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Brains, Persons, and Society *** ABSTRACTS Cervelli, Persone e Società ***ABSTRACTS |
Federico Perelda
Università di Padova
Movimento e contraddizione
Questo lavoro
si incentra nella questione se sia
possibile offrire una concezione coerente del movimento spaziale. Su
questo
tema si fronteggiano due schieramenti, uno principale e uno
minoritario. L’idea
prevalente è quella che il movimento sia descrivibile in modo
coerente; eppure
fin dall’antichità sono state sollevate alcune obiezioni
significative.
Ci si propone
di delineare le ragioni dei due
schieramenti per approssimazioni successive, in una specie di dialogo
ideale,
attraverso dei riferimenti storici. In particolare, si vuol dare
risalto alla ripresa
contemporanea, compiuta da parte del dialetheismo, di certe questioni
sollevate
nell’antichità da Zenone. L’intento di tale ripresa è la
critica alla concezione del mutamento qual
è stata
espressa in modo paradigmatico da Russell. Alla valutazione delle
posizioni del
dialetheismo è dedicata la conclusione.
La prima tesi
è che il mutamento non sia
descrivibile in modo coerente. Esso infatti consiste nel prodursi di
differenze
riferite a un medesimo oggetto: Socrate è giovane, Socrate
è vecchio (non è
giovane); Tizio è a Parigi, Tizio è a Roma (non è
a Parigi). Si tratta prima facie di contraddizioni. La
prima
obiezione a questa tesi è che le contraddizioni svaniscono se si
tiene conto
dei rispetti temporali. Il tempo risolve la contraddizione (Kant). Ora Socrate è giovane, in un altro
tempo è vecchio; ecc.
La replica
chiama in causa i ragionamenti di
Zenone, in particolare il terzo paradosso. Si consideri il movimento
spaziale.
Se si riferiscono a tempi diversi le diverse posizioni occupate da un
oggetto
onde evitare la contraddizione, si devono considerare da ultimo dei
tempi
istantanei, entro i quali l’oggetto occupa una e una sola posizione. Ma
in tal
caso, essendo l’oggetto fermo in ogni istante, è fermo anche
nella totalità
degli istanti. Lo sforzo di concepire il movimento in modo coerente ha
condotto, seguendo Zenone, alla paradossale conclusione che l’oggetto
non si muove affatto.
Nell’antichità
la risposta prevalente fu quella
di Aristotele, che metteva in discussione l’infinita divisione in atto
di
spazio e tempo, e la realtà di istanti e punti. Ma un’altra
risposta è quella
che si trova in un passo molto controverso del Parmenide
di Platone. La questione è: se in ogni istante l’oggetto
è fermo, quando esso si muove?
Platone propone l’idea che ci sia l’«attimo del
cambiamento» (dentro o fuori la
serie temporale, non è chiaro), nel quale avviene il mutamento,
lo spostamento,
con una deroga ai principi di non contraddizione e del terzo escluso.
Infatti,
in quell’«attimo» l’oggetto avrebbe le caratteristiche che
si avvicendano nel
tempo: un predicato e la sua negazione. Si tratta di una soluzione
rimasta
minoritaria, che ha però alcune somiglianze con certe tesi
contemporanee (p.
es. di von Wright).
È
stato sostenuto che con l’avvento del calcolo
infinitesimale si fosse trovata una soluzione definitiva ai paradossi
di
Zenone. Anche questo è un tema controverso. B. Russell in ogni
caso ha offerto
un’interpretazione dei risultati del calcolo e delle leggi fisiche che
è
divenuta di riferimento. Egli accoglie la validità di buona
parte del
ragionamento di Zenone, offrendo una concezione esplicitamente statica del moto. In ogni istante
l’oggetto è effettivamente fermo. Il movimento consiste
solamente nell’occupare
posizioni differenti in tempi differenti, non nel possesso di un
presunto
«stato di moto».
A questa
rinnovata tesi coerentista sono state
di recente avanzate, da parte del dialetheismo (p. es. da Priest),
alcune
obiezioni (che si richiamano anche
Hegel, il quale pure aveva considerato attentamente i ragionamenti di
Zenone). Queste
obiezioni, in buona sostanza, ripropongono gli argomenti di Platone.
L’idea è
che una descrizione come quella di Russell non sia soddisfacente.
Infatti, se
un oggetto nell’istante di tempo occupa una sola posizione,
nell’istante è
fermo. Questo Russell lo concede. Ma allora la situazione propria di un
oggetto
in moto, relativa ad un istante, è indistinguibile da quella che
si avrebbe se
l’oggetto in quell’istante fosse fermo. L’immagine istantanea di un
oggetto
fermo presenta le stesse caratteristiche di quella di un oggetto in
movimento.
La critica a
Russell sembra riproporre la
domanda posta nel Parmenide: se
l’oggetto è fermo in ogni istante, quando
muta, cambia posizione? I dialetheisti hanno fatto delle deroghe al
principio
di non contraddizione, proprio per poter concepire lo «stato di
moto» degli
oggetti. In base a questo, in un medesimo istante, un oggetto in
movimento è e
non è in un certo luogo (come affermava Hegel in risposta a
Zenone). Con ciò
l’argomento di Zenone è rovesciato: se la coerenza nega il
movimento, allora è
provato che il movimento richiede effettivamente l’ammissione delle
contraddizioni (e una logica che le consenta).