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Laura Felline
Università di Roma Tre

Sopravvenienza e Dualità nelle Interpretazioni a Molte Menti della Meccanica Quantistica

Questo lavoro è un’indagine sul ruolo della sopravvenienza e della dualità nelle teorie delle Molte Menti—o interpretazioni a Molte Menti della meccanica quantistica. Svilupperemo la nostra indagine alla luce di un recente lavoro di Meir Hemmo e Itamar Pitowsky in cui viene proposta un’analisi della relazione tra interpretazione della probabilità e non-località nel contesto della teoria delle Molte Menti.

Sia nella versione di Albert e Loewer, sia nella versione di Lockwood,  quella delle Molte Menti viene presentata come una teoria completamente locale, tuttavia, Hemmo e Pitowsky mettono in discussione tale punto. Le tesi principali proposte da Hemmo e Pitowsky sono due: (i) l’interpretazione delle probabilità presente nella versione di Lockwood della teoria delle Molte Menti porta ad una violazione delle disuguaglianze di Bell e rende dunque la teoria fortemente non-locale; (ii) la versione di Albert e Lower, anche se non in violazione delle disuguaglianze di Bell, è debolmente non-locale. Secondo Hemmo e Pitowsky (i) è conseguenza dell’assunzione di Lockwood della totale sopravvenienza del mentale sul fisico, mentre (ii) è una conseguenza della posizione di Albert e Loewer riguardo al problema chiamato delle “carcasse senza cervello” (mindless hulks). In questo lavoro intendiamo argomentare contro le tesi di Hemmo e Pitowsky in quanto dipendenti da interpretazioni della teoria che, da un lato, noi troviamo ingiustificate, dall’altro sottovalutano l’importanza dei tentativi, sia di Albert e Loewer che di Lockwood, di evitare il pericolo di un forte dualismo mente/corpo. Tenteremo di mostrare che (i) non segue necessariamente dalla teoria di Lockwood, ma è al contrario frutto della particolare lettura che Hemmo e Pitowsky danno di essa e, in particolare, del loro rifiuto della “concezione delle menti istantanee” (instantaneous minds view). Proporremo dunque un’interpretazione della teoria di Lockwood, alternativa a quella proposta da Hemmo e Pitowsky, che difende la instantaneous minds view in quanto più compatibile con la caratterizzazione, operata da Lockwood, delle menti come “esperienze massimali”. All’interno di questa lettura della teoria di Lockwood la sopravvenienza delle menti sul corpo è assolutamente innocua rispetto al problema della non-località. Per quanto riguarda il punto (ii), sosterremo innanzitutto che l’argomento di Hemmo e Pitowsky si basa su una interpretazione erronea del problema dei mindless hulks, concepito come una richiesta di “connessioni” stabili tra menti di diversi osservatori. A nostro avviso il problema dei mindless hulks nasce, invece, dalla necessità di restaurare, in maniera almeno parziale, la sopravvenienza delle menti sul corpo e dunque di indebolire il più possibile l’aspetto dualistico della teoria. Partendo da questo punto, mostreremo che, nel dimostrare la debole non-località della versione di Albert e Loewer delle Molte Menti, Hemmo e Pitowsky utilizzano una assunzione aggiuntiva (stabile connessione tra menti di diversi osservatori) che non è in alcun modo deducibile dalla teoria di Albert e Loewer e dalla loro trattazione del mindless hulks problem. Sosterrò non solo che tale assunzione è ingiustificata, ma che una riflessione più profonda riguardo al tipo di dualismo implicato dalla teoria delle Molte Menti mostra che l’interpretazione di Hemmo e Pitowsky implica un background filosofico (forte dualismo mente/corpo e interazioni tra le menti non mediate dai corpi) che è difficilmente sostenibile.

Un’analisi di questo tipo sui problemi che sorgono a seconda dello status ontologico che viene assegnato alle menti, mostra i limiti dell’interpretazione a Molte Menti della meccanica quantistica, soprattutto nella versione di Albert e Loewer. A nostro parere, un maggiore approfondimento del background filosofico alla base di tale teoria è necessario perché essa possa considerarsi un valido candidato all’interpretazione della teoria quantistica.