Brains, Persons, and Society *** ABSTRACTS
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Roberta De Monticelli
Università Vita Salute San Raffaele 

La novità di ognuno – Per un’ontologia della persona

 Mi propongo in questo lavoro di argomentare l’ipotesi teorica generale della mia ricerca, o ipotesi di irriducibilità ontologica e causale della persona umana in quanto agente razionale, libero e creativo alla sua base neurobiologica. Questa ipotesi mira indubbiamente a fornire un contenuto concettuale rigoroso all’intuizione del nostro essere persone come “qualcosa di più” degli strati di realtà che ci costituiscono, e che abbiamo in comune con tutti gli enti fisici e biologici; “qualcosa di più” ma di non riducibile, per altro verso, neppure a un oggetto sociale nel senso di Searle (1996), vale a dire a un oggetto che gode di uno status socialmente e giuridicamente riconosciuto.  

Altrove ho presentato le linee essenziali di un argomento in difesa della nozione di individualità essenziale, in quanto nozione indispensabile alla corretta descrizione delle condizioni di identità e del modo di esistenza caratteristico delle persone. In base a questo argomento, in effetti, le principali impasses della filosofia contemporanea, in particolare le conseguenze imbarazzanti tanto di un dualismo ontologico quanto di un monismo, in una qualunque delle quasi non numerabili versioni dell’uno e dell’altro, discendono dall’erroneità dell’ontologia di base accettata da entrambe le grandi classi di teorie per quanto riguarda la categoria ontologica di individuo, troppo debole per distinguere, sia  nella classe dei particolari concreti sia in quella dei particolari astratti, gli enti la cui unità numerica non implica l’unicità in linea di principio dagli enti la cui unità numerica implica invece l’unicità in linea di principio, o Enti Leibniziani (Varzi (2004) Runggaldier (2000)

Riassumerò le linee principali di questa argomentazione ontologica, per concentrarmi però sulla terza delle caratteristiche fenomenologiche ontologicamente fondate di cui il modello di persona che difendo dovrebbe rendere conto: dopo unicità e profondità, la caratteristica di cui intendo occuparmi più specificamente in questo paper è quella che chiamo “inizialità”. Un neologismo questo che vuole designare il potere di dar inizio a qualcosa, sintetizzando in una sola parola due aspetti diversi ma correlati di questo potere, che potremmo chiamare iniziativa e creatività.

Questa caratteristica corrisponde alla definizione, che accetto dalla tradizione fenomenologica e di cui mi propongo appunto di definire il corrispettivo ontologico, di persona come soggetto d’atti. L’obiettivo della ricerca intorno ai fondamenti ontologici di questa caratteristica è quello di mostrare non più soltanto l’irriducibilità ontologica, ma anche l’irriducibilità causale della persona rispetto al suo sostrato neurobiologico. Si tratta di mostrare come l’agente possa essere portatore di poteri causali nuovi (oltre che di nuove condizioni di identità e di esistenza) rispetto a quelli caratteristici degli enti dello strato di realtà su cui la persona è nella nostra ipotesi fondata, ma cui non è riducibile (secondo, appunto, la nostra ipotesi di non riducibilità non solo ontologica, ma anche causale). In effetti altre prospettive con le quali pur la nostra ipotesi simpatizza (Baker 2000) risultano troppo sbilanciate su coscienza e prospettiva di prima persona rispetto all’insieme delle capacità che fanno di una persona un agente razionale e libero, vale a dire capace di agire in base a ragioni e idoneo ad essere ritenuto responsabile delle sue azioni (Pettit 2005), (Searle 2005). D’altra parte, ampiamente insufficiente risulta anche la riduzione della proprietà ontologica di personalità a un ruolo sociale, vale a dire a uno status conferito sulla base dell’intenzionalità collettiva che attribuisce, in determinati contesti, status e ruoli a oggetti fisici, trasformandoli in oggetti sociali. Sono accertabili i limiti della nozione di intenzionalità collettiva: limiti rilevati da Smith (2003) e Ferraris (2005), senza per questo che la problematica sottostante ne sia affatto esaurita.

Proporrò quindi una difesa di una nozione rinnovata di causalità dell’agente come potere di trasferire efficacia causale a cause insufficienti o motivi. Questa difesa comporta l’introduzione di tre distinzioni correlate: quella fra atto e funzione; quella fra causa e motivo; quella fra serie di stati e vita personale. Il paper dovrebbe concludersi  con una giustificazione della definizione (provvisoria) di persona come un trasformatore di circostanze in destino personale, che apre una nuova prospettiva sul problema dell’identità personale attraverso il tempo.

 Riferimenti

M. De Caro e D. Macarthur, (2005), c. di, La mente e la natura – Per un naturalismo liberalizzato, Fazi, Roma 2006

  1. Varzi, (2005)  Ontologia, Laterza, Bari
  1. Varzi, (2001), Parole, oggetti, eventi, Carocci, Roma

E. Runggaldier (2000), Che cosa sono le azioni? Un confronto filosofico con il naturalismo, Vita e pensiero, Milano

E. Runggaldier, C. Kanzian, (2002), Problemi fondamentali dell’ontologia analitica, Vita e pensiero, Milano

R. De Monticelli, La persona e la questione dell'individualità, "Sistemi intelligenti", Anno XVIII; .33, dic. 2005, pp.419-445.

Idem , Subjectivity and Essential Individuality - A Dialogue with Peter Van Inwagen and Lynne Baker, “Phenomenology and Cognitive Science”, 2006

       Ferraris, M., (2005), Dove sei? Ontologia del telefonino, Milano, Bompiani

J.R. Searle, (1996), La costruzione della realtà sociale, Ed. di comunità, Milano

Baker, L. (2000), Persons and Bodies: A Constitution View (Cambridge: Cambridge University Press