Brains, Persons, and Society *** ABSTRACTS
   Cervelli, Persone e Società ***ABSTRACTS





Aldo Frigerio
Dipartimento di Filosofia, Università Cattolica, Milano

Il carattere degli indicali come parte delle condizioni di verità degli enunciati

 Come è ampiamente noto, per Kaplan il carattere è parte del significato di un indicale (con “indicali” intendo qui sia gli indicali puri che i dimostrativi). Nello specifico, il carattere è il loro significato convenzionale. Esso tuttavia non fa parte delle condizioni di verità degli enunciati, essendo il contributo degli indicali alle condizioni di verità ristretto al referente.

Ma se questa teoria fosse corretta, alcuni argomenti del tutto validi non lo sarebbero. Per esempio:

 (1)   Quell’F è G

      ________________­­­

       Almeno un F è G

 (2)   Ogni F è G

      ______________

       Quell’F è G

 Gli argomenti (1) e (2) paiono essere validi. Tuttavia se il carattere non facesse parte delle condizioni di verità degli enunciati, non lo sarebbero. Per esempio, in (1) solo il referente dell’indicale “Quell’F” farebbe parte delle condizioni di verità. Ma allora la formalizzazione dell’argomento (1) sarebbe (1’) (dove ‘a’ è una costante individuale che denota il referente di “quell’F” nel particolare contesto in cui (1) viene valutato):

 (1’)   G(a)
       ______________

         $x (F(x) Ù G(x))

 (1’) è chiaramente invalido. Lo stesso ragionamento è estendibile a (2).

La mia tesi principale è che il carattere sia un contenuto descrittivo che fa parte delle condizioni di verità degli enunciati, ma che prende tuttavia lo scope più largo possibile rispetto a ogni altro operatore. La ragione di ciò consiste nel fatto che esso descrive un oggetto che deve essere presente nel contesto di emissione. Questo spiegherebbe tutte quelle caratteristiche degli indicali che hanno spinto Kaplan a ritenere che essi fossero espressioni direttamente referenziali. Vediamo la cosa nel dettaglio.

 (3) Nel 1968 il primo ministro non era d’accordo con ciò

(3’) Nel 1968 questo primo ministro non era d’accordo con ciò

(3) ha due letture: può significare che nel 1968 l’attuale primo ministro non era d’accordo o che chi era primo ministro nel 1968 non era d’accordo. Perciò il contenuto descrittivo della descrizione definita può essere valutato o nel contesto di proferimento (lettura de re) o in altre circostanze (lettura de dicto). Nel primo caso dobbiamo ricercare chi è oggi il primo ministro, nel secondo caso il referente deve essere ricercato in altre circostanze. (3’) è differente: invece che una descrizione definita, l’enunciato contiene un indicale e ciò, secondo la mia tesi, significa che il referente deve essere ricercato entro il contesto di emissione e non può essere ricercato fuori. Ciò spiega come mai (3’) abbia una sola lettura. Questa restrizione non segue, come vorrebbe Kaplan, dal fatto che gli indicali sono espressioni direttamente referenziali e che il loro contenuto descrittivo non fa parte della proposizione, ma dal fatto che gli indicali hanno un contenuto descrittivo, che a differenza di quello delle descrizioni definite, deve essere valutato nel contesto di proferimento. Il referente dell’indicale “questo primo ministro” deve essere il primo ministro nel contesto di proferimento e non in altre circostanze. Ciò rende impossibile la lettura de dicto.

Riguardo agli operatori modali possiamo fare un discorso simile:

 (4) Gli amici di Paolo sono necessariamente onesti

(4’) Quegli amici di Paolo sono necessariamente onesti

 (4) ha due letture: può significare che gli amici che Paolo ha attualmente sono onesti in tutti i mondi possibili, che è nella loro essenza essere onesti oppure può significare che in tutti i mondi in cui Paolo ha degli amici, essi sono onesti, che Paolo non può avere un amico disonesto. Ancora una volta, nel primo caso il contenuto descritto della descrizione definita plurale è valutato nel mondo reale, descrive oggetti reali; nel secondo caso è valutato in altri mondi possibili, va a cercare in essi i loro referenti. (4’) ha invece ancora una volta una sola lettura. A mio avviso ciò dipende dal fatto che il contenuto descrittivo dell’indicale deve necessariamente essere valutato nel contesto di proferimento. Poiché uno dei parametri del contesto è il mondo di proferimento, ciò significa che essi vanno ricercati nel mondo in atto. L’uso di un indicale forza quindi una lettura de re degli enunciati. Lo stesso ragionamento può essere ripetuto per ogni altro operatore: gli indicali non possono prendere scope stretto rispetto a qualunque operatore perché ciò significherebbe che il loro referente non fa parte del contesto ma si trova in un altro tempo, luogo o mondo. Tutto ciò non significa che il contenuto descrittivo non faccia parte delle condizioni di verità per la stessa ragione per cui ne fa parte quello delle descrizioni definite lette de re. La differenza fra descrizioni definite e indicali non consiste nel fatto che le prime non sono espressioni direttamente referenziali mentre i secondi lo sono, ma nel fatto che le prime possono cercare i loro referenti in contesti diversi da quello di proferimento, mentre i secondi sono strettamente ancorati al contesto e non possono avere referenti al di fuori di esso.