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Brains, Persons, and Society *** ABSTRACTS
Cervelli, Persone e Società ***ABSTRACTS |
Carlo Conni
Facoltà di Filosofia,
Università Vita-Salute San Raffaele di Milano
Phenomenal Contents
and Emergence
Scopo di questa relazione è
sostenere che le unità
fenomeniche, percettive e sensoriali, della cosiddetta coscienza
fenomenica
sono strutture emergenti ovvero contenuti determinati
da una struttura interna di mutue
dipendenze
ontologiche (Varzi 1999) o definiti come il prodotto di una fondazione
ontologica
unitaria (Husserl 1968). Le strutture emergenti si costituiscono
all’interfaccia dell’interazione fra i sistemi percettivo-cognitivi e
la realtà
fisica. I contenuti fenomenici sono l’ambiente in cui gli agenti si
trovano
inseriti e dal quale dipendono (Gibson 1999). Con la nozione di
contenuto
fenomenico di coscienza si deve intendere innanzitutto l’ampia classe
dei
fenomeni percettivo-sensoriali relativi ad oggetti materiali ma anche
il
riconoscimento di azioni intenzionali compiute da agenti in quanto
classe distinta
da quella degli eventi fisici. Seguendo la linea di analisi di Gibson,
Conni
(2005) ma anche Gallese (2005a, 2005b; Rizzolatti 2006), si intende
avanzare
l’ipotesi che le strutture emergenti in qualità di
manifestazioni fenomeniche salienti
di complessi di parti o interi tagliano trasversalmente la dicotomia
fra
soggettivo e oggettivo. Si tratta di contenuti che si presentano allo
stesso
tempo sia come un fatto reale-ambientale che cognitivo-comportamentale.
Una
struttura fenomenica emergente è sia fisica che psichica senza
essere né l’una
né l’altra. Gibson la definisce una proprietà ecologica o
anche una affordance dove con queste espressioni ci
si riferisce ad un contenuto fenomenico che veicola informazioni dotate
di un valore
epistemico o adattivo (Dretske 1981) per l’agente in vista delle sue
molteplici
relazioni con l’ambiente. La struttura fenomenica dell’ambiente con le
sue unità
dotate di significato e proprietà emerge dalla necessaria
compresenza e
interdipendenza fa l’ambiente fisico e gli organismi. Le manifestazioni
a
livello di percezione sensoriale di oggetti in un ambiente sono
fenomeni dotati
di oggettività e non il risultato di convenzioni, stipulazioni
da parte di
intenzionalità collettive come gli oggetti sociali. Sono
proprietà intrinseche
delle modalità delle relazioni percettive fra agente e
realtà e non entità
puramente mind-dependent. La realtà fenomenica condivisa non
è convenzionale poiché
le modalità formali e le proprietà dell’emergenza ne
garantiscono la sua non
arbitrarietà. Come è noto (Kim 2000; Stephan 2004; Di
Francesco 2005 et al.) l’esistenza
di una struttura emergente non può dipendere dalla
volontà di un agente così
come non può sussistere una dipendenza causale diretta dalla sua
base di
livello più basso. Le strutture emergenti in virtù delle
loro peculiari
caratteristiche si presentano come un potenziale buon candidato
rappresentativo
dell’ontologia dei contenuti della coscienza fenomenica senza
concessioni a
posizioni eliminativistiche, riduzionistiche o convenzionalistiche
(Varzi 2005).
Non è uno degli obiettivi di
questa relazione offrire
risposte e ipotesi all’interrogativo tradizionale su quali siano le
modalità possibili
o più plausibili di irriducibilità delle strutture
emergenti ai loro contenuti
di livello più basso ma piuttosto si intende provare a
illustrare la struttura
ontologico-formale interna di un contenuto fenomenico. I risultati
acquisiti
della psicologia della Gestalt (Kanisza 1980), evidenziano che una
apparizione
fenomenica di un oggetto, o di più oggetti in condizioni
particolari, è un
contenuto strutturato dotato di una forte unità o pregnanza
interna sufficiente
a demarcarlo dall’ambiente. Una delle ipotesi che si intendono avanzare
è che le
unità fenomeniche dell’esperienza sono riconoscibili nella loro
identità in
quanto oggetti o internamente delimitati dalla appartenenza delle loro
parti ad
una struttura o dotati di contorni, entrambi rispettano un criterio
ontologico
formale comune determinato da una rete di dipendenze fra le molteplici
parti
che intervengono nella loro costituzione a partire dalla posizione del
soggetto
e degli elementi materiali rilevanti dell’ambiente. Assumendo questa
ipotesi
strutturale, i contenuti fenomenici sono fuzzy - ad es. nella
determinazione variabile
dei loro confini - perché non sono
il
prodotto di una causalità lineare. Secondo il realismo diretto
di Gibson, l’identità
dell’agente e la realtà fisica e organica in
cui è inserito sussistono solo in virtù di
una struttura-ambiente di mutue dipendenze di varia natura. Quello che
è rilevante
ai fini di questa analisi è che si tratta di un modello di
auto-organizzazione che
si presenta sia a livello della costituzione della realtà
fenomenica che della complessità
delle funzioni biologiche del vivente.
