entrambe false (1986). Affinch√© B sia chiuso rispetto all‚Äôoperazione di resplicing ogni propriet√† P deve essere tale che la sua estensione Pw in un mondo w sia l’estensione di una propriet√† in B, P √® un membro di B.

Abbiamo gi√† notato che √® un argomento controverso se tali operazioni di formazione di propriet√† siano legittime e, anche se lo fossero, siamo spesso interessati a insiemi di propriet√† che non sono chiusi rispetto ad esse. Si veda la sezione 3.2. Tuttavia, fintanto che le operazioni di formazione di propriet√† sono legittime, allora anche se B stesso non √® chiuso rispetto a esse, ci sar√† sempre un insieme pi√Ļ grande B+ che lo √®. Ci√≤ √® sufficiente per implicare che per ogni caso di sopravvenienza globale forte esiste un caso di sopravvenienza individuale forte logicamente equivalente. In effetti, se tutte queste operazioni di formazione di propriet√† (inclusa la risposta di Bacon) sono legittime, allora ci sono insiemi di propriet√† rispetto ai quali la sopravvenienza individuale debole, la sopravvenienza individuale forte e la sopravvenienza globale forte sono tutti equivalenti.

Ma poiché vi è stata una notevole controversia sulla legittimità delle varie presunte operazioni di costituzione di proprietà, le questioni rimangono irrisolte.

4.3.4 Equivalenze per proprietà intrinseche

Se si allineano gli insiemi di propriet√†, restringendo gli insiemi sopravvenienti e subvenienti a propriet√† intrinseche ¬≠‚Äď tuttavia si dovrebbe cogliere esattamente la nozione di propriet√† intrinseca (vedi ad esempio Langton e Lewis 1998) ‚Äď otteniamo risultati ancora pi√Ļ chiari. Molte varianti di sopravvenienza risultano equivalenti in termini di propriet√† intrinseche.

Sia Shagrir (2002) sia Bennett (2004a) sostengono che una sopravvenienza individuale forte √® equivalente a una sopravvenienza globale forte quando A e B sono insiemi di propriet√† intrinseche. Inoltre, Bennett sostiene che in un caso del genere anche una sopravvenienza globale debole implica una sopravvenienza individuale forte. L’argomento si basa sul principio di isolamento di Paull e Sider, spiegato nella sezione 4.3.1 sopra; l’idea di base √® quella di mostrare che qualsiasi controesempio alla sopravvenienza individuale forte pu√≤ essere “isolato” per generare controesempi alla sopravvenienza globale debole, cio√® coppie di mondi, tra i quali c’√® un isomorfismo che preserva B, ma non uno che preserva A.

Anche in questo caso, possiamo ottenere risultati relativi a una sopravvenienza individuale. Mark Moyer (2008) sostiene che la sopravvenienza individuale debole e la sopravvenienza individuale forte sono equivalenti nel caso speciale delle propriet√† intrinseche. Fa appello a un principio di ricombinazione simile al principio di isolamento di Paull e Sider, ma avente una novit√†. L’idea intuitiva √® che due cose qualsiasi in due mondi qualsiasi possono essere isolate dalle propriet√† circostanti e quindi messe in un mondo l’una con l’altra. Pi√Ļ formalmente:

Principio di ricombinazione. Per ogni mondo w1 e w2, ogni individuo x in w1 e ogni individuo y in w2, c’√® un mondo w3 che contiene individui x‚Ä≤ e y‚Ä≤ tale che x‚Ä≤ in w3 √® un duplicato intrinseco di x in w1 e y‚Ä≤ in w3 √® un duplicato intrinseco di y in w2.

Se questo principio √® corretto, allora qualsiasi coppia di individui all‚Äôinterno di un tale mondo, che testimonia la violazione di un‚Äôaffermazione di sopravvenienza forte, ha duplicati intrinseci all’interno di un unico mondo. Se le propriet√† sopravvenute sono intrinseche, quei duplicati violeranno anche la sopravvenienza debole.

Se tutti questi risultati sono corretti, allora la sopravvenienza individuale debole, la sopravvenienza individuale forte, la sopravvenienza globale debole, la sopravvenienza globale intermedia e la sopravvenienza globale forte sono tutti equivalenti nel caso speciale in cui A e B sono un insieme di proprietà intrinseche.

