| Invited Speakers Call for papers |
|
Nei giorni 23-25 Settembre 2004 Genova, capitale europea della cultura, ospiterà il sesto Convegno Nazionale della Società Italiana di Filosofia Analitica. Il Convegno avrà come tema di fondo Come nei precedenti convegni S.I.F.A. vi saranno diverse sezioni specializzate in cui saranno discusse le ricerche in corso sui temi più diversi. Vedi sopra per il "call for papers". Ulteriori nformazioni sulla organizzazione del convegno verrano date nel 2004. Il perché del tema |
From September 23 to 25, 2004, Genoa, the European Capital of Culture, will host the Sixth National Conference of the Italian Society of Analytic Philosophy (SIFA). The main theme of the Conference will be As at previous SIFA conferences, there will be various specialized sections for the discussion of research in progress on a number of different topics. See above for the Call for Papers. Further information on the Conference will be available in 2004. Why this main theme? |
|
La chimica dei concetti La filosofia analitica, che ha tra i suoi iniziatori pensatori famosi come Bertrand Russell e Ludwig Wittgenstein, nasce come sviluppo della "chimica dei concetti". Così viene chiamata la logica matematica sviluppata agli inizi del '900 da Russell e altri logici europei. La nuova logica infatti sta alla vecchia logica come la chimica sta all'alchimia. Appoggiandosi al rigore dello sviluppo della logica moderna e all'ideale di analisi del linguaggio, i filosofi analitici svilupparono un nuovo modo di fare filosofia che si richiamava alla tradizione e rifiutava scorciatoie irrazionaliste. La filosofia analitica si espanse in tutta Europa, da Cambridge e Oxford a Vienna, Berlino, Praga, Varsavia (sebbene l'Italia non fosse toccata da questa espansione, il matematico Peano venne considerato da Frege e Russell un punto di riferimento per la discussione sui fondamenti della matematica). L'Europa venne percorsa da uno stile e una ricerca comune. I filosofi partecipavano a cenacoli in cui dialogavano con intellettuali e scienziati delle piů varie discipline. I due poli più noti sono da una parte la piccola Cambridge, centro della vita intellettuale dove si incontravano artisti, letterati e scienziati (da Russell a Virginia Woolf a Maynard Keynes) e dall'altra la grande Vienna (con Freud, Klimt, Kokoshka, Boltzmann, Hertz, Wittgenstein). Questa ricchezza di scambi e la diffusione stessa della filosofia analitica venne spezzata drasticamente dal Nazismo. Negli anni dell'ascesadel Nazismo infatti non solo grandi scienziati come Einstein o Freud, ma un gran numero di logici e filosofi furono costretti a emigrare in USA, o restare comunque fuori dall'Europa continentale. Basti pensare alle figure di Kurt Gödel, Rudolf Carnap, Hans Reichenbach, Ludwig Wittgenstein. Il Nazismo e le sue conseguenze: La rottura dell'ambiente filosofico nella Mitteleuropa provocata dal Nazismo ebbe effetti disastrosi sullo sviluppo della filosofia europea, ma effetti benefici sulla filosofia americana. La filosofia continentale, con l'abbandono della maggior parte dei filosofia analitici, abbandonò il legame privilegiato con le scienze, per rifugiarsi nelle tematiche più legate agli aspetti storici e politici oppure al privato e all'intimo, in funzione consolatoria (peraltro l'idea della filosofia come consolazione è uno dei più tradizionali temi che vengono dall'antichità). D'altra parte, emigrati negli Stati Uniti, i filosofi analitici europei ebbero una profonda influenza sull'ambiente statunitense, spesso diretta, a volte indiretta, mantenendo i contatti soprattutto con la filosofia anglosassone. La cultura filosofica americana assimilava cosě diversi aspetti delle preoccupazioni filosofiche della cultura europea. Si crea così una situazione paradossale: le idee portanti della grande tradizione europea della filosofia analitica diventano caratteristica "tipica" della cultura americana (e angloamericana) e la filosofia europea, dove si è sviluppata soprattutto la cultura storicista, la fenomenologia e l'esistenzialismo, si è trovata a lungo impreparata di fronte allo sviluppo della cultura filosofica anglo-americana e dei progressi scientifici e tecnologici. D'altra parte, la filosofia americana, profondamente intessuta di cultura europea attraverso il contributo dei filosofi analitici emigrati durante il Nazismo, ha riportato in Europa le sue stesse radici, stimolando auna riscoperata delle proprie origini. Sono nate così società europee di filosofia analitica in Francia, Spagna, Italia, Ungheria, Germania e in altri paesi europei, collegandosi a livello europeo alla "European Society for Analytic Philosophy". Oltre le "due culture": Alcuni aspetti della cultura filofica europea hanno lasciato molti dubbi; la reazione agli sviluppi della scienza ha oscillato spesso tra uno scientismo riduzionista e un irrazionalismo emotivo. La prima filosofia analitica era anche una reazione alla esasperazione romantica e storicista dell'800, infarcita a volte di atteggiamenti antiscientisti scientisti. Ma negli Stati Uniti non vi č stato un "problema" della crisi della ragione di fronte agli sviluppi della scienza, e la convivenza con la scienza non ha mai creato problemi. La fusione con aspetti dello spirito americano ha avuto cosě conseguenze positive: da una parte ha rafforzato la vicinanza con lo spirito scientifico, dall'altra ha temperato gli eccessi di rigore scientista con un atteggiamento pragmatista, curando la tradizione filosofica europea da pericolose deviazioni. Occorre però ricordare che autori centrali come Bertrand Russell univano in sè uno spirito libertario, una forte tensione verso il sociale e un grande rispetto per la scienza. In questa prospettiva, l'essenziale della tradizione analitica può essere considerato il rifiuto della divisione delle due culture, umanistica e scientifica. I filosofi analitici hanno proposto un modello di cultura unitaria, dove il filosofo era umanista e scienziato allo stesso tempo, recuperando così le radici più profonde della cultura europea, dove filosofia, scienza e arte erano sempre state intrecciate nella storia d'Europa. |
