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Brains, Persons, and Society *** ABSTRACTS Cervelli, Persone e Società ***ABSTRACTS |
Costruisco
la mia risposta affrontando i seguenti problemi:
i)
Lo
statuto degli atti
sociali in quanto atti: sono
dei vissuti psichici e intenzionali, ma sono al contempo irriducibili a
questi
stessi vissuti (la volontà di fare una promessa non è una
promessa). Gli atti
sociali infatti “creano” qualcosa nel mondo esterno, al di fuori dei
soggetti
degli atti: il promettere per esempio produce una promessa ovvero una
struttura
socio-relazionale, costituita da un obbligo (il promittente deve
onorare la
promessa) e da un diritto (il promissorio si aspetta che la
soddisfazione sia
soddisfatta), che esiste a priori,
indipendentemente dal riconoscimento dei soggetti. Questa
“novità ontologica”,
oggettiva ed esterna ai soggetti, introdotta nel mondo dagli atti
sociali,
rende a mio avviso insoddisfacente la loro classificazione in base al
paradigma
fenomenologico del vissuto psichico e intenzionale.
ii)
Il rapporto degli atti sociali
con gli atti intersoggettivi: in entrambi i casi si tratta
di atti che implicano, come
condizione del loro compimento, la presenza o il riferimento a un altro
soggetto. Ma nel caso degli atti sociali ci sono delle condizioni
ulteriori che
devono essere soddisfatte: il loro essere rivolti a un altro soggetto
esige
anche una ricezione o percezione da parte dell’altro – una
co-attività?
Inoltre, a differenza degli atti semplicemente intersoggettivi,
l’oggetto o
riferimento vero e proprio dell’atto non è l’altro soggetto, ma
per così dire
l’oggetto della relazione all’altro soggetto: è ciò che
prometto, ordino,
domando all’altro; mentre l’altro soggetto costituisce piuttosto
l’oggetto di
un’intenzionalità di secondo grado (Mulligan 1987). La mia
ipotesi è che sia
questa “oggettività” terza, trascendente ed esterna ai due
soggetti, verso la
quale convergono le intenzionalità di entrambi i soggetti,
agente e ricevente,
a trasformare la dimensione intersoggettiva in sociale e a distinguere
l’intersoggettivo dal sociale.
iii)
La somiglianza degli atti
sociali con gli atti di parola o
performativi,
quali sono stati teorizzati da
Austin (1962) e da Searle (1969) una cinquantina d’anni dopo Reinach.
Il
linguaggio (o un altro mezzo di espressione) sembra infatti giocare un
ruolo
essenziale nel compimento degli atti sociali: l’atto deve avere
un’espressione
fisica che è il mezzo per il quale si manifesta all’altro
soggetto, il mezzo
per il quale il soggetto agente comunica al soggetto a cui si riferisce
il
contenuto del suo atto. Atti sociali e atti di parola sono allora gli
stessi
atti, come ritengono alcuni autorevoli filosofi (Mulligan 1987, Smith
2000)?
iv)
L’efficacia o potere
poietico degli atti sociali: il
compimento degli atti sociali introduce qualcosa di nuovo nel mondo.
È un agire
che è un fare (tratto che condividono con i performativi). Di
che senso di
“fare” (Reinach utilizza i verbi “costruire”, “creare”, “produrre”)
è
questione? La mia ipotesi è che si tratti di una modificazione o
di un nuovo
arrangiamento degli stati di cose del mondo: gli atti sociali sarebbero
degli
atti che creano qualcosa di nuovo dando nuova forma e struttura a una
“materia”
già esistente. (Si apre qui il problema dello statuto ontologico
della realtà
sociale, troppo complesso per essere affrontato nell’ambito di questo
stesso
intervento).
Austin J.L. (1962), How to Do Things
with Words, Oxford University Press.
Mulligan K. (1987),
«Promisings and Other Social Acts : Their
Constituents and Structure», in K. Mulligan (1987), ed., Speech Act and Sachverhalt. Reinach and the Foundation of
Realist
Phenomenology, Kluwer, Dordrecht/Boston/Lancaster, pp. 29-90.
Reinach A. (1989), Sämtliche Werke.
Texkritische Ausgabe in 2 Bänden, hrsg. von K. Schuhmann–B.
Smith,
Philosophia Verlag, München-Hamden-Wien.
Searle J.R. (1969), Speech Acts. An
Essay in Philosophy of Language, Cambridge University Press.
Smith B. (2000), «Per una teoria degli atti linguistici», in S. Besoli, L. Guidetti, a cura di (2000), Il realismo fenomenologico. Sulla filosofia dei circoli di Monaco e Gottinga, Quodlibet, Macerata, pp. 385-417.