4.3.5 Ritorno alla sopravvenienza individuale e globale

Nella Sezione 4.3.3, abbiamo visto che la sopravvenienza individuale debole e forte sono equivalenti alla sopravvenienza globale forte nel caso speciale in cui l’insieme di base B √® chiuso rispetto a determinate operazioni di formazione di propriet√†. Inoltre, in 4.3.4, abbiamo visto che la sopravvenienza individuale debole e forte, e la sopravvenienza globale debole, intermedia e forte sono tutte equivalenti nel caso speciale in cui A e B sono insiemi di propriet√† intrinseche. Il risultato √® che una sopravvenienza globale forte e una individuale forte si dividono “solo quando le propriet√† estrinseche sono presenti nell’insieme sopravveniente ma non consentite dalla base subveniente”, come predetto Kim e altri (Sezione 4.3.1). Si veda Shagrir 2009 per una discussione del caso delle relazioni.

Tuttavia, la sopravvenienza globale, debole e intermedia non sono equivalenti alla sopravvenienza individuale forte anche quando le propriet√† estrinseche sono permesse dalla base ‚Äď pi√Ļ precisamente, quando la base √® chiusa rispetto alle relative operazioni di formazione di propriet√†. Perci√≤, probabilmente hanno un lavoro filosofico specifico da svolgere, un lavoro che non pu√≤ essere svolto da una sopravvenienza individuale forte. Ad esempio, Sider (1999) fa appello a una sopravvenienza globale debole rispetto i casi di coincidenza spazio-tempo, sebbene ritratti ci√≤ nel suo (2008). Si veda la sezione 5.5.

Tuttavia, √® discutibile se queste forme di sopravvenienza siano abbastanza forti da essere filosoficamente utili. Come hanno sottolineato sia Shagrir (2002) che Bennett (2004a), solo una sopravvenienza globale forte garantisce che la distribuzione globale delle propriet√† B determini la distribuzione globale delle propriet√† A. Sia la sopravvenienza globale debole che quella intermedia consentono quella che viene chiamata “variazione interna ai mondi”: entrambe consentono agli individui B-indiscernibili in un mondo di avere propriet√† A differenti. (Al contrario della sopravvenienza individuale debole, che consente variazioni tra mondi, ma vieta i “mondi misti”.) In effetti, una sopravvenienza globale debole consente agli isomorfismi che conservano A e B di essere completamente indipendenti l’uno dall’altro. Supponiamo che la propriet√† essere un grifone sopravviene solo debolmente a livello globale sul mondo fisico. Quindi, anche se un mondo fisicamente come questo deve contenere lo stesso numero di grifoni di questo mondo, non importa quali esse siano. In questo mondo potrebbero esserci la Torre Eiffel e la Regina Madre; nel duplicato fisico potrebbero essere uno strofinaccio e il Grand Canyon.

In ogni caso, coloro che affermano una tesi di sopravvenienza globale debole o intermedia e al contempo negano la corrispondente tesi di sopravvenienza globale forte, devono fornire una spiegazione del perch√© sostenere una sopravvenienza globale debole o intermedia non implica una sopravvenienza globale forte. (Ricorda la discussione sulla sopravvenienza individuale debole e forte in 4.1). Ovvero, hanno bisogno di spiegare cosa rafforza i collegamenti tra gli isomorfismi che conservano A e B necessari per una sopravvenienza globale debole e intermedia, senza anche rafforzare l’affermazione che ogni isomorfismo che conserva B √® egli stesso a conservare A.

Al momento, queste questioni restano aperte e lo stato della sopravvenienza globale debole e intermedia resta controverso.

4.4 Sopravvenienza basata sulla somiglianza

Finora questo saggio si √® concentrato sulle variet√† di sopravvenienza basate sull’indiscernibilit√†. Tuttavia, in alcuni casi potremmo essere interessati a una nozione secondo la quale le cose che sono molto simili negli aspetti B devono essere molto simili anche negli aspetti A. Questa √® una sopravvenienza basata sulla somiglianza (Kim 1987). (Il resto di questa sezione parafrasa da vicino McLaughlin 1995).

