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Brains, Persons, and Society *** ABSTRACTS
Cervelli, Persone e Società ***ABSTRACTS |
Davide Rizza
Università di Sheffield
Come descrivere fatti usando numeri: il
nominalismo di Field e l'applicabilità della matematica
Nell’intervento che
intendo proporre discuto i risultati di Hartry Field relativi alla
riformulazione intrinseca della meccanica classica e presentati in Science
without Numbers. Mi soffermo su quattro questioni:
0)
Introduco il
concetto fondamentale di rappresentazione, utilizzato da Field nel suo
libro, e
osservo che la sua riformulazione della meccanica classica si
può leggere come
una forma di analisi logica del concetto di applicabilità degli
enti numerici.
1)
Osservo che
la sua strategia nominalistica
presuppone un ruolo più forte, che chiamo ‘schematico’,
della matematica
di quello richiesto dal suo atteggiamento strumentalista;
2)
Osservo che
la sua separazione tra enti fisici intrinseci ed enti numerici
estrinseci
oscura in parte il significato dell’applicazione degli enti numerici ad
enti
fisici e del concetto di rappresentazione;
3)
Osservo che
l’uso di una teoria al secondo ordine come quella adottata da Field
è
problematico poiché pone restrizioni ingiustificate sulla
struttura dello
spazio-tempo.
Concludo che i risultati
di Field forniscono un’analisi logica estremamente significativa del
concetto
di applicabilità degli enti matematici a modelli astratti di
fenomeni fisici ma
che tuttavia in questa prospettiva sembra ragionevole rifiutare lo
strumentalismo di Field. Inoltre la sua versione intrinseca della
meccanica
formalizzata nella logica del secondo ordine può essere
rimpiazzata da una più
conveniente al primo ordine.
In maggiore dettaglio:
0) Illustro l’idea di
rappresentazione usata da Field (riferendomi all’introduzione delle
coordinate
nel piano euclideo), per mostrare in che senso la usi per eliminare gli
enti
numerici dalla costruzione di una teoria fisica. Noto che l’interesse
di una
tale prospettiva non risiede soltanto nella possibilità, che
essa offre, di
evitare il ricorso ai numeri in un contesto empirico, ma anche nella
capacità
di mostrare come essi siano introdotti in una teoria
‘empirica’, cioé
che cosa voglia dire usare enti numerici per descrivere fatti empirici.
1) Per chiarire il ruolo
schematico giocato dagli enti matematici nella formulazione di una
teoria
scientifica, considero la ricostruzione intrinseca del concetto
analitico di
continuità di una funzione dato da Field. Mostro in che senso la
presentazione
intrinseca del concetto stesso sia ottenuta isolando le
proprietà formali
(topologiche) della nozione analitica e reinterpretandole
concretamente. Ne
deduco che Field può produrre concetti intrinseci perché
è in grado di darne
una presentazione matematica indipendente da quella numerica: qui le
strutture
matematiche astratte hanno un ruolo schematico (non strumentale)
importante,
nel senso che permettono di estrarre il contenuto ‘empirico’ di
un’asserzione
numerica.
2)
Successivamente noto
come Field presenti gli enti numerici che usa, vale a dire le
coordinate dei
punti nello spazio-tempo e le misure delle quantità fisiche
scalari, soltanto
come assegnazioni estrinseche adottate per riflettere fatti intrinseci
di cui
conservano la struttura. In questo senso gli enti numerici sono visti
come
oggetti puramente ideali, che non hanno alcun riferimento
nell’esperienza e che
vi sono collegati grazie ad una rappresentazione, cioè un modo
di risolvere
numericamente un sistema di assiomi intrinseci, come si possono
risolvere
numericamente equazioni simultanee in un certo numero finito di
incognite.
Critico questa prospettiva insistendo sulla sua inadeguatezza.
Rappresentare
vuol dire più che risolvere numericamente: per esempio nel caso
delle quantità
fisiche (come la densità o la temperatura, che Field introduce),
l’assegnazione
numerica di una misura emerge come idealizzazione di una procedura
concreta e
non come un’etichettatura relativamente arbitraria. Ciò
significa che, in tal
caso, le misure traducono simbolicamente l’applicazione di una
procedura ad un
dominio empirico in un sistema di indici che si possono imporre sul
dominio
stesso come una sorta di sistema di riferimento capace di fissare la
posizione
relativa di ciascun oggetto al suo interno rispetto a certe relazioni
empiriche.
3) Osservo che la
formulazione della meccanica proposta da Field, in una logica in cui
non
valgono né un teorema di completezza né un teorema di
compattezza è
problematica. Riferendomi ad un recente lavoro di Brent Mundy
(Mathematical
Physics and Elementary Logic. PSA:
Proceedings of the Biennial Meeting of the Philosophy of Science
Association.
Volume I: Contributed Papers,
pp.289-301, 1990) esamino brevemente la possibilità di
ricostruire la meccanica
usando la logica del primo ordine.