The chemistry of concepts: Analytic philosophy, whose founders include such famous thinkers as Bertrand Russell and Ludwig Wittgenstein, grew out of the "chemistry of concepts." This term refers to the mathematical logic developed by Russell and other European logicians at the beginning of the 20th century. This new logic, in fact, compares with previous logic as does chemistry with alchemy. Relying on the rigor of the development of modern logic and on the ideal of speech analysis, analytic philosophers developed a new method of philosophical practice that referred back to tradition, rejecting the shortcuts of the irrationalists. Analytic philosophy spread throughout Europe, from Cambridge and Oxford to Vienna, Berlin, Prague, and Warsaw (although Italy was untouched by this expansion, Frege and Russell considered the mathematician Peano a central figure for discussion of the foundations of mathematics). In this period, a single style and common pursuit came to extend across Europe. Philosophers participated in salons in which they held dialogues with intellectuals and scientists from the most varied disciplines. The two most renowned poles were found at small Cambridge, a center of intellectual life where artists, writers, and scientists (from Russell to Virginia Woolf and Maynard Keynes) would meet and at grand Vienna (with Freud, Klimt, Kokoschka, Boltzmann, Hertz, Wittgenstein). This wealth of exchange and the spread of analytic philosophy itself were drastically cut off by Nazism. In fact, during the years of Nazism1s rise, not only great scientists like Einstein, but also a large number of logicians and philosophers were forced to emigrate to the U.S. or otherwise remain outside the European continent. We need only recall the figures of Kurt Gödel, Rudolf Carnap, Hans Reichenbach, and Ludwig Wittgenstein. Nazism and its consequences: While the destruction of the philosophical environment in Central Europe that Nazism provoked had disastrous effects on the development of European philosophy, it actually benefited philosophy in the United States. Forsaken by the greater part of its analytic philosophers, continental philosophy abandoned its privileged tie to the sciences and sought refuge and consolation in topics more closely linked with issues either historical and political or intimate and private (though the idea of philosophy as consolation is one of the more traditional topics that derives from antiquity). At the same time, European analytic philosophers who had emigrated to the United States had a profound influence American philosophical culture thus assimilated diverse aspects of the philosophical preoccupations of European culture, creating a paradoxical situation: the fundamental ideas of the great European tradition of analytic philosophy became "typical" characteristics of American (and Anglo-American) culture, while European philosophy, in which the culture of historicism, phenomenology, and existentialism were the primary developments, long found itself unprepared to confront either the growth of Anglo-American philosophical culture or scientific and technological progress. At the same time, American philosophy, profoundly interwoven with European culture through the contribution of émigré analytic philosophers, brought back to Europe its own roots, thus stimulating European philosophy1s rediscovery of its own origins. In this way, societies of analytic philosophy were born in France, Spain, Italy, Hungary, Germany, and other European countries; these united at an international level in the European Society for Analytic Philosophy. In addition to the "two cultures": Some aspects of European philosophical culture have provoked misgivings. The reaction to scientific developments has frequently oscillated between reductionist scientism and emotional irrationalism. Early analytic philosophy was also a reaction to the romantic and historicist exasperation of the 19th century that was sometimes filled with anti-scientific attitudes. In the United States, however, there was no such problem: reason underwent no crisis when faced with scientific developments. Analytic philosophy1s fusion with sides of the American spirit thus had positive consequences: on one hand, it reinforced a rapprochement with the scientific spirit and, on the other, it tempered the excesses of scientific rigor with its pragmatist approach, curing the European philosophical tradition of its dangerous detours. It must be remembered, however, that such core authors as Bertrand Russell united within themselves a libertarian spirit, a strong concern for social issues, and a great respect for science. In this perspective, we may consider the essential element of analytic tradition to be the rejection of a division between these two cultures, the humanistic and the scientific. Analytic philosophers proposed a model of unitary culture in which the philosopher was simultaneously both humanist and scientist, thus recovering the deepest roots of European culture, where philosophy, science, and art have historically always been entwined. |