Le versioni di sopravvenienza basate sulla somiglianza, una debole e una forte, possono essere definite nel modo previsto:

A sopravviene debolmente su B se e solo se per ogni mondo w, e per ogni x e y in w, se x e y non sono sostanzialmente differenti rispetto alle proprietà B, allora non sono sostanzialmente differenti rispetto alle proprietà A.

A sopravviene fortemente su B se e solo se per ogni mondo w1 e w2, e per ogni x in w1 e y in w2, se x in w1 non è sostanzialmente diverso da y in w2 rispetto alle proprietà B, allora x in w1 non è sostanzialmente diverso da y in w2 rispetto alle proprietà A.

Queste sono versioni di sopravvenienza individuale; possono essere ugualmente formulate versioni di sopravvenienza globale. La sopravvenienza forte implica la sopravvenienza debole, ma non viceversa, ad eccezione del caso speciale delle propriet√† intrinseche. (Quest’ultimo pu√≤ essere dimostrato mediante una piccola modifica all’argomento di Moyer menzionato nella Sezione 4.3.4.)

La sopravvenienza basata sulla somiglianza √® logicamente indipendente dalla sopravvenienza basata sulla indiscernibilit√†: nessuna delle due implica l’altra. La sopravvenienza basata sulla somiglianza non implica la sopravvenienza basata sull’indiscernibilit√†. Potrebbe darsi che ci possano essere differenze A senza differenze B, ma non ci possono essere differenze A sostanziali senza differenze B sostanziali. Inoltre, similmente, la sopravvenienza basata sull’indiscernibilit√† non implica la sopravvenienza basata sulla somiglianza. Il motivo √® che potrebbero esserci piccole differenze B che sono punti critici per grandi differenze A. Quando ci√≤ accade, non pu√≤ presentarsi una sopravvenienza basata sulla somiglianza, al contrario della sopravvenienza basata sull’indiscernibilit√†. Ad esempio, potrebbe benissimo essere che piccole differenze fisiche possano essere accompagnate da grandi differenze mentali e morali. Allo stesso modo, una piccola differenza fisica come una pennellata fuori posto potrebbe avere un effetto rilevante sul valore estetico di un dipinto. Rimane una questione aperta se ci siano usi filosofici interessanti della sopravvenienza basata sulla somiglianza.

4.5 Sopravvenienza su pi√Ļ domini

Finora questo saggio si √® concentrato principalmente sulla sopravvenienza in un singolo dominio (le eccezioni sono state le discussioni sulla sopravvenienza globale debole e intermedia). Una forma di sopravvenienza conta come singolo dominio quando e solo quando le propriet√† A e B sono possedute dagli stessi individui – quando il modo in cui qualcosa √® negli aspetti A √® una funzione del modo in cui √® negli aspetti B. Sia la sopravvenienza individuale debole che quella forte sono chiari casi di sopravvenienza a singolo dominio. Tuttavia, in alcuni casi, ci√≤ che vogliamo dire √® che non pu√≤ esserci una differenza A in certe cose senza una differenza B in certe altre cose – cose distinte alle quali le prime cose sono collegate in un certo modo. In questi casi, c’√® una sopravvenienza su pi√Ļ domini.

Un punto in cui tale nozione sembra utile è nelle discussioni sulla coincidenza e sulla costituzione materiale. Coloro che pensano che una statua di argilla sia distinta dal pezzo di argilla che la compone, asserirà che alcune proprietà della statua devono sopravvenire sulle proprietà del pezzo di argilla che la costituiscono. Ad esempio, non potrebbero esserci due statue che sono distinguibili nella forma senza che le statue siano costituite da pezzi di argilla distinguibili nella forma. Per ulteriori discussioni, si veda la Sezione 5.5.

Kim (1988) ha formulato una versione debole e una forte della sopravvenienza su domini multipli. Siano D1 e D2 non sono domini vuoti di individui, sia R una relazione tra D1 e D2 e sia ‚Äč‚ÄčR|x il sottoinsieme di D2 a cui x √® correlato a R. Possiamo ora definire le seguenti nozioni:

(A, D1) domini multipli sopravvengono debolmente su (B, D2) rispetto a R nel caso in cui necessariamente per ogni x e y in D1, se R | x e R | y sono B-indiscernibili, allora x e y sono A– indiscernibili.

