Brains, Persons, and Society *** ABSTRACTS
   Cervelli, Persone e Società ***ABSTRACTS





Stefania Centrone
Scuola Normale Superiore, Pisa

La teoria delle inferenze nella Logikvorlesung 1896 di E. Husserl

La Logikvorlesung del 1896 (E. Husserl, Logik. Vorlesung 1896, E. Schumann (Ed.), Husserliana Materialienbände, Band 1, Kluwer, Dordrecht 2001 – d’ora in avanti LV96) raccoglie le lezioni di un corso di logica tenuto da Husserl all’università di Halle tra il 24 maggio e il primo agosto del 1896, e si articola in tre sezioni (aventi per tema, nell’ordine, le rappre­sentazioni, le proposizioni e le inferenze) precedute da una serie di lezioni introduttive dedicate all’esposizione delle cosiddette questioni controverse (Streitfragen) sulla natura della logica.

La lettura della LV96 è un passaggio obbligato per comprendere appieno la genesi dell’oggettivismo logico husserliano. La sfera puramente logica è già qui accuratamente distinta da quella psicologica: viene isolato un universo di ‘entità in sé’ o ‘entità semantiche’ i cui rapporti costituiscono l’oggetto proprio della logica formale; vengono inoltre studiati sia i rapporti che intercorrono tra questi oggetti semantici e le entità concrete (espressioni linguistiche, rappresentazioni soggettive, giudizi) per mezzo dei quali li cogliamo sia, ancora, alcune importanti relazioni mereologiche come quella della dipendenza tra oggetti applicata al campo del significato. Se la corrispondenza contenutistica tra le Lezioni e i Prolegomeni è minima, limitandosi di fatto alle lezioni introduttive, evidente quanto significativa è invece la connessione con la Wissenschaftslehre di Bolzano, nonché il confronto diretto con alcuni assunti della teoria del giudizio di Brentano e dei brentaniani (la caratterizzazione del giudizio come un atto complesso costituito da due componenti, una qualità e una materia; l’importo esistenziale delle proposizioni categoriche).

Oggetto specifico del nostro contributo è la sezione sulle inferenze, di grande interesse non solo da un punto di vista epistemologico generale (è qui già ben visibile sia l’idea che la logica come unità teoretica cade al di sotto delle leggi che essa stessa pone, sia l’idea che le leggi puramente logiche abbracciano «comprensivamente» ogni scienza, nel senso che costituiscono il meccanismo puramente deduttivo di tutte le teorie), ma anche da un punto di vista più squisitamente logico-formale. Convinto che Bolzano non sia riuscito a sviluppare in tutta la loro ricchezza le intuizioni leibniziane sulla mathesis universalis, soprattutto che egli non abbia compreso appieno la possibilità di una trattazione algebrica dei costrutti logici analoga a quella dei costrutti matematico-formali (anche se nei Prolegomeni dichiarerà espressamente che «la logica come scienza deve essere costruita a partire dall’opera di Bolzano», che da essa «la logica deve imparare tutto ciò di cui ha bisogno: la sottigliezza matematica delle distinzioni, l’esattezza matematica nelle teorie») Husserl assume per sé questo compito e, nella terza sezione di LV96, presenta in primo luogo, con ricchezza di dettagli, una  ‘teoria formale delle inferenze proposizionali’ organizzata assiomaticamente e – come cercheremo di mostrare – sorprendentemente vicina ai futuri calcoli logici “alla Hilbert”. A questa fa seguire un abbozzo di  ‘teoria formale delle inferenze concettuali’, il cui oggetto inteso è costituito dalle leggi generali «che si fondano nei concetti di oggetto e concetto, che valgono per oggetto e concetto in quanto tali». Più precisamente, la teoria mira a caratterizzare le leggi generali che si basano in primo luogo sulla fondamentale relazione, espressa linguisticamente dalla predicazione, che sussiste tra un oggetto e un concetto quando quell’oggetto ‘cade sotto’ quel concetto, e in secondo luogo sulla relazione di subordinazione tra concetti.  Mentre l’intento della teoria è ben chiaramente espresso, l’abbozzo di formalizzazione che Husserl presenta è notevolmente più scarno e assai meno dettagliato di quello della teoria delle inferenze proposizionali. Dal punto di vista strettamente formale ciò che ne risulta è – come mostreremo – sostanzialmente niente altro che una porzione della “teoria delle classi”.