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Carlo Gabbani
Dipartimento di Filosofia, Università di Firenze

Identità personale e non criterialismo da un punto di vista epistemologico

 Mi propongo di fornire una valutazione del dibattito in tema di criteri di persistenza dell’identità personale nel tempo (d’ora in poi: IP), avanzando, da ultimo, anche una proposta in merito.

 Più in particolare cercherò di valutare:

(a) il possesso di evidenze derivate fallibili che, pur essendo altro da criteri, giustifichino contestualmente le nostre asserzioni in fatto di identità diacronica;

(b) la scelta di muoversi su un piano primariamente epistemologico o descrittivo, senza dover necessariamente già presupporre anche degli specifici assunti metafisici;

(c) la possibilità di conciliare equivalenza estensionale e distinzione intensionale dei predicati ‘essere umano’ e ‘persona umana’, intesi il primo come predicato fisicale appartenente al vocabolario biologico, mentre il secondo (‘persona umana’) sarà un predicato per definizione non fisicale, ma che pure può applicarsi ad ogni essere umano. Questo ci condurrà anche all’idea che ogni persona umana se rimane lo stesso essere umano vivente, rimane anche la stessa ‘persona umana’ (la persistenza biologica costituirà in questo caso un’evidenza sufficiente, e non un criterio). Sosterrò anzi che (pace Olson) la categoria che individua più propriamente questo “particolare di base” che siamo, sia appunto non quella di ‘essere umano’, ma quella di ‘persona umana’ (secondo un’idea il cui nucleo basilare era forse già in Individuals di P. F. Strawson). Quello di ‘persona umana’ sarà allora anche un predicato di natura sortale, e non fasale (né funzionale).