(A, D1) domini multipli sopravvengono fortemente su (B, D2) rispetto alla relazione R nel caso in cui per qualsiasi x e y in D1 e qualsiasi mondo w1 e w2, se R|x in w1 è B-indiscernibile da R|y in w2, x in w1 è A-indiscernibile da y in w2. (Kim 1998)

Quando R √® una relazione di identit√†, questi sono equivalenti, rispettivamente, alla sopravvenienza individuale debole a dominio singolo e a quella forte a dominio singolo. Siccome R potrebbe essere una relazione diversa dall’identit√†, ad esempio la costituzione materiale, le definizioni hanno il potenziale per utilit√† ulteriori. Anche in questo caso, una piccola modifica all’argomento di Moyer (Sezione 4.3.4) pu√≤ essere utilizzata per dimostrare che la sopravvenienza su domini multipli debole √® equivalente con quella forte quando l’insieme sopravveniente √® intrinseco.

La sopravvenienza favorevole alla coincidenza √® un altro tipo di sopravvenienza su pi√Ļ domini (proposta da Dean Zimmerman 1995, 88)). Pu√≤ essere formulata come segue (si veda Bennett 2004, 520):

Sopravvenienza favorevole alla coincidenza: per tutti x e y, e tutti i mondi w1 e w2, se x in w1 √® B-indiscernibile da y in w2, allora per ogni cosa x* in w1 a cui x √® correlato a R, c’√® qualcosa y* in w2 che √® R-correlato a y e che √® A-indiscernibile da x*.

Questa è una versione forte, ma una versione debole può essere formulata come segue:

Sopravvenienza debole favorevole alle coincidenze: per ogni mondo w e ogni x e y in w, se x in w √® B-indiscernibile da y in w, allora per ogni cosa x* a cui x √® correlata con R in w, c’√® qualcosa y* che y √® correlato a R in w e x* √® A-indiscernibile da y*.

Anche in questo caso, quando R è una relazione di identità, queste forme di sopravvenienza sono equivalenti, rispettivamente, alla sopravvenienza individuale debole e a quella forte. Inoltre, anche qui, la versione debole e la versione forte sono equivalenti quando A è un insieme di sole proprietà intrinseche.

La sopravvenienza favorevole alle coincidenze, debole o forte, conta come un tipo di sopravvenienza su pi√Ļ domini, ma differisce dalla sopravvenienza debole e forte su pi√Ļ domini di Kim per almeno un aspetto importante. Il quantificatore finale nelle definizioni della sopravvenienza favorevole alle coincidenze √® esistenziale, piuttosto che universale come lo √® nella sopravvenienza su pi√Ļ domini debole e forte di Kim. Di conseguenza, la sopravvenienza di Kim su pi√Ļ domini dice che se a e b sono B-indiscernibili, ogni cosa R correlata ad a deve essere A-indiscernibile da tutto ci√≤ che √® R-correlato a b. La sopravvenienza favorevole alla coincidenza dice solo che ogni cosa R-correlata a a deve essere A-indiscernibile da qualcosa R-correlato a b. Ci√≤ √® importante se R √® B-indiscernibile, come √® plausibilmente nel caso della coincidenza spazio-tempo – la principale applicazione filosofica della sopravvenienza su pi√Ļ domini.

Infine, Ralf Bader (2013) ha sviluppato versioni di sopravvenienza su pi√Ļ domini per modellare le relazioni tra entit√† complesse e le loro parti, incluse quelle consentite dalle metrologie non-classiche.

 

5. Applicazioni

5.1 Una strategia argomentativa

Si ricordi come tutti concordino sul fatto che la riduzione di A a B implica una sopravvenienza di A su B (Sezione 3.3). Ci√≤ d√† luogo ad un utilizzo fondamentale della sopravvenienza. Argomentare contro una tesi di sopravvenienza che dovrebbe essere vera qualora un certo programma riduzionista avesse successo, √® un modo comune di argomentare che il programma riduzionista √® destinato al fallimento. McLaughlin (1984, 1995) chiama questo stile di argomentazione “argomento per appello a una tesi di sopravvenienza falsa ma implicata” o, in breve, argomento per appello a una FIST.