Un caso emblematico che verrà
analizzato è la formazione di
una unità fenomenica dotata di una sua peculiare identità
come uno stormo di
uccelli o un filare di alberi che si costituiscono sulla base di
elementi che
sono invece fisicamente separati ed indipendenti. La realtà, al
tempo stesso fenomenica
e naturalistica, di questo tipo di oggetti deboli o di confine sembra
dimostrare che i fenomeni percettivi relativi a classi più ampie
di oggetti
materiali siano unità significative già dotate di
struttura e identità al
momento in cui si presentano ai sistemi percettivi di un agente. Il
significato,
le informazioni e l’identità dei contenuti fenomenici rilevati
dall’agente non
appaiono (a) come il risultato di una pura messa in forma categoriale
da parte
degli apparati cognitivi del soggetto (b) come il prodotto casualmente
determinato dalle componenti puramente fisiche e materiali
dell’ambiente, ma
bensì emergono da una complessa rete di dipendenze determinata
dall’interazione
fra le istanze biologiche e cognitive dell’agente e la struttura
partizionale
degli oggetti materiali presenti nell’ambiente. La costituzione di
contenuti
fenomenici deve quindi essere intesa come grasping
di unità percettive dotate di valori e informazioni alle quali
l’agente ha un
accesso diretto e automatico, come si verifica nel caso del
riconoscimento di
patterns di azioni, intenzioni e oggetti da parte dei neuroni mirror
(Gallese
2003), che non richiedono l’intervento di sistemi preliminari di
concettualizzazione linguistica o categorizzazione della realtà.
Si ritiene infatti
plausibile pensare che le abilità dei neuroni mirror dei sistemi
motori e
pre-motori nel comprendere e riconoscere oggetti e unità
d’azione siano
possibili anche grazie alla coesione interna di determinati contenuti
che in
virtù dei sistemi percettivi vengono codificati da neuroni
mirror specifici. Le
recenti ricerche sui neuroni mirror iniziate dal gruppo di Parma
condividono la
rilevanza dell’approccio ecologico alla percezione di Gibson. In questa
prospettiva, il cervello e più specificamente i neuroni mirror
non hanno la
necessità di operare elaborazioni cognitive e interpretative di
alto livello in
quanto la portata di significato dei comportamenti, dei fenomeni
agentivi e degli
oggetti materiali sarebbe già annidata nella struttura del
fenomeno ma non come
una sua parte fisica bensì come il prodotto di una unità
olisticamente emergente.
Riferimenti citati
Conni, C., 2005, Identità
e strutture emergenti, Bompiani, Milano.
Di
Francesco, M., 2005, Filling the gap, or
jumping over it? Emergentism and naturalism, in “Epistemologia”,
28, pp.
93-120.
Dretske, F.,
1981, Knowledge and the flow of
information, MIT Press, Cambridge (MA).
Gallese,
V., 2003, A neuroscientific grasp
of concepts: From
control to representations, in “Phil. Trans. Royal Soc., London”, B, 358,
pp.1231-1240.
ID., 2005a,
Grasping the intentions of others with
one’s own mirror neuron system, in PLoS Biol, 3(3): e79, pp.
529-535.
ID., 2005b, La
consonanza intenzionale: Meccanismi neurofisiologici
dell’intersoggettività,
in “Sistemi Intelligenti”, 3, pp. 353-381.
Gibson, J. J., 1999, Un
approccio ecologico alla percezione visiva, tr. it. di R. Luccio,
Il
Mulino, Bologna.
Kanizsa, G., 1980, Grammatica
del vedere, Il Mulino, Bologna.
Kim, J., 2000, La
mente e il mondo fisico, tr. it. di N. Simonetti, McGraw-Hill,
Milano.
Husserl, E.,1968, Ricerche
logiche (1900-1901), Il Saggiatore, Milano.
Rizzolatti G., Sinigaglia C., 2006, So
quel che fai, Raffello Cortina Editore, Milano.
Stephan, A., 2004, L’emergenza
fenomenica, in “Networks”, 3-4, pp. 77-89.
Varzi, A., 1999, Le
strutture dell’ordinario, in L. Lombardi Vallauri (ed.), Logos dell’essere, logos della norma,
Editrice Adriatica, Bari.
ID., 2005, Teoria e
pratica dei confini, in “Sistemi Intelligenti”, 3, pp. 399-417.