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Brains, Persons, and Society *** ABSTRACTS
Cervelli, Persone e Società ***ABSTRACTS |
Carlo Gabbani
Dipartimento di
Filosofia, Università di Firenze
Identità
personale e non criterialismo da un punto di
vista epistemologico
Mi propongo di fornire una
valutazione del dibattito in tema
di criteri di persistenza dell’identità personale nel tempo
(d’ora in poi: IP),
avanzando, da ultimo, anche una proposta in merito.
Più in particolare
cercherò di valutare:
- che cosa propriamente si debba
intendere per criterio necessario e sufficiente di persistenza di
una ‘persona’ come la stessa in due spazio-tempi diversi;
- quali siano i maggiori motivi di
insoddisfazione rispetto alle due principali e contrapposte ‘famiglie’
di criteri, presenti nel dibattito attuale, ovvero i criteri di stampo
psicologico, e i criteri di stampo somatico-biologico, o di tipo
‘animale’. Sintetizzerei il dibattito in merito, dicendo che mentre
sono state avanzate obiezioni circa la possibilità che un criterio
biologico di IP, sia in sé sufficiente per l’attribuzione
della proprietà di essere ‘persona’, d’altra parte si dubita che
un criterio psicologico di IP sia sufficiente per
l’attribuzione dell’ ‘identità’;
- mostrerò più in
specifico come la celebre interpretazione di stampo psicologico offerta
da Parfit finisca per non poter più disporre di nessun autentico
criterio riduttivo sostenibile, e dunque debba abbandonare il
riduzionismo, per proporre una forma più estrema e poco
attraente di eliminativismo programmatico;
- esaminerò allora se non sia
l’idea stessa di criterio necessario e sufficiente a risultare di per
sé insoddisfacente, quando abbiamo a che fare con il problema
dell’identità delle persone umane;
- poste in evidenza le molteplici
ragioni in questo senso, valuterò quindi l’opzione
‘non-criterialista’ in riferimento allo specifico problema dell’IP
diacronica: si tratta della tesi in base alla quale non esisterebbero
affatto criteri necessari e sufficienti di qualunque tipo, cui essa
possa essere ridotta; non vi sarebbero, cioè, criteri di
IP, più primitivi rispetto all’IP stessa mentre questa
dovrebbe essere considerata un fenomeno primitivo e non ulteriormente
analizzabile;
- distinguerò poi tra varie forme
di non criterialismo e in particolare tra un non criterialismo
convenzionalista (come ad esempio quello di Th. Sider), ed uno che
invece coniuga il rifiuto dei criteri con una forma di realismo circa
l’esistenza e la persistenza diacronica delle ‘persone’ (come ad
esempio quello che propone T. Merricks);
- affronterò quindi due dei
principali problemi generalmente connessi ad un punto di vista non
criterialista (realista):
- se esso presupponga necessariamente
una sola, specifica opzione metafisica quanto alla natura della
persona, come sembra che effettivamente fosse per i ‘padri nobili’ del
non criterialismo (Butler, Reid) e come avviene anche al giorno d’oggi
in autori come R. Swinburne;
- se, ed in che misura, esso renda in
qualche modo ‘misteriosa’ l’IP, privandoci di una giustificazione
adeguata per le nostre credenze circa il persistere di una persona come
la stessa;
- argomenterò che, se anche
alcune forme di non criterialismo possono essere effettivamente
implicate nelle questioni ora sollevate, il non criterialismo non
sembra doversi far carico di per sé di simili rilievi,
specie se lo si situa su un piano propriamente epistemologico;
- da ultimo proporrò di
restringere l’ambito della nostra riflessione alla persistenza della
persona umana in questo mondo possibile, allo scopo di
limitare la proliferazione incontrollata di esperimenti mentali, ma
senza perdere i casi empirici di interesse reale;
- cercherò di suggerire come, se
ci limitiamo alla persistenza della persona umana in questo
mondo, sembri possibile articolare una forma di non criterialismo
compatibile con:
(a) il possesso di evidenze
derivate fallibili che, pur essendo altro da criteri,
giustifichino
contestualmente le nostre asserzioni in fatto di identità
diacronica;
(b) la scelta di
muoversi su un
piano primariamente epistemologico o descrittivo, senza dover
necessariamente già presupporre anche degli
specifici assunti
metafisici;
(c) la
possibilità di conciliare
equivalenza estensionale e distinzione intensionale dei predicati
‘essere
umano’ e ‘persona umana’, intesi il primo come predicato fisicale
appartenente
al vocabolario biologico, mentre il secondo (‘persona umana’)
sarà un predicato
per definizione non fisicale, ma che pure può applicarsi ad ogni
essere umano.
Questo ci condurrà anche all’idea che ogni persona umana se
rimane lo stesso
essere umano vivente, rimane anche la stessa ‘persona umana’ (la
persistenza
biologica costituirà in questo caso un’evidenza sufficiente, e
non un
criterio). Sosterrò anzi che (pace Olson) la
categoria che individua
più propriamente questo “particolare di base” che siamo,
sia appunto non
quella di ‘essere umano’, ma quella di ‘persona umana’ (secondo un’idea
il cui
nucleo basilare era forse già in Individuals di P. F.
Strawson). Quello
di ‘persona umana’ sarà allora anche un predicato di natura sortale,
e
non fasale (né funzionale).