Ecco alcuni ben noti argomenti per appello a una FIST. Supponiamo che qualcuno affermi che esistono proprietà neurofisiologiche, forse ancora da scoprire, alle quali si riducono proprietà intenzionali come credere che P. Questa affermazione implica che le proprietà intenzionali sopravvengano sulle proprietà neurofisiologiche. Gli esperimenti mentali su Terra Gemella, presentati da Tyler Burge (1979) e Hilary Putnam (1976), sono (presunti) controesempi a questa affermazione di sopravvenienza; sono casi di persone neurofisiologicamente indistinguibili i cui pensieri hanno contenuti differenti.

Un altro argomento per l’appello a una FIST √® l’appello di Chalmers alla (presunta) possibilit√† metafisica degli zombi (si veda la Sezione 3.1 e la Sezione 5.4). Questo ha lo scopo di dimostrare che le propriet√† fenomeniche non sopravvengono metafisicamente, e quindi non si riducono, alle propriet√† fisiche. Questa linea di argomentazione sarebbe disponibile anche qualora i fisicalisti non avessero ancora proposto una tale riduzione. Se ha successo, il progetto di ridurre le propriet√† fenomeniche a propriet√† fisiche √® destinato al fallimento.

Consideriamo un terzo esempio, tratto dall’epistemologia. Una semplice teoria causale della conoscenza percettiva afferma che la conoscenza percettiva di un soggetto che P pu√≤ essere analizzata nei termini di P che recano il corretto tipo di relazione causale alla credenza del soggetto che P. Per testare questa affermazione, non abbiamo bisogno di attendere proposte su quale sia il tipo di relazione causale in questione. Infatti, quest‚Äôopera di analisi concettuale pu√≤ avere successo solo se due credenti che P non possono differire rispetto al conoscere percettivamente che P, senza differire rispetto a come P √® causalmente connessa alla loro credenza che P.¬† Il caso di Alvin Goldman del finto fienile (1976) presenta un (presunto) controesempio a questa affermazione di sopravvenienza.

Naturalmente, è oggetto di controversia se qualcuno di questi argomenti abbia successo, perché è in dubbio se i presunti controesempi alle affermazioni di sopravvenienza siano davvero possibili. Ma in tutti e tre i casi, lo stile argomentativo è il medesimo Рargomento per appello a una FIST. (Vedi McLaughlin 1984, 1995.)

 

5.2 Internismo/Esternismo

Le distinzioni tra internismo ed esternalismo sorgono in molte aree della filosofia: filosofia della mente, filosofia del linguaggio, epistemologia ed etica. Tutte queste distinzioni possono essere caratterizzate per mezzo di tesi di sopravvenienza. Ad esempio, un internista del contenuto mentale accetta, e un esternalista nega, che ci√≤ che √® uno stato mentale sopravviene sulle propriet√† neurofisiologiche del soggetto, o “cosa c’√® dentro la testa”. La disputa riguarda se due soggetti possano differire nei loro contenuti mentali senza differire anche in qualche aspetto neuro-fisico. Allo stesso modo, un‚Äôinternista rispetto alla giustificazione epistemica accetta, e un esternalista nega, che quando una credenza √® giustificata essa sopravvenga sulle propriet√† mentali del credente. La disputa riguarda se due credenti possano differire nel fatto che le loro credenze siano giustificate senza anche differire in qualche loro aspetto mentale. Inoltre, un‚Äôinternista rispetto alla motivazione morale accetta, mentre un‚Äôesternalista nega, che la motivazione morale sopravvenga sui giudizi morali. La disputa riguarda se due persone (razionali) possano differire in termini di motivazione morale senza differire anche nei rispettivi giudizi circa quali azioni dovrebbero essere eseguite.

Allo stesso modo, la sopravvenienza pu√≤ essere utilizzata anche per catturare la tradizionale distinzione tra relazioni interne ed esterne. Come ha notato Lewis (1986b, 62), una relazione interna (come l’essere pi√Ļ alto di) sopravviene sulla natura intrinseca dei suoi referenti. Una relazione estrinseca (come essere a 3 chilometri da) no. La differenza principale tra questo caso e quelli sopra √® che qui non c’√® una vera disputa circa la validit√† della relazione di sopravvenienza; √® ampiamente riconosciuto che esistono due tipi di relazioni.

