Brains, Persons, and Society *** ABSTRACTS
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Ernestina Politi
Dipartimento di Psichiatria Generale, San Raffaele Turro, Università Vita-Salute San Raffaele

 La metafora dell’autonomia in adolescenza

Tesi proposte: Attraverso la teoria bio-spico-sociale con lo studio degli schemi relazionali affettivi, già ipotizzati da Fornari nei termini dei”codici affettivi” è possibile nelle fasi evolutive della vita individuare precocemente elementi psicopatologici e/o psicologici che impediscono uno sviluppo armonico in termini cognitivi ed affettivi producendo una disregolazione dei meccanismi riflessivi del soggetto. Attenzione agli stati traumatici gravi nella vita e il percorso di autonomia come cura nell’adolescenza. Studio per una ricerca di evidenze di cura nelle fasi evolutive della vita.

Il concetto che definisce l’autonomia consiste nella capacità di “governarsi da sé, sulla base di leggi proprie”. Questo nell’ambito della psicopatologia clinica è dato nella capacità di mettere in atto delle adeguate strategie di coping, modulabili in tutte le esperienze cui la vita ci porrà a confronto. Non c’è una definizione univoca di coping, si può trasporlo in italiano con il sintagma”capacità di affrontare qualcosa o di reagire”. In altre parole esprime la complessità del sapersi relazionare con la realtà e gli altri esseri viventi.  Se qualcosa interferisce nel nostro processo evolutivo, ovvero nel cammino che ci porta da piccoli a grandi,  è possibile che si crei un “disturbo della relazione” e questo va in seguito ad interferire in modo ostacolante ed esaustivo nel funzionamento quotidiano dell’essere umano che ne soffre. E allora ci troviamo davanti ad una malattia della mente relazionale. Le malattie della mente relazionale sono quelle in qui la nostra mente ci impedisce di prendere in considerazione che possiamo contribuire significativamente al benessere come al malessere di noi stessi, intesi come diade inseparabile mente-corpo. Le malattie della mente relazionale sono quelle che non ci permettono di giocare e modulare la realtà, perché – de facto – non la possiamo più vedere e percepire la realtà, ma solo scrutarla attraverso le lenti deformanti degli schemi, intesi come memorie di relazione che rappresentano  pregiudiziali modalità di sentire, di pensare, di valutare le esperienze e quindi di relazionarci con noi stessi e con gli altri. La nostra stessa mente ci conduce quindi a relazioni disturbate.

Gerald Edelman nel suo testo Sulla materia della mente ha ipotizzato che le strutture neurologiche e le funzioni psicologiche si sviluppino non solo come conseguenza di istruzioni e prescrizioni (stato genetipico innato, non modificabile), ma anche in seguito a processi di selezione naturale di tipo evolutivo ed esperienziale (interazione tra stato genetipico innato e stato fenotipico dinamico). Si tratta della teoria del darwinismo neurale che si determina in conseguenza all’ individuato valore in termini di sostegno alla sopravvivenza che un bambino assegna ad una certa esperienza. Le differenze ai fini di “valore” servono a discriminare fra le esperienze e quindi orientare l’organismo verso la sopravvivenza mediante la organizzazione dei valori in categorie, per quanto concerne il processo di acquisizione di esperienze riguardo a concetti semplici o complessi. Quindi fin dall’inizio della vita, un essere umano è specificamente orientato a stabilire in modo attendibile i significati delle diverse esperienze che attraversa. Detto in altre parole lo stabilirsi di schemi mentali può essere interpretato come una strategia di sopravvivenza per mettersi in relazione con l’altro, cioè con il genitore, dal quale originariamente dipendiamo e con il quale dobbiamo creare un legame di attaccamento in funzione della nostra primaria esigenza di sopravvivere. Si creano così delle memorie di relazione che costituiscono la base del nostro modo di relazionarci nella vita, del nostro futuro modo di vivere, del nostro modo di essere in grado di cambiare e modificarci continuamente  per vivere.  E quindi nuovamente torniamo a ciò che scrivevamo all’inizio,  di avere adeguate strategie di coping.  Tutto questo vuole dire che i bambini organizzano e danno forma a schemi relazionali affettivi e cognitivi di sé e degli altri e che questi schemi regolano un ampio spettro di successivi comportamenti. Se nelle esperienze di sviluppo sufficientemente buono tali schemi mentali possono essere veridiche organizzazioni della realtà degli scambi intersoggettivi pregressi, nelle esperienze patologiche tali rappresentazioni possono presentare i caratteri di varie distorsioni patologiche cognitive e affettive della realtà di sé e dell’altro. Tali schemi mentali relazionali derivano da esperienze del passato di cui costituiscono memoria vivida, guidando il soggetto a una certa aspettativa circa lo svolgimento delle successive relazioni, costituendo una sorta di “trama attesa” mediante la quale la realtà del presente può essere influenzata in modo significativo dalla memoria di relazioni passate. Tali stati mentali influenzano percezioni, convinzioni, emozioni, comportamenti e tendono a diventare dei modelli mentali rigidi poco modulabili e flessibili attraverso cui un individuo filtrerà le proprie relazioni interpersonali.

Quando i neuroscienziati hanno incominciato ad osservare in vivo la mente si sono resi conto che vi erano delle cospicue modificazioni neuronali dovute a queste condizioni sopra descritte ma non solo si sono resi anche conto che la maturazione delle strutture cerebrali nella fase evolutiva da bambino ad adolescente prosegue costantemente secondo delle sequenze identificabili e non si interrompe mai. Questo produce un doppio significato da un lato spaventoso dall’altro ricco di speranza. Che in parole non complesse può essere riassunto così: essere piccolo e soffrire molto è un grosso rischio per la vita ma d’altra parte il nostro cervello per tutto il tempo dell’adolescenza ha ampia possibilità di ricucire la trama della vita che per qualche motivo (talvolta un abuso dei  genitori) è stato interrotto.

Cosa ha a che fare questo lungo preambolo con il concetto dell’autonomia che consiste nel nostro tema?

L’autonomia si sviluppa di pari passo con gli schemi relazionali affettivi e cognitivi di sé e degli altri. Nell’adolescenza vi è la possibilità di dialogare con queste esperienze traumatiche della prima età che hanno costituito disturbi relazionali e  scompaginarle per dar luogo al fiorire di un soggetto rinnovato nel ricordo di ciò che è stato e nella possibilità di nuove esperienze non deformate dalla precedente sofferenza.