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Alfonso Ottobre
Fino a qualche tempo fa, una risposta affermativa a queste due domande sembrava inevitabile: le cosiddette Teorie Estetiche dell’arte, per le quali le opere d’arte sono prodotte principalmente con l’intenzione di suscitare esperienze estetiche (soprattutto per il tramite delle proprietà estetiche), parevano aver mostrato definitivamente i loro limiti di fronte alle nuove tendenze artistiche, come ad esempio nel caso dell’arte concettuale, o di fronte a forme d’arte diverse da quelle visive, come la narrativa.
Da qualche anno però si assiste ad un tentativo di riproporre la discussione intorno al tema dell’estetico nell’arte. In questo senso possono essere visti i contributi di Gary Iseminger, che ha più volte sottolineato esplicitamente la precipua funzione estetica dell’arte, o quelli di James Shelley e Noel Carroll, che recentemente hanno affrontato il tema delle “non-perceptual aesthetic properties” con la chiara intenzione di allargare il dominio delle teorie estetiche dell’arte, oppure di Nick Zangwill che provocatoriamente si è chiesto se esistano effettivamente dei controesempi a tali teorie. Persino Arthur Danto, che agli inizi della sua carriera filosofica ci invitava a distogliere lo sguardo dalle opere d’arte, in vista di una loro adeguata comprensione, nei suoi ultimi scritti ha rivalutato le proprietà estetiche, fino a considerarle una parte essenziale delle pratiche artistiche.
In questo paper mi propongo di mettere a fuoco i termini della questione, al fine di chiarirne la reale natura filosofica. Cercherò di mostrare come, a mio giudizio, i tentativi di allargare il concetto di proprietà estetica per dimostrare una loro eventuale onnipresenza, oltre a snaturare il significato delle proprietà stesse, non siano affatto convincenti: non solo infatti non si danno ragioni per escludere la possibilità che vi possano essere, in via di principio, opere d’arte che non presentano proprietà estetiche, ma di fatto tali opere esistono, rendendo vano ogni tentativo di assimilarle a quelle che invece le presentano. Al tempo stesso però, vorrei portare alcuni argomenti a sostegno della tesi che guarda all’estetico come ad una parte irrinunciabile dei nostri discorsi sull’arte, discorsi che vanno da una sua definizione accettabile, fino alla fruizione e alla comprensione dei fenomeni artistici.
La mia tesi, in breve, è che nelle discussioni intorno alle teorie estetiche dell’arte si finisce spesso con il confondere le questioni ontologiche (possono esistere opere d’arte senza proprietà estetiche?) con problemi di natura diversa, siano essi di ordine concettuale, storico o sociologico. E’ necessario invece, ai fini dell’analisi, operare una distinzione che ci consenta di capire: a) perché vi siano numerosi controesempi, reali e immaginabili, che militano contro un ipotetico “nuovo esteticismo”; b) perché il nostro (come artisti e come fruitori più o meno qualificati) rapporto con l’arte non possa però prescindere da considerazioni di carattere estetico. Si vedrà, in fin dei conti, che le due domande iniziali (Può un’opera d’arte non avere proprietà estetiche? Può l’arte essere definita, e compresa, senza alcun riferimento all’esperienza estetica?) fanno riferimento a due problemi differenti che, con ogni probabilità, meritano due risposte diametralmente opposte.