5.3 Ecceitismo

L’ecceitismo √® l’idea che le propriet√† di identit√†, come essere Kofi Annan o essere quel particolare tavolo, non sopravvengono sulle propriet√† qualitative. Da questo punto di vista, due cose numericamente distinte differiscono ecceitisticamente, ma da ci√≤ non segue nessun’altra differenza. La questione se ci possano essere cose qualitativamente indiscernibili ma numericamente distinte diventa importante nella metafisica modale.

Il problema qui √® un esempio di qualcosa pi√Ļ generale. La sopravvenienza gioca un ruolo utile nel rispondere a domande sull’identit√† e sulle condizioni di individuazione di oggetti appartenenti a un certo genere. Come ha sottolineato Davidson, c’√® un puzzle prima facie (1980, cap. 5) su come affrontare tali domande. La risposta alla domanda “Quando due eventi sono identici?” √® banale: “Mai”. E la risposta alla domanda “Quando un evento √® identico a s√© stesso?” √® altrettanto banale: “Sempre”. Ma sicuramente qui c’√® una domanda fondamentale in agguato. Lo stesso Davidson ha scelto di aggirare questa preoccupazione mediante un‚Äôascesa semantica. Tuttavia, un’alternativa √® passare a quello che David Lewis chiama “un principio di non-duplicazione” (vedi Bennett 1988). Invece di chiedere quando due eventi sono identici, possiamo porre una domanda da riempire: “due eventi non possono essere esattamente uguali rispetto a ______”? Davidson avrebbe riempito lo spazio vuoto con “le loro cause ed effetti”. Kim avrebbe riempito lo spazio vuoto con “il loro soggetto, tempo e propriet√† costitutiva” (1976); altri riempiono lo spazio vuoto in modi diversi.

Ci√≤ che conta qui √® solo che i principi di non-duplicazione sono tesi di sopravvenienza. Sono tesi di sopravvenienza che considerano l’insieme sopravveniente A come fatti di identit√† circa entit√† particolari, qualsiasi genere sia preso in considerazione. Non pu√≤ esserci una differenza nel fatto che un evento abbia una propriet√† come essere un evento senza che vi sia anche una differenza nelle sue cause ed effetti (Davidson) o nel suo soggetto, nella propriet√† costitutiva e nel tempo (Kim). Si noti che qualsiasi prospettiva che accetti un principio di non-duplicazione circa un certo genere di entit√† √® ipso facto anti-ecceitista. Sia Davidson che Kim sono anti-ecceitisti rispetto agli eventi.

5.4 Caratterizzare il fisicalismo

Sebbene non vi sia consenso generale su come dovrebbe essere formulata esattamente la dottrina del fisicalismo, alcuni filosofi hanno cercato di formularla come una tesi di sopravvenienza globale. Ciò solleva diverse questioni.

√ą ampiamente riconosciuto che sarebbe troppo debole formulare il fisicalismo come l’affermazione che, per mera necessit√† nomologica, tutto sopravviene a livello globale sul fisico. I dualisti possono accettare questa tesi, in quanto possono sostenere che esistono leggi psicofisiche fondamentali (McLaughlin 1992, Chalmers 1996). Anche se i dualisti pensano che gli zombi siano metafisicamente possibili, essi non devono necessariamente sostenere che gli zombi siano nomologicamente possibili (si ricordi la Sezione 3.1). I fisicalisti, ovviamente, non pensano che gli zombi siano possibili in generale. Comprendere il fisicalismo necessita perci√≤ l‚Äôadozione di una tesi di sopravvenienza per necessit√† metafisica.

