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Margherita Di Stasio
Università degli Studi di Siena, Arezzo

L’affidabilismo di Alvin Plantinga fra teleologia e naturalizzazione epistemologica

Negli anni ’70 e ’80 si è riaperta la possibilità di proporre la questione della razionalità della credenza teistica, anche se molti hanno continuato a ritenere che questa cadesse al di fuori della categoria del razionale. Negli ultimi anni del Novecento si è così verificata una decisa ripresa di studi di ontologia, logica filosofica, filosofia del linguaggio ed epistemologia legati al tema della credenza religiosa. Proprio nell’ambito di questa discussione ancora in fieri si sono inseriti come voce autorevole gli epistemologi riformati che ispirandosi alla tradizione teologica protestante, si sono proposti di trovare la via per la razionalità della credenza religiosa in un ripensamento complessivo della teoria della conoscenza sulla base di istanze postkuhniane e di recenti approdi di tipo affidabilista. Il primo fra gli epistemologi riformati ad essersi imposto come figura di spicco in ambito analitico è stato Alvin Plantinga.
La parte fondamentale della sua opera è costituita da un ciclo di tre libri sul tema della garanzia che ha preso l’avvio dalle Gifford Lectures da lui tenute presso l’università di Aberdeen. Secondo le linee centrali e paradigmatiche della nozione di garanzia proposta da Plantinga, una credenza C ha garanzia se e solo se: le facoltà cognitive implicate nella produzione di C funzionano appropriatamente; l’ambiente cognitivo è sufficientemente simile a quello per cui le facoltà sono state progettate; il segmento di progetto che governa la produzione di questa credenza ha come scopo la produzione di credenze vere; il progetto è valido, cioè c’è un’alta probabilità statistica o obiettiva che una credenza prodotta in accordo con rilevanti segmenti di progetto in questo tipo di ambiente sia vera.
Le nozioni di funzionamento appropriato e progetto, abbastanza chiare se applicate ad artefatti, non lo sono altrettanto se applicate ad organismi naturali e a loro parti. Ed è qui che la costruzione epistemologica plantinghiana incontra la teleologia: dal punto di vista teistico c’è un progettista conscio e intenzionale, che ha concepito gli organismi e quindi anche gli esseri umani, Dio. Plantinga si chiede se la concezione di garanzia da lui tracciata costituisca un tipo di epistemologia naturalizzata. I filosofi analitici della religione, e quindi anche Plantinga, pur rifacendosi in vari gradi al naturalismo metodologico, sembrano rifiutare il naturalismo tout court. Il maggior problema che questo orientamento porta con sé, in ambito religioso, è l’accettazione del darwinismo che pone seriamente in discussione il ruolo di un progettista conscio come il Dio cristiano. Si vengono a contrapporre un disegno provvidenziale ideato e guidato da un essere personale con tutte le perfezioni ed un meccanismo cieco come quello proposto da Darwin. Plantinga afferma che in realtà il modo più plausibile per pensare alla garanzia da un punto di vista teistico è in termini di epistemologia naturalistica, perché il naturalismo in epistemologia fiorisce meglio in un contesto di supernaturalismo metafisico.
Scopo di questo paper non è tanto entrare nel merito della già ampliamente discussa naturalizzazione plantinghiana, quanto - pur sostenendo che Plantinga opera una naturalizzazione moderata di stampo goldmaniano - mostrare come l’affidabilismo svolga un ruolo assolutamente centrale, per quanto spesso sottovalutato, nella teoria della conoscenza proposta da Plantinga. Questo comporterà una ulteriore problematizzazione del pensiero di questo già ampliamente controverso fisolofo. Si sosterrà, che se da un lato la matrice affidabilista è il tratto che consente di accostare la teoria di Plantinga a certo tipo di naturalismo, costituisce altresì l’elemento che segna la via maestra che lo conduce alla teleologia e a sostenere il supernaturalismo metafisico. A questo fine si puntualizzeranno i due elementi fondamentali della garanzia plantinghiana, ovvero i concetti di proper function e design plane mostrando come il funzionamento appropriato, la cui definizione richiede un appello al naturalismo metodologico, sia strettamente conesso all’affidabilità del processo cognitivo e appunto la necessità di garantire quest’affidabilità porti all’introduzione di un progettista conscio.