Un’altra domanda che pu√≤ essere posta √® se la tesi di sopravvenienza globale debba essere intesa come una tesi di sopravvenienza globale debole, una tesi di sopravvenienza globale intermedia o una tesi di sopravvenienza globale forte (vedi Sezione 4.3.2). Tuttavia, si noti che una tesi di sopravvenienza globale intermedia consentirebbe un mondo fisicamente indistinguibile da questo, in cui vengono istanziate esattamente le stesse propriet√† mentali che sono istanziate qui, ma in cui gli individui fisicamente indistinguibili (se ce ne sono) scambiano le loro vite mentali. Inoltre, questo sembra essere qualcosa che il fisicalismo non dovrebbe consentire. Una caratterizzazione debole della sopravvenienza globale del fisicalismo consentirebbe uno scambio di propriet√† mentali molto pi√Ļ ampio. Consentirebbe un mondo fisicamente indistinguibile da questo, in cui vengono istanziate esattamente le stesse propriet√† mentali che sono istanziate qui, ma le quali sono distribuite in modo diverso tra gli abitanti – un mondo in cui Paris Hilton, Colin Powell e il Papa si scambiano le vite mentali tra loro, per esempio (si vedi la Sezione 4.3.5).

Nonostante ci√≤, i fisicalisti non hanno bisogno di sostenere che tutto, a livello globale, sopravvenga fortemente sul fisico. Molti fisicalisti concedono che l’esistenza di cose come i fantasmi e le anime cartesiane sia logicamente compatibili con i fatti fisici del nostro mondo. Costoro pensano che non ci siano effettivamente cose del genere ma non che non possano essercene, o che logicamente non possano esserci, dati i fatti fisici del nostro mondo. Essi consentono quindi che due mondi possano essere duplicati fisici e tuttavia differire mentalmente: due mondi che sono fisicamente uguali, ma solo uno dei quali contiene una comunit√† di anime disincarnate. (Si noti che, poich√© i mondi sono duplicati fisici, queste anime o non esercitano alcuna influenza causale sul fisico, oppure esercitano solo un’influenza causale ridondante, un‚Äôinfluenza causale sul fisico ‚Äúsovradeterminata‚ÄĚ.)

Diversi filosofi hanno offerto diversi modi di definire il fisicalismo per consentire questo tipo di possibilità logica, pur continuando a fare affidamento sulla sopravvenienza globale. David Lewis ha sostenuto che il fisicalismo fosse l’affermazione che:

Tra i mondi in cui nessuna proprietà naturale estranea al nostro mondo è istanziata, nulla differisce senza differire fisicamente; due mondi di questo tipo, che sono esattamente identici fisicamente, sono duplicati (Lewis 1983b, 364).

Jackson propone quanto segue:

Ogni mondo che è un duplicato fisico minimale del nostro mondo è un duplicato simpliciter (Jackson, 1998, 12).

dove un duplicato fisico minimale √® ci√≤ che risulta dalla duplicazione di tutti i fatti fisici “fermandosi l√¨”. David Chalmers dice che il fisicalismo √® vero in un mondo w solo nel caso in cui ogni fatto positivo che si ottiene in w si ottiene anche in qualsiasi mondo fisicamente indistinguibile da w (1996, 39‚Äď40). Ciascuna di queste tre definizioni permette un mondo in cui si ottengono gli stessi fatti fisici che si ottengono nel nostro mondo, ma in cui si possono ottenere pure alcuni fatti ulteriori, i quali sono non-fisici.

Purtroppo, nessuna di queste tre definizioni sembra riuscire ad individuare le condizioni sufficienti del fisicalismo. Per prima cosa, sono tutte compatibili con l’esistenza di un Dio necessariamente esistente (si ricordi la sezione 3.5). Ma il fisicalismo √® sicuramente incompatibile con l’esistenza di qualsiasi Dio (vedi Jackson 1998, 22-23 per un tentativo di evitare questa obiezione. Si veda Witmer 1999 e Hawthorne 2002 per altri controesempi a queste definizioni). Inoltre, anche se le definizioni fossero prive di controesempi, si potrebbe comunque pensare che il fisicalismo richieda una ‚Äúsuperdupervenience‚ÄĚ, vale a dire che il fisicalismo dovrebbe spiegare perch√© valgono le rilevanti tesi di sopravvenienza globale (vedi 3.7, e Horgan 1993; Melnyk 2003; Wilson 2005).

Forse nessuna tesi di sopravvenienza globale forte individuer√† le condizioni sufficienti del fisicalismo. Nondimeno, ci sarebbe un certo progresso se si trovasse una qualche tesi di sopravvenienza globale che tutti i fisicalisti devono accettare e che virtualmente tutti i non-fisicalisti rifiuterebbero. Il fisicalismo sarebbe quindi testabile mediante argomenti che si appellano a FISTS, come l’argomento degli zombie menzionato sopra. Inoltre, questa sarebbe una condizione sostanziale di adeguatezza di qualsiasi formulazione del fisicalismo che comporti una tesi di sopravvenienza globale. In effetti, tutte e tre le tesi di sopravvenienza globali sopra esposte – Jackson, Lewis e Chalmers – sembrano servire a questi scopi. Quindi, sebbene non colgano la dottrina del fisicalismo, esse fanno abbastanza per esser ritenute utili.
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5.5 Entit√† coincidenti e il “problema del grounding

√ą opinione abbastanza diffusa che pi√Ļ di un oggetto possa occupare la stessa posizione spazio-temporale. Si dice che tali oggetti siano spazio-temporalmente coincidenti. L’esempio classico √® una statua, Goliath, e il pezzo di argilla che la costituisce, Lumpl (vedi Gibbard 1975). In una versione della storia, Lumpl si siede su uno scaffale per alcuni giorni prima che lo scultore lo trasformi in Goliath il gioved√¨ mattina. Sembra che Lumpl esistesse il mercoled√¨ precedente mentre Goliath non esisteva, e di conseguenza la legge di Leibniz implica che siano oggetti distinti. In un’altra versione della storia, Lumpl e Goliath vengono creati e distrutti esattamente nello stesso momento. Qui i due non hanno propriet√† temporali diverse, ma hanno propriet√† modali diverse: Lumpl esisterebbe ancora se lo schiacciassimo in una palla, ma Goliath no. Ancora una volta, la legge di Leibniz, a quanto pare, implica che siano distinti. (Si veda Rea 1997a per molti articoli interessanti su questo tema.)

L’obiezione principale all’idea che Goliath e Lumpl siano distinti √® quello che pu√≤ essere chiamato “il problema del grounding“. Come possono Lumpl e Goliath differire nelle loro propriet√† modali, dato che sono identici in ogni altro aspetto? Cosa fonda (grounds) la loro differenza in termini di condizioni di persistenza? In virt√Ļ di cosa hanno le condizioni di persistenza che hanno?

Il problema del grounding √® talvolta caratterizzato come l‚Äôinsuccesso di una relazione di sopravvenienza. Lumpl e Goliath differiscono nelle loro condizioni di persistenza senza differire nelle loro propriet√† fisiche o categoriali (vedi Yablo 1987 per una discussione sulla categoricit√†). Ed √® vero che molte forme di sopravvenienza falliscono: la sopravvenienza individuale debole e forte, e la sopravvenienza globale forte falliscono tutte. Ma possono esserci altre relazioni di sopravvenienza. Valgono sia la sopravvenienza globale debole che quella intermedia, cos√¨ come (come suggerisce il nome) la sopravvenienza favorevole alle coincidenze, e possibilmente altre versioni di sopravvenienza su pi√Ļ domini (cfr. Zimmerman 1995, Rea 1997b, Sider 1999, Baker 2000). Tutte queste forme si basano sul plausibile presupposto che qualsiasi coppia di regioni fisicamente/categoricamente come questa deve contenere un oggetto con le condizioni di persistenza di Goliath e un oggetto con le condizioni di persistenza di Lumpl.

Ciò nonostante, la questione cruciale non è se vi sia una qualche forma di sopravvenienza, ma piuttosto se quelle che ci sono costituiscano una risposta soddisfacente al problema del grounding. Per una difesa della risposta positiva, si veda Sider 1999; per una difesa della risposta negativa, si veda Bennett 2004b. Per una nuova posizione, si veda Sider 2008.pr

Bibliografia

Strumenti accademici

Altre risorse in Internet

Voci correlate

anomalous monism | dependence, ontological | emergent properties | grounding, metaphysical | logic: modal | material constitution | mental causation | mereology | multiple realizability | physicalism | possible worlds | properties

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Brian McLaughlin <brianmc@rci.rutgers.edu>
Karen Bennett <kbennett@philosophy.rutgers.edu>

Traduzione italiana a cura di Francesca Pellegrino e Filippo Pelucchi